Ricevi Aleteia tutti i giorni
Comincia la tua giornata nel modo migliore: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!
Aleteia

Vorrei parlare ai Padri sinodali del 2015 del mio amico Pete

© Jill Fromer / ISTOCK
Condividi

Sua moglie ha divorziato contro la sua volontà. Cosa lo rende questa situazione?

di Padre Robert McTeigue, S.J.

Ora che il Sinodo straordinario sulla famiglia è terminato, non vi ritrovate a dire “Vorrei aver potuto dire questo ai Padri sinodali…”? E con il Sinodo ordinario sulla famiglia previsto per il prossimo anno, non vi ritrovate a dire “Spero di poter dire questo al prossimo Sinodo…”?

Ecco su cosa vorrei dire di riflettere ai Padri sinodali, quelli di quest’anno e quelli dell’anno prossimo. Mi piacerebbe parlare loro del mio amico Pete (ho il permesso di raccontare questa storia).

Pete è un vecchio amico, attivo nella sua parrocchia, un uomo generoso che tutti sperano di incontrare. Circa quattro anni fa, dopo 30 anni di matrimonio, la moglie lo ha lasciato. Era devastato. “Padre, non augurerei questo dolore al mio peggior nemico”, mi ha detto.

Dopo il divorzio civile, amici e parenti, molti dei quali si dicono cattolici, hanno detto a Pete di togliersi la fede e di “andare avanti”. I loro commenti, in varie forme, erano questi: “Non tornerà mai. Il tuo matrimonio è finito. Ci sono altri pesci nel mare. Dio vuole che tu sia felice. La tua sofferenza non è utile”.

Pete non li ha ascoltati. Ha indicato la sua fede e ha detto a tutti loro: “Sono un uomo sposato. Sapevamo cosa stavamo facendo il giorno del nostro matrimonio. Sapevamo cosa stavamo promettendo l’uno all’altro e a Dio; sapevamo cosa Dio ci aveva promesso”. Pete si è buttato nei sacramenti. Non può vivere senza adorazione eucaristica, rosario e divina misericordia. “Non smetterò di pregare per la ricostruzione della mia famiglia fino al giorno della mia morte”. Conoscendolo bene, ci credo.

Sono fiero di Pete per la sua prontezza a pagare il prezzo della sua fedeltà. Sono fiero di lui per l’eredità che sta forgiando per i suoi figli. Tra qualche anno, questi potranno dire ai propri figli: “Quando la vita ha colpito duramente il nonno, non ha rinunciato alla nonna e non ha rinunciato a Cristo. Ha preso la sua croce e ha seguito Cristo fino alla fine. Non puoi fingere di seguire Cristo in quel modo. Il nonno ha portato la sua croce ogni giorno”. Che grande eredità che lascerà ai figli e ai nipoti! Che dignità nella sua silenziosa sofferenza quotidiana! Quale generosità nella sua umile speranza di ogni giorno!

Mi chiedo cosa potrebbero dire a Pete le persone che hanno partecipato o hanno ruotato intorno al Sinodo. Qualcuno potrebbe dire: “Pete, non prendertela! Perché sei così serio? Dio non si aspetta questo da te! Dio non può essere abbastanza per il tuo cuore. Perché aspettarsi tanto dalla grazia divina? Non puoi vivere così fino alla tua morte! Perché non fai ciò che è necessario per essere felice? Perché non trai il meglio da una brutta situazione, come hanno fatto tanti altri?”

Sono sicuro che Pete risponderebbe: “Ma io so cosa abbiamo promesso e so cosa ha promesso Dio; Dio è fedele, e quindi io devo essere fedele. E Dio mi sta aiutando ad essere fedele!”

Avendo letto la tempesta di parole che ha circondato il Sinodo, non posso fare a meno di credere che almeno qualcuno penserebbe che Pete sia, se non un pazzo, quantomeno imbarazzante. Ricordo l’episodio a Betania in Marco 14:4 (“Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: ‘Perché tutto questo spreco…?’”). Direbbero a Pete che la sua fedeltà è una stravaganza superflua? Pete direbbe che ha fatto solo il suo dovere (Luca 17:10), e insisterebbe sul fatto che è un uomo migliore per questo. Sa che quando Dio rivela la sua volontà, fornisce la grazia perché questa volontà venga vissuta – a tutti coloro che chiedono una grazia simile. Pete sa che Dio ha rivelato che in quanto uomo sposato Pete deve rimanere fedele fino alla morte. Ha chiesto quella grazia e l’ha ricevuta.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni