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Il matrimonio tra grazia, pienezza e responsabilità

Poll shows rise in belief that marriage is a religious institution Courtney Walker – it

Courtney Walker

Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 23/10/14

Karol Wojtyła sul sacramento di “comunione amorosa delle persone”

Nell'articolo “Riflessioni sul matrimonio”, ora pubblicato nella raccolta “Educare ad amare. Scritti su matrimonio e famiglia” (Cantagalli), Karol Wojtyła, futuro papa Giovanni Paolo II, commentava che il matrimonio, “in quanto comunione feconda di persone, che dà la vita, e in quanto fondamento della famiglia, in un certo modo è sempre un sacramento, cioè una realtà che porta in sé il segno di Dio – Creatore e Datore della vita”.

Anche se un ateo “non potrà accettare pienamente questa verità”, visto che “non può non ritenere il matrimonio una comunione feconda di persone”, “già, in linea di massima, troviamo una base comune di pensiero e una ragione per trattare insieme le stesse questioni”.

Il matrimonio, spiegava il futuro papa, “è in primo luogo vicino a Dio in quanto comunione delle persone fondata sull’amore”, nella qual cosa si trova “una certa analogia con l’unione delle Persone nella Trinità”.

“In una caratteristica più alta, la coppia è vicina a Dio come la comunione amorosa delle persone, dell’uomo e della donna, fondata sul mistero dell’Incarnazione – il mistero della grazia che penetra e si effonde nella natura”.

Questo è proprio il sacramento cristiano del matrimonio, sottolineava Wojtyła, indicando che il sacramento, come segno efficace della grazia, “crea nella natura le forze soprannaturali che rendono possibile la pienezza di vita della persona umana”, dove il termine “pienezza” significa “la vita secondo i piani e secondo le intenzioni del Creatore nei confronti dell’umanità”.

Per quanto riguarda il sacramento del matrimonio, osservava, questo fatto possiede un significato particolare, perché sono due le persone che entrano contemporaneamente nell’orbita della grazia. “Anzi, l’uno deve vicendevolmente all’altro il proprio entrare in quest’orbita che crea il sacramento del matrimonio”.

Queste due persone, concludeva, “sono, l’uno per l’altro, gli strumenti diretti dell’agire di Dio e, in una certa maniera, anche conduttori della corrente di vita che e in Lui e della quale diventano partecipi mediante il sacramento”.

“Educare ad amare. Scritti su matrimonio e famiglia” raccoglie undici articoli scientifici e divulgativi scritti da Karol Wojtyła tra il 1952 e il 1962, un periodo di ricerca e insegnamento che ha contribuito in modo significativo alla maturazione del pensiero del futuro papa e alla preparazione delle sue opere più conosciute.

Colpisce soprattutto l’attenzione di Wojtyła a utilizzare un lessico che corrisponda realmente alla dignità, alla bellezza e alla verità dell’amore umano che è oggetto principale delle sue analisi. In un certo senso, il libro tenta di rispondere all’invito nascosto nella celebre affermazione di Giovanni Paolo II: “L’amore non e cosa che s’impara, e tuttavia non c’è cosa che sia così necessario imparare”.

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