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Il fallimento di Gesù

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padre Carlos Padilla - Aleteia - pubblicato il 23/10/14

Il Dio che può tutto non può forzare il cuore dell'uomo

Dicono che l’adulazione sia l’arma letale degli uomini deboli. Di quelli che non sono chiari e diretti. Di quelli che fanno giri di parole cercando di raggiungere il proprio obiettivo.

Riconoscono che mi piacciono le persone decise, quelle che ti dicono chiaramente ciò che pensano, quelle che oggi dicono una cosa e domani restano fedeli al loro atteggiamento, come una roccia. Quelle che ti dicono cosa vogliono, o cosa sperano, che non camuffano le loro intenzioni con adulazioni. Mi piace la gente franca, aperta, tutta d’un pezzo, senza doppiezza.

In generale, mi costa l’adulazione, sincera o falsa che sia. Mi costa che mi adulino per ottenere qualcosa. E spesso mi rendo conto dell’effetto che produce l’adulazione. Gli elogi ci rilassano, crediamo a colui che ci adula.

Possiamo cadere nella vanità, ci sentiamo migliori degli altri. Ci mettiamo su un piedistallo e da lì osserviamo la vita. Ci sentiamo sicuri, in possesso della verità. Forse si può smettere di ascoltare. Si parla più che ascoltare. Perché non serve.

È triste vedere come con l’adulazione si blandisca l’anima. Ci crediamo speciali, unici, scelti per una grande missione. E quando l’adulazione finisce possiamo pensare che la vita è ingiusta, che hanno dimenticato tutto ciò che valiamo, che hanno smesso di ammirare l’oro della nostra vita.

Gesù non si lascia adulare. Penso che a Gesù faccia male, come farebbe male a me, la mancanza di fiducia di coloro che cercavano di farlo cadere con trappole e strategie. Gesù a volte si intristisce. Non è riuscito ad arrivare a tutti. Che impotenza!

Il Dio che tutto può non può forzare il cuore dell’uomo. Ha potuto solo sperare e proporre. Così vicino e così lontano. Molti non lo hanno capito, lo hanno giudicato, non sono stati capaci di riconoscere Dio che camminava al loro fianco, che mangiava accanto a loro, amandoli, guarendo.

Hanno potuto vedere con i loro occhi e toccare con le proprie mani, sentire la sua voce forte e ricevere il suo abbraccio, ma non lo hanno visto. Non hanno saputo riconoscere l’acqua che rispondeva alla loro sete, la luce del loro cammino, la verità delle sue domande.

Non hanno saputo vedere Dio quando parlavano di Lui in tutti i momenti, che paradosso! Non si sono aperti all’unico capace di accogliere la loro ricerca, di pronunciare il loro nome e di sostenerli nel palmo della sua mano, di dare loro una casa. È stato il fallimento di Gesù. La sua delusione, la sua impotenza.

Gesù sa molto bene cosa provo quando vengo frainteso, quando mi giudicano senza conoscermi, quando mi rifiutano perché sono diverso e non mi inserisco nella “cornice”.

Si è sentito solo molte volte. A tutti noi costa non essere colti per come siamo, che si facciano congetture su di noi, che ci etichettino e non ci diano l’opportunità di mostrarci come siamo.

A Gesù faceva male non riuscire ad arrivare al cuore delle persone. A volte vincendo perdiamo, altre volte perdendo vinciamo. Non è vero che quando umiliamo un’altra persona ci sentiamo male e a volte cedendo e lasciando che l’altro prevalga ci sentiamo in pace e con gioia?

Gesù avrebbe preferito perdere di fronte ai farisei. Avrebbe voluto incontrare ciascuno e mostrare a tutti come li ama quel Dio di cui parlano ma che non conoscono.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
dio
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