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Thomas Merton, un monaco nel ventre di un paradosso

© Public Domain
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La prima biografia italiana del religioso che fu pioniere nell’ecumenismo e nel dialogo interreligioso

Monaco trappista, eremita e consigliere dei grandi papi del Novecento. Se qualcuno dovesse descrivere la vita di Thomas Merton dovrebbe disegnare una linea che segue percorsi sorprendenti. Egli stesso descrive la sua parabola esistenziale in questo modo: “Io sento che la mia vita è, in modo particolare, sigillata con il grande segno che il battesimo, la professione monastica e l’ordinazione sacerdotale hanno impresso a fuoco nelle radici del mio essere, poiché, come Giona anch’io mi trovo a viaggiare verso il mio destino nel ventre di un paradosso”.

Scrittore e poeta, egli fu soprattutto nemico della guerra, una posizione che lo portò a guardare con simpatia ed attenzione anche alle sensibilità e alle espressioni religiose dell’Asia, assai inclini al tema della pace. Ma restò profondamente monaco, pur cercando all’interno della regola gli spazi che potevano garantire alla sua espressione e al suo pensiero la libertà. Ed infatti, Thomas Merton. Il sapore della libertà (Paoline, 2014) si intitola questa biografia, ricca di molti testi di Merton e di un’attenta e ricca bibliografia del monaco, appena pubblicata e scritta da Antonio Montanari, Maurizio Renzini e don Mario Zaninelli. Aleteia ha intervistato don Zaninelli, che è tra i fondatori e attuale coordinatore scientifico dell’Associazione Thomas Merton Italia.

Come nasce questo lavoro?

Zaninelli: Noi abbiamo pensato di realizzare una biografia scritta da italiani. Fino ad adesso tutte le biografie erano tradotte dall’inglese, quindi abbiamo pensato di dare questo libro in mano al pubblico italiano pensando come italiani. Il suo vero pregio è quello di far parlare i testi di Merton, raccolti e selezionati dopo due anni di ricerche effettuate a livello mondiale. Vogliamo far conoscere questo monaco, scrittore e poeta al pubblico italiano. Per molti anni i suoi libri sono stati presenti anche in Italia, poi è sparito dalla scena, e poiché nel 2015 cade l’anniversario della sua nascita ci siamo permessi di proporre questo libro alle Paoline. Fortunatamente hanno accettato l’idea.

Qual è l’aspetto che più colpisce del personaggio Merton?

Zaninelli: Merton ha una nascita europea: nasce in Francia da genitori di lingua inglese, americani e neozelandesi. Il suo è un percorso di continua ricerca, che tende alla libertà e alla spiritualità. Non nasce cristiano, si converte conoscendo in Italia i mosaici che troviamo in varie basiliche, a Roma soprattutto dove lui ha soggiornato, ed è così che comincia una suo cammino di ricerca. La sua conversione nasce dallo studio della letteratura e dal rientrare in se stesso, dalle domande sul senso della vita. Da lì entra in monastero, dove si accorge che la realtà principale è quella del dialogo, dell’ascolto, dell’accoglienza, dell’entrare nel profondo della spiritualità e nella quesitone su ciò che Dio vuole veramente da ognuno di noi. È Dio che ti porta su questi pensieri e su questa strada: se tu la vuoi ripercorrere con Lui al tuo fianco allora veramente riscopri chi sei e quale sia il tuo significato all’interno di questo puzzle del “mondo”. Merton viene fuori come una persona capace di far capire che la preghiera e la spiritualità sono per tutti, e possono aiutare a sviluppare il percorso umano, attraverso la crisi di ogni uomo.

Si parla anche di una delusione che gli deriva dall’esperienza monastica, vero?

Zaninelli: C’è da fare una premessa: Merton entra in una situazione di conversione grazie all’incontro con alcuni professori; quindi, si innamora di questa esperienza monastica. I suoi diari – ed io spero di trovare una casa editrice che abbia voglia di tradurli per intero – ci parlano di un’esperienza monastica tipica, per molti anni. Poi, di fronte ad una sua richiesta di diventare monaco anche per l’esterno, viene messo un po’ a tacere. Gli viene detto: “tu non puoi scrivere sulla guerra”. Quelli erano gli anni della Guerra fredda, del Vietnam, e lui prende una posizione dura, difficile per un monaco da sostenere. Qui subentra un po’ la delusione: ma come, si chiede, questo mondo monastico che m’ha sempre aiutato nella ricerca ora mi zittisce? Ma è una delusione che dura poco. Andrà a Bankok, dove poi purtroppo morirà, e lì recupererà il desiderio di restare nel monachesimo, dicendosi: questo è il mio ruolo, il Signore mi ha chiamato ad essere monaco e sono io che devo capire come rapportarmi col mio monastero. Sceglierà poi di essere eremita, nel monastero dei Getsemani – che io ho visitato per parlare con i monaci che l’hanno conosciuto – e così tornerà sempre più alla preghiera e al raccoglimento. Ma non rinuncerà a dire quello che pensa, sempre nella maniera più opportuna.

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