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Anche un laico può distribuire l’Eucaristia?

Jeffrey Bruno

Toscana Oggi - pubblicato il 22/10/14

Che senso hanno i ministri straordinari?

Domenica, al momento della distibuzione dell’ Eucarestia ai fedeli ( un gruppo discreto come numero, ma non una folla), il celebrante: «Se c’è un ministro per l’Eucarestia si faccia avanti altrimenti venga pure un laico se se la sente». Ed il laico si è fatto avanti: un signore anziano, vestito dignitosamente (niente ciabatte e calzoncini corti o bermuda come alcuni uomini presenti, anche ben adulti) che, prendendo l’ostia con una delicatezza ed un rispetto incredibili, ha distribuito l’Eucarestia ai fedeli che si sono accostati a lui. La domanda è: ma va bene così? Ma allora che senso hanno i ministri straordinari?
Lettera firmata

Risponde don Gilberto Aranci, docente di Teologia pastorale

La domanda si riferisce ad una scelta di un celebrante sulla quale il fedele che scrive mostra evidentemente qualche dubbio di legittimità. Credo opportuno dare due risposte, una sul fatto ed una sull’aspetto più generale circa «i ministri straordinari dell’Eucaristia».

In primo luogo penso che avrebbe potuto domandare a quel celebrante per quali motivazioni aveva chiesto l’aiuto ad un fedele per distribuire la comunione. Infatti per dare una valutazione il più possibile esauriente sopra questo caso occorrerebbe conoscere tutti i dati circostanziali oltre all’intenzione e alla motivazione del celebrante, che non sappiamo. Penso che si possa presumere che quel celebrante sapesse bene cosa volesse fare. Bisogna ricordare infatti che il celebrante, quale presidente dell’assemblea liturgica, ha la prerogativa di compiere tutte quelle scelte celebrative che, nel rispetto delle norme rituali, egli ritiene necessarie per il bene dell’assemblea o, come si può anche dire, per una attiva e fruttuosa partecipazione alla celebrazione eucaristica (salus animarum suprema lex). Peraltro dalle parole che accompagnano la domanda e che descrivono il servizio compiuto da quel fedele «signore anziano, vestito dignitosamente» –sembra che il celebrante si sia attenuto, considerando di trovarsi in caso di necessità, in modo rispettoso alle norme previste per la distribuzione della Comunione da parte di fedeli, scelti ad hoc. Proprio questo caso è previsto nell’Istruzione della Congregazione per la disciplina dei sacramenti del 1973 (Immensae caritatis, 1.II) sulla Comunione sacramentale: il celebrante, per qualche particolare difficoltà o necessità, può, col permesso del vescovo, «deputare una persona idonea che nei casi di vera necessità e, solo in quella circostanza, distribuisca la comunione». A questo riguardo nel nostro caso non conosciamo se quel prete avesse ricevuto dal proprio vescovo, o personalmente o per regola diocesana, tale permesso.

La seconda risposta vuole precisare e chiarire chi è il ministro straordinario dell’Eucaristia, che lo stesso documento chiama con più accortezza «ministro straordinario della S. Comunione». La stessa istruzione – cui è seguita nel 1989 un’Istruzione sulla Comunione eucaristica della Conferenza Episcopale Italiana – afferma che è un fedele laico incaricato della distribuzione del pane eucaristico, sia durante che fuori dalla celebrazione della Messa; dovrà essere debitamente preparato e dovrà distinguersi per la vita cristiana, la fede e la condotta morale, coltivare la pietà verso la santissima Eucaristia ed essere testimone di Cristo per gli altri fedeli.

Prima di passare in rassegna le facoltà concesse al ministro, è bene ricordare che la dizione «ministro straordinario della Eucaristia» potrebbe trarre in inganno, il punto essenziale di questo ministero è infatti la distribuzione dell’Eucaristia e non già la consacrazione che rimane compito esclusivo del presbitero. Una definizione più chiara in questo senso, potrebbe essere quella di «ministro straordinario della distribuzione della Comunione», descrivendo così più chiaramente i contorni dell’incarico attribuito.

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Tags:
eucarestialiturgia
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