Ricevi Aleteia tutti i giorni
Solo le storie che vale la pena leggere: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Secondo il Diritto Canonico, una persona sposata solo civilmente può fare la Comunione?

© DR
Condividi

Senza il matrimonio canonico, i rapporti intimi nella coppia impediscono l'accesso ai sacramenti

Una coppia è sposata civilmente perché lui non vuole sposarsi in chiesa, ma lei è credente. La donna non può fare la Comunione? (Domanda da Facebook)

Il matrimonio civile non è riconosciuto da Dio né dalla Chiesa, quindi canonicamente non ha alcun valore, è come inesistente.

La Chiesa non riconosce validità canonica al matrimonio civile. Per lei il matrimonio civile tra due cattolici non ha lo status di matrimonio, è un matrimonio praticamente nullo. E anche se i contraenti hanno espresso una vera volontà di contrarre matrimonio, per la Chiesa continuano ad essere single.

Attenzione, però: la Chiesa non nega l’effetto giuridico desiderato che la dichiarazione civile in sé è capace di produrre, anche se si fa di fronte a un’autorità diversa da quella ecclesiale. Ciò vuol dire che coloro che ricorrono al giudice o all’autorità civile per contrarre matrimonio possono esprimere un vero e autentico consenso matrimoniale.

Molti di coloro che vanno dal giudice desiderano contrarre matrimonio: vogliono davvero sposarsi. Nei canoni 1059 e 1117 non si nega questa realtà: non c’è motivo di dubitare della volontà realmente matrimoniale di quanti ricorrono al giudice.

Ciò che fa il Codice di Diritto Canonico è privare dell’efficacia sacramentale l’espressione del consenso civile, se non si fa nella forma dovuta.

Perché la Chiesa vuole che i cattolici si sposino per la Chiesa? O, detto in altro modo, perché il Diritto Canonico vuole che i matrimoni vengano contratti in forma canonica? Per una ragione di attribuzione di competenze.

È ragionevole che la Chiesa regoli le relazioni giuridiche dei suoi membri, e i battezzati lo sono. E se bisogna regolare queste relazioni – tra le quali rientra evidentemente il matrimonio –, è normale che si includa la regolazione degli elementi richiesti per dotare di efficacia giuridica gli atti delle parti.

Detto in altre parole, la Chiesa può – e deve – regolamentare il modo di realizzare atti giuridici sacramentali da parte dei cattolici.

La Chiesa riprova il matrimonio civile dei battezzati, “pertanto tra i battezzati non può sussistere un valido contratto matrimoniale, che non sia per ciò stesso sacramento” (can. 1055, § 2).

Il libro della Genesi ci insegna che il matrimonio è voluto da Dio e Gesù lo eleva al livello di sacramento; i suoi discepoli, all’interno della Chiesa, devono quindi considerare, rispettare e valorizzare la dignità e sacramentalità che Gesù ha conferito al matrimonio.

Il matrimonio di un cattolico contratto fuori dal sacramento è invalido secondo la legge della Chiesa visto che non soddisfa pienamente ciò che la nostra fede insegna sul matrimonio.

La validità del sacramento non è arbitraria, ma dipende dall’esistenza di certe condizioni e di certi impegni propri della natura del matrimonio; questa è pura dottrina della Chiesa basata sul Vangelo e sulla tradizione apostolica.

Indipendentemente dalla “fede” di uno dei coniugi o di entrambi, indipendentemente dal fatto che uno dei due coniugi o entrambi “avrebbe” voluto sposarsi per la Chiesa, se si esclude la forma canonica il mero vincolo civile non smette di essere una relazione di concubinato, e quindi di fornicazione; realtà, queste, che impediscono l’accesso ai sacramenti finché sussiste il peccato.

Il matrimonio non è una licenza per fare sesso. L’intimità sessuale è un dono di Dio per il matrimonio. Quando non è un atto matrimoniale secondo l’impegno di amore fedele, con apertura alla fecondità, allora è peccato perché manca il vero amore.

Il matrimonio è un’alleanza permanente d’amore secondo i precetti della legge naturale e divina. All’interno di questa alleanza esclusiva, l’unione dell’uomo e della donna trova il suo vero significato come atto d’amore.

Per questo i conviventi e coloro che sono uniti solo nel matrimonio civile sono in permanente stato di peccato e non possono ricevere i sacramenti. La buona intenzione di sposarsi per la Chiesa non è sufficiente per comunicarsi.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.