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Scalfarotto finto tonto: ma ha letto la sua legge?

© Public Domain

Massimo Introvigne - La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 21/10/14

Esiste il concreto rischio che molti gruppi per la famiglia rischino il carcere se la legge passasse

Circola ampiamente su internet un’intervista all’onorevole Ivan Scalfarotto a Italia Post sul tema delle Sentinelle in piedi (clicca qui). Il sottosegretario e renziano di ferro da cui prende il nome il disegno di legge sull’omofobia consiglia alle Sentinelle, se proprio vogliono leggere qualcosa in piazza, di prendere in mano la sua legge, perché secondo lui non l’hanno letta.

Alla giornalista, che si dichiara contraria alle adozioni omosessuali e gli chiede se, esprimendo questa sua opinione, una volta approvata la legge Scalfarotto andrà in galera, il sottosegretario risponde:«Ci si accusa di voler far passare una norma liberticida, ma secondo me le Sentinelle non hanno letto la legge.  A prescindere dal fatto che nemmeno volendo si potrebbe impedire alle persone che, come te, desiderano esprimere un parere contrario, di farlo perché c’è la Costituzione che tutela il diritto di espressione di ognuno di noi, ma poi la legge non dice nulla di tutto questo. E ti dirò di più, alla Camera sono state appositamente inserite due norme che sottolineano l’esatto contrario a tutela della libera manifestazione del pensiero di ognuno e la ferma volontà di non discriminare le organizzazioni di tendenza (es. politiche o religiose)». Quindi, incalza la giornalista, «posso continuare a dire che sono contraria?». «Ma certo! », risponde Scalfarotto. «A parte il fatto che l’articolo 21 della Costituzione protegge la libera espressione del pensiero, nessuno ha la minima intenzione di impedirti di esprimere il tuo dissenso».

L’intervista è davvero stupefacente. Si ha l’impressione che sia proprio Scalfarotto a non avere mai letto il testo della sua legge. Capita – le leggi le scrivono gli esperti – e non sarebbe la prima volta, ma considerando l’investimento anche emotivo del sottosegretario nella legge che porta il suo nome – Scalfarotto è da una vita un attivista gay, e certamente non fa mistero del suo orientamento omosessuale – il caso è particolarmente sorprendente. Scalfarotto dice, in sostanza, tre cose. Primo, che la Costituzione protegge in ogni caso la libera manifestazione del pensiero e la Costituzione in Italia prevale su tutte le leggi, compresa la sua. Giusto. Ma i cittadini che violano leggi che prevedono una pena detentiva in Italia, come ovunque, vanno in prigione. Se poi pensano che quella legge sia incostituzionale possono provare a rivolgersi alla Corte Costituzionale, se hanno buoni avvocati e i soldi per pagarli. Dopo qualche anno la Corte Costituzionale, le cui sentenze com’è noto sono più imprevedibili di quelle della Sibilla Cumana, dirà la sua. Si comprende come il normale cittadino pensi sia più prudente rispettare la legge, anche se a prima vista gli sembra contraria alla Costituzione. La Costituzione lo protegge? In teoria sì, certo, ma in pratica le cose sono un po’ più complicate. 

Secondo, dice Scalfarotto che la sua legge non manda nessuno in prigione per avere manifestato la sua opinione, ma solo per casi di violenza contro gli omosessuali. Fosse così, Scalfarotto dovrebbe essere licenziato da Renzi non per le sue opinioni, ma perché impiega male il suo tempo. La violenza contro gli omosessuali è già pacificamente punita dalle leggi in vigore, con tanto di aggravante dei motivi abietti se la persona omosessuale è aggredita in quanto omosessuale. Purtroppo per chi ha a cuore la libertà di espressione, Scalfarotto non spreca il suo tempo e la sua legge punisce effettivamente le opinioni. Basta leggerla, non importa se in piedi o seduti. L’articolo 3.1 punisce con la reclusione fino a un anno e sei mesi chi «istiga a commettere atti di discriminazione fondati sull’omofobia o sulla transfobia». L’articolo 3.3 mette fuori legge qualunque «organizzazione, movimento o gruppo» che «inciti alla discriminazione per motivi fondati sull’omofobia o sulla transfobia». «Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni».”Istigare” o “incitare” è qualcosa che si fa con la parola o con lo scritto. Picchiare qualcuno non rientra nei significati di “incitare”. È dunque evidente che qui la legge punisce chi si esprime parlando in pubblico o scrivendo. Lo punisce se afferma o scrive che cosa? Lo manda in prigione se le sue affermazioni orali o scritte incitano alla «discriminazione fondata sull’omofobia o sulla transfobia». 

So qualche cosa su come le leggi e i tribunali, di diversi Paesi, interpretano la parola “discriminazione”, se non altro perché sono stato per un anno, nel 2011, Rappresentante dell’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Co-operazione in Europa) per la lotta alla discriminazione non solo religiosa ma anche razzista e xenofoba. Letteralmente “discriminare” vuol dire trattare una categoria in modo diverso dalle altre, cioè negarle dei diritti che altre categorie hanno. Tra questi rientrano certamente il diritto a contrarre matrimonio e ad adottare figli. Se incito a non lasciare che gli omosessuali si sposino tra loro o adottino figli, tecnicamente incito a “discriminarli”, cioè a trattarli diversamente da coloro che non sono omosessuali. Ci fossero dubbi, nei Paesi che hanno leggi simili alla Scalfarotto le norme sono interpretate precisamente in questo senso. In Francia è stata considerata discriminazione persino portare in pubblico una maglietta che esprimeva contrarietà al “matrimonio” omosessuale. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, sono stati puniti pasticceri che si rifiutavano di preparare torte per “matrimoni” omosessuali. Se è punita la “discriminazione”, questi casi certamente lo sono secondo il significato più letterale e consueto del termine. Onorevole Scalfarotto, si rilegga la sua legge, magari con l’aiuto di qualche giurista.

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ddl scalfarottoeducazione
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