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Neuroscienze: come usare impropriamente una disciplina

© KPG Idream/SHUTTERSTOCK

Osservatorio Cardinale Van Thuân - pubblicato il 21/10/14

John R. Searle, Professore all’università di Berkeley, ha esaminato il fenomeno del bere per dimostrare che il comportamento umano non è differente da quello animale, ma esclude a priori gli aspetti tipicamente umani del bere: «Abbiamo riportato il problema su un piano concreto, riformulandolo nei termini di come sia possibile, per esempio, che un animale avverta sete, fame o paura»[3]. Searle riconosce pure che:«Volendo cambiare leggermente l’esempio, di modo che non si tratti di sete in generale, ma di sete di un bicchiere di birra scura irlandese, o di Chateau Lafitte del 1953, la storia diventerà molto complicata»[4]. Si tratta di un esempio tipico di riduzionismo: studiando un fenomeno si escludono a priori tutti gli elementi tipicamente umani per arrivare alla conclusione che quanto rimane non ha più niente di umano ed è simile al comportamento animale! Lo stesso Searle si serve per le sue dimostrazioni di false ipotesi:  «[…] immaginiamo che tutte le mie capacità mentali siano ugualmente realizzate in ogni emisfero del mio cervello. Immaginiamo ora un caso di bisezione del cervello per cui i miei due emisferi vengono trapiantati in due corpi diversi. […] Quale dei due personaggi risultanti, se così posso esprimermi, sono io? »[5]. Le funzioni psichiche non sono localizzate simmetricamente nel cervello, per questo è assurdo partire da ipotesi false. Searle ritiene anche che «è facile immaginare mondi fantascientifici » [6] in cui persone incontrandosi per strade si fondono in una sola, o che una persona può essere divisa in differenti individui simili. Queste ipotesi fantascientifiche, come pure le elucubrazioni su marziani e zombie, vengono utilizzate per mettere in dubbio la concezione, fondamentale per il Cristianesimo, dell’uomo come persona.

Purtroppo media e divulgazione scientifica presentano le teorie riguardo all’uomo elaborate da questi autori come certezze scientifiche avvalorate dai loro titoli accademici, ma non riportano gli argomenti che dovrebbero fondarle, e possono mettere in crisi i fedeli. Nell’omelia citata Papa Benedetto si chiedeva: “Noi crediamo in Dio. Questa è la nostra decisione di fondo. Ma ora di nuovo la domanda: questo è possibile ancora oggi? È una cosa ragionevole?”. È necessario quindi distinguere conoscenze veramente scientifiche da ipotesi fantasiose e riconoscere che la scienza non è in grado di dare risposte alle domande fondamentali dell’esistenza, e che la dimensione più profonda della realtà, l’ordine delle cose, sfugge all’esame della ragione che, umilmente, deve riconoscere i propri limiti e accettare il contributo della fede.

Nell’Enciclica Lumen fidei papa Francesco  afferma “D’altra parte, la luce della fede, in quanto unita alla verità dell’amore, non è aliena al mondo materiale, perché l’amore si vive sempre in corpo e anima; la luce della fede è luce incarnata, che procede dalla vita luminosa di Gesù. Essa illumina anche la materia, confida nel suo ordine, conosce che in essa si apre un cammino di armonia e di comprensione sempre più ampio. Lo sguardo della scienza riceve così un beneficio dalla fede: questa invita lo scienziato a rimanere aperto alla realtà, in tutta la sua ricchezza inesauribile. La fede risveglia il senso critico, in quanto impedisce alla ricerca di essere soddisfatta nelle sue formule e la aiuta a capire che la natura è sempre più grande. Invitando alla meraviglia davanti al mistero del creato, la fede allarga gli orizzonti della ragione per illuminare meglio il mondo che si schiude agli studi della scienza” (N.34).

Dr. Ermanno Pavesi
Segretario generale della FIAMC
Federazione Internazionale Associazioni Mediche Cattoliche

[1] Daniel C. Dennett, Sweet Dreams. Illusioni filosofiche sulla coscienza, trad. it., Cortina, Milano 2006, p. 27.
[2] Ibid., p. 85.
[3] John R. Searle, La mente, trad. it, Raffaello Cortina, Milano 2005, p. 171.
[4] Ibid., p. 170.
[5] Ibid., p. 251.
[6] Ibid., pp. 251-252.

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Tags:
neuroscienze
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