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C’è ancora chi cerca di confutare la sindrome da trauma post-aborto

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Aleteia - pubblicato il 21/10/14

I ricercatori dello studio Turnaway hanno riferito che due anni dopo le donne nei gruppi sia di coloro che avevano abortito che di quelle che avevano partorito avevano la stessa probabilità di stare ancora con lo stesso partner, il che vuol dire che l’aborto non introduce problemi nelle relazioni. Questo risultato non è coerente con la quantità di risultati pubblicati che indicano il contrario. Problemi di comunicazione con il partner e maggior rischio di separazione o divorzio a seguito di un aborto sono stati riferiti da vari studi. In uno studio di Lauzon e colleghi (2000), il 12% delle donne e il 18% degli uomini indicava che un aborto effettuato fino a 3 settimane prima aveva avuto un impatto negativo sul rapporto. Rue e colleghi hanno riferito che il 6.8% delle donne russe e il 26.7% delle donne americane indicava problemi di relazione provocati da un’esperienza di aborto, mentre il beneficio per la relazione era riferito da ben poche donne russe (2.2%) e americane (0.9%).

Gli autori dello studio Turnaway hanno infine riferito che le donne che vivono relazioni di abuso sperimentano una diminuzione della violenza a seguito di un aborto, mentre è probabile che riferiscano un aumento della violenza in corrispondenza al parto. Basandosi sui punti deboli metodologici esposti, questi risultati sono sospetti e rappresentano un’ipersemplificazione di fenomeni complessi.

Sappiamo che le donne in relazioni basate sull’abuso avranno più probabilità di essere abusate quando sono incinta. C’è una serie di articoli che documenta infatti l’assassinio di donne in stato di gravidanza da parte del partner, soprattutto all’inizio di una gravidanza, come causa principale di morte tra le donne incinta. Molte delle donne uccise probabilmente hanno rifiutato un aborto richiesto dal partner violento. Numerosi casi di omicidio negli ultimi decenni sono stati fatti risalire al rifiuto delle donne di sottoporsi a un aborto.

Uno studio di Pallitto e colleghi (2013) è stato pubblicato di recente sull’International Journal of Gynecology and Obstetrics basandosi su risultati del WHO Multi-Country Study, che esaminava la violenza nel rapporto, l’aborto e la gravidanza inaspettata. I risultati indicavano che il 30% degli aborti è dovuto alla violenza del partner. Gli autori concludevano il loro rapporto affermando:

È giunto il momento di riconoscere maggiormente il fatto che sotto i lividi fisici visibili della violenza ci sono conseguenze meno visibili ma potenzialmente più dannose per le donne che vivono in un ambiente in cui la salute fisica, emotiva e riproduttiva è a rischio a breve e a lungo termine.

Sapendo questo, tutte le donne che si presentano nelle cliniche abortiste non dovrebbero essere esaminate attentamente per vedere se hanno subito violenza con un protocollo per aiutarle ad essere sicure anziché essere sottoposte rapidamente alla procedura e rispedite nelle mani di un abusatore?

Il lettore interessato è incoraggiato a consultare le informazioni basate su dati scientifici inserite nel sito del World Expert Consortium for Abortion Research and Education (WECARE; www.wecareexperts.org), un gruppo di 10 scienziati senza un’agenda politica che lavorano per fornire informazioni accurate a un pubblico che sull’aborto ha disperatamente bisogno di fatti basati su prove.

Priscilla K. Coleman, PhDè docente di Sviluppo Umano e Studi Familiari presso la Bowling Green State University dell’Ohio (Stati Uniti). Ha pubblicato la sua ricerca su quasi 50 riviste specializzate e fa parte dei comitati editoriali di cinque riviste mediche e psicologiche internzionali. Negli ultimi anni ha presentato la sua ricerca in occasione di conferenze in Australia, Cile, Stati Uniti e in tre Nazioni europee. Ha fondato WECARE, il Consorzio di Esperti Mondiali per la Ricerca sull’Aborto e l’Educazione.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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trauma post aborto
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