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Sinodo: un bilancio

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Città Nuova - pubblicato il 20/10/14

«Un'esperienza di "sinodo", un percorso solidale, un “cammino insieme"» ha commentato papa Francesco

Al Sinodo si è fatto «un cammino». Con «momenti di corsa veloce, quasi a voler… raggiungere al più presto la mèta»; altri «di affaticamento, quasi a voler dire basta»; entusiasmo, ardore, grazia. Sono affermazioni di papa Francesco a conclusione del Sinodo straordinario, che ha avuto momenti «di profonda consolazione» e altri «di desolazione», «di tentazioni».

Di queste papa Bergoglio ha elencato cinque:«irrigidimento ostile» sulla “lettera”, senza voler «lasciarsi sorprendere da Dio», dallo “spirito”; «buonismo distruttivo» che «a nome di una misericordia ingannatrice fascia le ferite senza prima curarle e medicarle»; «trasformare la pietra in pane» perché non si sopporta un digiuno pesante e doloroso e anche «trasformare il pane in pietra» scagliandola contro i peccatori e i deboli.

«Scendere dalla croce» per accontentare la gente, e piegarsi allo spirito mondano «invece di purificarlo e piegarlo allo Spirito di Dio». «Trascurare il "depositum fidei"»,considerandosene proprietari e padroni, oppure «trascurare la realtà»fermandosi alla minuzia della parola: «dire tante cose e non dire niente! ».

Tentazioni però che «non ci devono né spaventare né sconcertare e nemmeno scoraggiare». Papa Francesco ha precisato che si sarebbe «molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state queste tentazioni e queste animate discussioni; questo movimento degli spiriti, come lo chiamava Sant’Ignazio, se tutti fossero stati d’accordo o taciturni in una falsa e quietista pace». E parla di gioia e riconoscenza per aver ascoltato «interventi pieni di fede, di zelo pastorale e dottrinale, di saggezza, di franchezza, di coraggio e di parresia».  «Tanti commentatori – ha aggiunto Papa Francesco – hanno immaginato di vedere una Chiesa in litigio». «Il Sinodo» – ha detto con forza «mai ha messo in discussione le verità fondamentali del Sacramento del Matrimonio: l’indissolubilità, l’unità, la fedeltà e la procreatività, ossia l’apertura alla vita».

«Questa è la Chiesa», ha affermato Francesco, «che non guarda l’umanità da un castello di vetro per giudicare o classificare le persone». La Chiesa «composta da peccatori, bisognosi della Sua misericordia», che «cerca di essere fedele al suo Sposo e alla sua dottrina», «che non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani». Una Chiesa con «le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti e non solo i giusti» o coloro che si credono tali.
«Questa è la Chiesa, la nostra madre! E quando la Chiesa, nella varietà dei suoi carismi, si esprime in comunione, non può sbagliare», affinché insieme «possiamo tutti entrare nel cuore del Vangelo» e «imparare a seguire Gesù». Papa Francesco ha rassicurato: era necessario «vivere tutto questo con tranquillità, con pace interiore» perché «la presenza del Papa è garanzia per tutti».

E, sulla figura del papa in rapporto con i vescovi, ha usato parole chiare e forti, il cui compito è «garantire l’unità della Chiesa», «ricordare ai pastori che il loro primo dovere è nutrire il gregge», che le pecorelle smarrite bisogna «andare a trovarle», «che l’autorità nella Chiesa è servizio» e che il papa è «ilsupremo servitore», ma anche «pastore e dottore supremo di tutti i fedeli»,garante che la Chiesa ubbidisce e si conforma «alla volontà di Dio, al vangelo di Cristo e alla Tradizione della Chiesa».

Riferendosi infine alla relazione finale del Sinodo, papa Francesco ha concluso: «Abbiamo ancora un anno per maturare, con vero discernimento spirituale, le idee proposte e trovare soluzioni concrete a tante difficoltà e innumerevoli sfide che le famiglie devono affrontare», dare risposte «ai tanti scoraggiamenti che circondano e soffocano le famiglie».

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papa francescosinodo famiglia
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