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Papa Francesco è “pronto” ad andare in Iraq

Patriarch of the Chaldean Church, Louis Raphael Sako – it

Fatih Erel - Anadolu Agency

GENEVA, SWITZERLAND - SEPTEMBER 16: Patriarch of the Chaldean Church, Louis Raphael Sako speaks during the press conference about the rights of Christians living in Middle East at UN Geneva Office in Geneva, Switzerland, on September 16, 2014. (Fatih Erel - Anadolu Agency)

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 20/10/14

Lo dice il patriarca dei caldei Sako che aggiunge: "I sacerdoti che non rientreranno saranno sospesi"

In occasione del Concistoro che Papa Francesco ha voluto dedicare soprattutto alla drammatica situazione del Medio Oriente, con particolare attenzione alla Siria e all’Iraq, Aleteia ha intervistato il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Raphael I Sako, che ha partecipato all’incontro insieme ad altri 86 cardinali e patriarchi delle chiese cattoliche orientali.

Durante il Concistoro quali richieste ha fatto per il sostegno della sua comunità?

Sako: Per prima cosa mi sono rivolto a Papa Francesco: lui è il papa di tutti i cristiani. Coloro che hanno più bisogno di lui sono il “piccolo gregge” in Iraq, in Siria. La nostra gente ha bisogno della sua parola di consolazione e di incoraggiamento. Gli ho chiesto di scrivere un messaggio personale, una piccola lettera pastorale, come faceva l’apostolo Paolo per le prime comunità cristiane per esortare i cristiani a perseverare.

E non gli ha chiesto di venire di persona?

Sako: Certo. Anche solo per un giorno. Una breve visita. La sua presenza ci darà un sostegno davanti al governo, davanti alle autorità musulmane. Anche la gente dirà: “voilà, i cristiani non sono dimenticati o isolati”.

Cosa ha risposto il Papa?

Sako: “Io sono pronto”. In ogni caso in questi giorni scriverà una lettera.

Come ha descritto al Concistoro la situazione dei cristiani in Iraq e Medio Oriente?

Sako: La presenza cristiana è minacciata: rischiamo di scomparire. Siamo oppressi e costretti all’esodo. Questa forma di terrorismo dell’Isis cancella tutti, specialmente i cristiani. Si tratta di una ideologia chiusa, che si afferma con la violenza. La gente vive nel panico, perciò la Chiesa ma anche la comunità internazionale – ho chiesto alle conferenze episcopali di tutto il mondo di intervenire presso i propri governi in tal senso – deve proteggere le minoranze e una presenza cristiana storica, che ha un ruolo di dialogo e mediazione tra le diverse comunità.

Nell’incontro di oggi si è parlato della difficoltà dei vescovi, di fronte a una situazione così difficile che mette a rischio la vita,  di consigliare ai cristiani se emigrare o restare: lei cosa dice?

Sako: Noi siamo lì da duemila anni: abbiamo una missione e un ruolo e se c’è un futuro per la Chiesa chiamata Chiesa caldea non è nella diaspora, ma in Iraq. Se tutte le famiglie vanno via e anche i preti, tutta la storia e il patrimonio cristiano caldeo verrà cancellato. Si verificherà una rottura con duemila anni di storia. C’è un futuro, c’è un avvenire per i cristiani se resteranno uniti. Occorre che abbiano il coraggio di dire le cose con chiarezza e rivendicare i loro diritti. Non tutti i musulmani sono Isis! Incontro continuamente i responsabili religiosi e civili e loro vogliono aiutarci. E’ una situazione molto brutta, ma non durerà. Bisogna avere pazienza e perseverare. Cosa vuol dire speranza cristiana se nel concreto non la vediamo? Bisogna aiutare i cristiani a rimanere. Questa “Passione” passerà.

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concistoromedio orientepapa francesco
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