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L’inutile strage: la profezia sull’Europa di Benedetto XV

HarryKidd

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 20/10/14

Il papato che “sfidò” la guerra al centro delle riflessioni a Roma di storici di varie nazioni

La Nota ai Capi dei popoli belligeranti del 1917 inviata il 1° agosto 1917 usava parole nette. L’invito alle nazioni era quello di porre termine all’“inutile strage”, un’espressione quella utilizzata dal papa che non solo recava in sé il giudizio di un leader religioso che tra l’altro, non dimentichiamolo, in quegli anni era ancora “senza terra” (i Patti Lateranensi del 1929 erano ancora di là da venire), ma rivelava anche una straordinaria capacità di leggere gli eventi del proprio tempo. Il desiderio di Benedetto XV era quello che si ponesse fine al massacro in atto, ma anche quello di porre un freno al declino d’Europa che solo a lui, allora, appariva inevitabile. E gli uomini, i milioni di uomini ammassati per mesi e mesi nelle trincee, solo al pontefice potevano provare ad appellarsi. "Vi prego, come padre di tutti noi, di rivolgere un appello a tutti i governanti degli Stati in guerra perché concludano presto la pace, perché noi prigionieri siamo tutti stufi di stare lontani dalle nostre famiglie e dalla nostra bella patria”: queste sono righe di una delle tante lettere inviategli, in questo caso da un prigioniero di guerra italiano in Austria, ma che mai gli arrivarono a causa della censura. Proprio a questi temi è stato dedicato il Colloquio internazionale "Inutile strage". I cattolici e la Santa Sede nella Prima Guerra Mondiale, promosso e organizzato dal Pontificio Comitato di Scienze storiche, in collaborazione con l’Accademia di Ungheria in Roma e la Commission Internationale d’Histoire et d’Étude du Christianisme che si è svolto dal 15 al 17 ottobre in Vaticano. Noi di Aleteia abbiamo intervistato il professor Roberto Morozzo Della Rocca, storico docente presso l’Università degli Studi Roma Tre, che ha preso parte al convegno.

Quell’espressione di Benedetto XV rivela una grande capacità di lettura storica, non è vero?

Morozzo Della Rocca: Sì, è così. Lui era un uomo di religione e di fede, ma aveva anche una percezione molto razionale e lucida della propria età. Ragionava in termini quasi “professionali” dal punto di vista politico e storico. Benedetto XV vide nella guerra una rovina dell’Europa, tanto da chiamarla “suicidio dell’Europa civile”. Quando parla di “suicidio”, sta prevedendo la decadenza europea che poi effettivamente verrà come conseguenza della Prima Guerra Mondiale: infatti gli Stati Uniti dopo il conflitto prenderanno il sopravvento come prima potenza mondiale al posto delle potenze europee. Ma non è tanto, dal suo punto di visto, un problema di primato del potere; quello che lo addolora è vedere la civiltà europea decadere, assistere alla trasformazione degli uomini in animali selvaggi che si uccidono a vicenda. Lui la chiama “una macelleria barbara”. In effetti stava mostrando una capacità di vedere le cose in anticipo: se guardiamo oggi all’Europa non vediamo tutte le differenze che sembravano esserci in quel momento, viviamo in un mondo europeo che ha una sua unità.

Chi voleva la guerra?

Morozzo Della Rocca: Quella è stata una guerra tra i governi, con un appoggio iniziale della borghesia e degli intellettuali: anche in Italia ci fu il cosiddetto “Maggio radioso” del 1915, ma perfino gli interventisti del 1914 e del 1915, quando cominciarono a stare in trincea, in gran parte si resero conto che non valeva la pena morire a milioni per pochi metri di terreno, senza nessun risultato strategico, impantanati in un conflitto senza fine. Ci fu grandissima delusione tra gli interventisti. Le masse in generale che combattevano in gran parte erano contadini che non capivano quelle che venivano chiamate le cosiddette ragioni ideali della guerra: per loro non aveva senso quella guerra ed uccidersi a quel modo.

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prima guerra mondiale
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