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La legge non vale più?

© Twitter/Ignazio Marino

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 20/10/14

Anche il sindaco di Roma ha deciso di violare la legge trascrivendo 16 coppie omosessuali nei registri del comune

Il Sindaco di Roma, Ignazio Marino, si è aggiunto alla lista di “primi cittadini” che hanno deciso di infrangere la legge (ma non dovevano dare l’esempio?), trascrivendo i “matrimoni” omosessuali, contratti all’estero. Lo ha fatto sabato 18 in gran pompa, trascrivendo sul registro comunale 5 coppie di donne, 11 di uomini. Molte foto, molti sorrisi. C’è da pensare soprattuto ad una eccezionale photopportunity che l’inquilino del Campidoglio, in difficoltà con le esigenze dei romani, ha voluto concedersi. Di certo visti i rincari a cui sono soggetti i romani che abbiano la malaugurata situazione di avere più di due figli, non fa – purtroppo – pensare ad un interesse reale del Sindaco per la “famiglia”, o le “famiglie”, ma solo per alcune.

In un editoriale su Roma Sette, il settimanale diocesano di Roma amaro, Angelo Zema scrive che: “c’è ben poco di storico nella decisione del sindaco di Roma Capitale, IgnazioMarino, di trascrivere nei registri comunali i matrimoni celebrati all’estero da alcune coppie omosessuali che ne hanno fatto richiesta. È solo una scelta ideologica, che certifica un affronto istituzionale senza precedenti, nel solco di provvedimenti analoghi operati da alcuni sindaci italiani. Nonostante la piena consapevolezza di procedere a una violazione delle leggi e malgrado una circolare chiarificatrice del ministero dell’Interno, il sindaco – da poco anche a capo della nuova città metropolitana – è andato avanti sulla strada annunciata già da settimane con (cercato) rilievo mediatico. Non si capisce – prosegue –  su quale fondamento giuridico si possa basare la decisione che parifica nei registri dello stato civile comunale le unioni omosessuali celebrate in altri Paesi alle nozze celebrate in Italia, chiaramente solo fra uomini e donne. Non certo su un preteso appiglio alla Corte Costituzionale, visto che la Consulta, riflettendo la normativa del Codice civile, ha già sentenziato che il matrimonio «postula la diversità di sesso dei coniugi» e che le unioni omosessuali non possono essere paragonate al matrimonio tra un uomo e una donna; né a norme nazionali, tuttora inesistenti” (Roma Sette, 19 ottobre).

Del resto il prefetto di Roma, Giuseppe di Pecoraro ha già fatto sapere che: “Inviterà immediatamente il sindaco alla cancellazione di tali trascrizioni”, in caso contrario provvederà egli stesso “secondo le prescrizioni di legge” (Il Sussidiario, 18 ottobre).

Come segnalato da Notizie Pro Vita, Il sindaco Marino – ribadiamo purtroppo – dimentica che proprio per il rispetto dei diritti di tutti esistono le Leggi dello Stato che valgono soprattutto a limitare il potere di chi – come lui – fa parte dell’esecutivo. “Quelli che con potere esecutivo si permettono di non rispettare la legge sono i dittatori, i sovrani assoluti, i funzionari governativi cinesi” (19 ottobre).

«La notizia della trascrizione oggi, in Campidoglio, di matrimoni tra persone dello stesso sesso, avvenuti all’estero, sorprende perché oltre a non essere in linea con il nostro sistema giuridico, suggerisce una equivalenza tra il matrimonio ed altre forme che ad esso vengono impropriamente collegate. Una tale arbitraria presunzione, messa in scena proprio a Roma in questi giorni, non è accettabile» (Ufficio delle comunicazioni sociali della CEI, 18 ottobre).

Comprensibilmente l’ufficio della CEI ha collegato la decisione di Marino di celebrare l’evento nel giorno di chiusura del Sinodo, evento nel quale la Chiesa ha si iniziato una discussione, ma non nei termini deformati riportati da certa stampa…

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matrimonio gay
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