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Paolo VI e l’Azione Cattolica: una storia bellissima

© Archives CIRIC
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Un volume raccoglie il magistero del pontefice all’associazione laicale. Il commento di Gian Maria Vian e Matteo Truffelli

Tra Paolo VI e l'Azione Cattolica esisteva una relazione speciale, non solo per la personale appartenenza di Montini all'associazione in età giovanile, ma per averla sempre accompagnata e sostenuta con convinzione dapprima da assistente della Fuci, gli universitari dell'Azione cattolica, da arcivescovo di Milano e, infine, da pontefice. Di questo legame dà evidenza il libro "Sempre più degna della sua storia bellissima. Paolo VI all'Azione cattolica", a cura di Simona Ferrantin e Paolo Trionfini (edizioni Ave), che raccoglie attraverso quasi trecento testi il magistero rivolto da Montini alla più grande associazione laicale italiana fin dal primo messaggio lanciato al mondo dopo l’elezione al soglio pontificio. Aleteia ne ha parlato con il direttore de L'Osservatore romano, Gian Maria Vian, che ha partecipato alla presentazione del libro, e con il presidente dell'Azione cattolica italiana, Matteo Truffelli, in occasione della beatificazione di Paolo VI al termine del Sinodo sulla famiglia.

 

Quale eredità Paolo VI lascia all'Azione cattolica e cosa ha ricevuto da questa associazione nella sua formazione?

 

Vian: L'educazione alla Chiesa, all'essere comunità: è questo, in particolare, il contributo che Montini ha ricevuto dall'Azione cattolica e che poi le ha restituito attraverso il suo magistero. L'Ac ha costituito una realtà di corresponsabilità tra laici e sacerdoti che è entrata profondamente nella vita di Montini e alla quale lui ha risposto largamente con grandi amicizie e un sostegno, anche da lontano quando era in Segreteria di Stato, e poi da più da vicino come arcivescovo di Milano e da Papa.

 

Truffelli: Il magistero di Paolo VI all'Ac ha aiutato l'associazione a ripensarsi per diventare strumento di attuazione concreta del Concilio Vaticano II nella vita della Chiesa, della società e delle persone. E' un compito che non è mai concluso e che richiede oggi di fare lo sforzo che facemmo allora di ripensare quali sono le attese di bene delle persone, di chiedere come possiamo incontrare la loro vita concreta per portare tutti a fare l'esperienza bella della Chiesa del Concilio, della Chiesa che va incontro al mondo per amarlo e annunciare il Vangelo.

 

Quale contributo dell'Ac al Sinodo sulla famiglia in vista di un cammino che continua?

 

Truffelli: Si potrebbe dire un contributo ispirato dallo stesso magistero di Paolo VI. E' Montini a istituire questa esperienza di confronto libero e responsabile all'interno della Chiesa, senza paura e reticenze, con il coraggio della verità. L'Ac vorrebbe contribuire a questo modo di essere chiesa nella vita quotidiana delle parrocchie, delle diocesi, delle comunità ecclesiali che hanno anche loro bisogno di confrontarsi e discutere in modo serio e profondo. Il tema della famiglia in quanto tale stava tanto a cuore a Paolo VI e sta a cuore anche a noi. Vorremmo soprattutto aiutare le nostre comunità a vivere la famiglia non come "questione", ma come risorsa, per le persone e per la vita della comunità ecclesiale e civile. Aiutare le famiglie a prendere consapevolezza di questo e quindi a formarsi prima e soprattutto durante essere famiglia, famiglia aperta, luogo di trasmissione della fede ma luogo di incontro delle persone in cui ci si educa alla relazionalità.

 

Vian: E' un tema fondamentale, anche per l'Azione cattolica, perchè nella famiglia e dalla famiglia nasce tutto. Questa è un'osservazione largamente condivisa. E' una istituzione alla base di ogni società. L'attenzione del Sinodo – che continuerà fino alla prossima assemblea del 2015 – è una priorità. Nel Concilio ci sono state discussioni ben più vivaci, la discussione è un segno di vitalità. La Chiesa cattolica dimostra di essere un organismo vivo nel quale ci si confronta con libertà, con posizioni diverse, ma alla ricerca di un cammino comune: sinodo vuol dire proprio questo.

 

C'è una particolare continuità tra Paolo VI e l'attuale pontefice?

 

Vian: Ne ha parlato lo stesso papa Francesco, ma si spiega con la biografia di Bergoglio: Paolo VI è il papa della sua maturazione come cristiano e come religioso. Quando viene eletto Montini, Bergoglio ha 27 anni e coincide con gli anni del Concilio che Montini segue giorno per giorno guidandolo con rispetto, ma con decisione, per portarlo verso un consenso il più largo possibile sull'azione di rinnovamento della Chiesa e poi, nei 13 anni successivi, per portare il Concilio nella nelle diocesi e nelle parrocchie del mondo. Non a caso la Magna Charta del pontificato di Francesco Evangelii Gaudium richiama Evangelii nuntiandi ma anche la Gaudium et spes del Concilio e la Gaudete in domino, l'unico documento che un papa abbia mai pubblicato sulla gioia cristiana.

 

 

Truffelli: Lo dice Papa Francesco quando rimanda all'Ecclesiam suam di Paolo VI come al più bel documento pastorale della Chiesa. Li accomuna in modo particolare l'idea di una Chiesa che corre incontro al mondo anche se consapevole dei limiti e delle sfide che la modernità e la cultura del nostro tempo pongono al compito di annunciare il Vangelo.

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