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Islam-Egitto: non solo distruzioni riapre la chiesa pensile

© erebmedioriente
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Una delle più antiche chiese del mondo ha riaperto i battenti ai fedeli lo scorso 11 ottobre

di Simone Cantarini

L’ascesa dello Stato islamico in Iraq e Siria ha dato il via alla distruzione sistematica non solo della vita delle persone, ma anche dei luoghi di culto millenari come la chiesa Verde di Tikrit, la tomba di Giona a Mosul e altre centinaia di edifici. La situazione dei cristiani del Medio Oriente ha riaperto un nuovo dibattito sul rapporto fra Islam e altre fedi religiosi attraverso i secoli. Gli islamisti di al-Baghdadi hanno annunciato di voler distruggere tutto ciò che non si attiene rigidamente alla sharia di Maometto, giungendo a minacciare anche la distruzione di Roma, tema “caro” alla secolare ideologia jihadista che considera la città eterna come parte del dar al-Islam e che verrà distrutta alla fine dei tempi dopo la battaglia di Dabiq. Nonostante questi tremendi presagi vi sono notizie e storie che parlano di un islam diverso evoluto, rispettoso della cultura e delle altre fedi fino a permettere la costruzione e il restauro di edifici di culto non islamici sul suo territorio, come ad esempio la Chiesa Pensile del Cairo restaurata per ben tre volte da sultani o califfi musulmani. Non si parla quindi del periodo coloniale, ma del IX-X secolo, quindi di pieno medioevo.  

Uno dei più grandi esempi del rapporto controverso fra Islam e cristianesimo è la Chiesa Pensile una delle più antiche chiese del mondo, che ha riaperto i battenti ai fedeli lo scorso 11 ottobre dopo 16 anni di restauri che hanno coinvolto esperti egiziani e russi. Come riporta il quotidiano “New Daily Egypt” all’evento hanno partecipato le più importanti autorità religiose e politiche fra cui il primo Ministro Ibrahim Mehleb e il patriarca copto ortodosso Tawadros II.

Iniziato nel 1998, l’intervento di restauro ha avvenuto in due fasi. La prima si è concentrata sul recupero degli affreschi ed è stata condotta da restauratori russi. Nella seconda fase gli esperti dell’Autorità egiziana per le antichità hanno ripulito e consolidato la struttura architettonica. Quest’ultimo stadio ha incontrato numerosi ritardi e interruzioni dopo la rivoluzione contro Mubarak del gennaio 2011.

La chiesa Pensile risale al IV secolo d.C. e prende il nome dalla sua struttura ricavata da una porta romana in stile babilonese costituita da enormi pilastri cilindrici con una circonferenza di 120 cm, che terminano in capitelli a forma di palma, prendendo le forme dall’arca di Noe. La sua pianta basilicale si differenzia nettamente da quella degli altri edifici di culto copti.  

All’interno della chiesa sono conservate 110 icone, fra cui una raffigurante la Vergine Maria dipinta su pelle di cervo il cui sguardo può essere guardato da tutte le direzione e per questa ragione la “Monna Lisa delle icone”.
Un altro particolare dell’edificio è il sito su cui sorge, che secondo la tradizione sarebbe lo stesso dove la Sacra Famiglia avrebbe soggiornato durante la fuga in Egitto. Un recente studio del ricercatore Hany Fawzy ha rivelato che l’area dove sorge la chiesa, ricca di grotte, era stata utilizzata nel I secolo come eremo da una monaca cristiana.
Come altri edifici religiosi della tarda antichità, anche la Chiesa Pensile ha subito nei secoli innumerevoli trasformazioni. La prima viene realizzata dopo la conquista musulmana dell’Egitto. Secondo la tradizione fu proprio il califfo Abasside Harun al-Rashid a chiedere nell’IX secolo al patriarca Anba Morcos di condurre dei lavori di restauro.

La seconda ristrutturazione avviene nel X secolo durante il regno di Al Aziz Billah Al Fatemi, della dinastia dei Fatamidi, che autorizza il patriarca siriaco Afram a restaurare tutte le chiese dell’Egitto e a ricostruire quelle distrutte. Il terzo restauro avvenne circa un secolo dopo sempre per mano di un sovrano dei Fatamidi, Al Zahir Li-I’zaz Din Allah.

Il ministro delle antichità Mandouh Eldamati osserva che la riapertura dell’edificio di culto è frutto degli sforzi del governo per recuperare il patrimonio culturale e artistico dell’Egitto, praticamente trascurato negli ultimi tre anni, al fine di far risorgere il turismo. I lavori sono costati circa 101 milioni di sterline egiziane (circa 11 milioni di euro). A fianco alla chiesa sono stati scoperti diversi siti archeologici che nei prossimi mesi potranno essere accessibili anche ai turisti.

QUI L’ORIGINALE
 

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