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Unioni civili, divorziati risposati, omosessuali. Il card. Vingt-Trois fa il punto dei lavori di metà Sinodo

AP Photo/Andrew Medichini

Aleteia - pubblicato il 17/10/14

L'arcivescovo di Parigi parla con Aleteia delle questioni più sensibili discusse a Roma

Al punto attuale del Sinodo, si può dire, come affermano alcuni media, che in certi casi ci si sta muovendo verso un’apertura alla ricezione della Comunione da parte dei divorziati risposati?

Cardinale Vingt-Trois: Oggi non possiamo dire nulla di questo tipo. Non sappiamo nemmeno cosa risulterà dal lavoro del Sinodo in generale sulla questione. Il lavoro del Sinodo è appena iniziato (nota: il Sinodo straordinario di quest’anno sarà seguito da un Sinodo ordinario nell’ottobre 2015). Il Sinodo dei vescovi, inoltre, è un corpo deliberativo in cui i membri riflettono su alcune questioni e avanzano proposte. Non ha potere decisionale. Dovremo aspettare fino al 2015 e l’esortazione apostolica del papa per avere la risposta a questa domanda.

Negli ultimi giorni, i media hanno anche parlato di un cambiamento nel discorso della Chiesa in relazione agli omosessuali. Cosa vorrebbe dire al riguardo?

Cardinale Vingt-Trois: La Chiesa invita le persone omosessuali che vogliono vivere da cristiani a rivedere la propria vita e le proprie circostanze e a riflettere su di esse alla luce del Vangelo. Ciò non rende l’omosessualità un modello simmetrico dell’eterosessualità. Dobbiamo incoraggiare le persone omosessuali a vivere la propria vita cristiana in questa omosessualità e a praticare la virtù della castità a cui tutti siamo chiamati, omosessuali o no. Dovremmo anche preoccuparci dei bambini: in molti casi, si tratta dei figli di una coppia eterosessuale in cui un coniuge o partner ha cambiato la propria vita. I bambini sono spesso più maturi di quanto si creda. Sopportano la situazione, ma ciò non vuol dire che non soffrano.

Accompagnare”. Questa parola appare spesso nei lavori del Sinodo, richiamando quelle del papa sull’“arte dell’accompagnamento”. Come dovrebbe accompagnare la Chiesa le coppie e le famiglie, indipendentemente dalla loro situazione?

Cardinale Vingt-Trois: Questa è l’arte pastorale in generale, è l’atteggiamento che la Chiesa dovrebbe avere nei confronti delle persone che si rivolgono a lei. Dobbiamo in primo luogo essere consapevoli di ciò che stanno attraversando, ascoltarle, ma non solo perché la gente possa parlare dei propri problemi. Dobbiamo aiutare le persone a pensare, alla luce del Vangelo, a rispondere alle domande, aiutare a superare le paure, a implementare proposte. Nel caso delle cosiddette situazioni “irregolari”, come le unioni civili, la questione non è se giudicare o condannare, ma come possiamo aiutare le persone ad aprirsi a una più ampia dimensione dell’amore. Costruendo sulla dinamica del loro amore, la Chiesa le aiuterà a riflettere e a migliorare la loro situazione. Il progresso implica sempre il cambiamento di qualcosa. Le sfide della vita richiedono sempre uno sforzo personale, una conversione.

Progresso, cambiare qualcosa… La questione, che è quella della conversione e riguarda ogni battezzato, è particolarmente rilevante per i divorziati risposati che vogliono ricevere la Comunione. Quali risposte pensa che possa fornire la Chiesa?

Cardinale Vingt-Trois: Per molti divorziati che vivono una seconda unione, la prima questione non è quella della Comunione, ma quella della sofferenza, della colpa. Si chiedono: “Perché il mio matrimonio è fallito?”, “Qual è la mia responsabilità?” Il primo passo è gettare una luce su questo. Poi si può capire che per varie ragioni (in particolare i figli nati da questa seconda unione) alcuni non possono tornare indietro. La domanda allora è: “Come vivere il proprio Battesimo?” Quando i divorziati risposati sono battezzati, come vivono il loro Battesimo? Quali mezzi implementano? Il primo passo non è necessariamente la Comunione. I divorziati risposati non possono ricevere la Comunione perché non possiamo dire che abbiamo spezzato la comunione da un lato e che dall’altro siamo in comunione. Questa frattura, però, non ci esime dal cercare di vivere la grazia del Battesimo. E non è perché non si può ricevere la Comunione che non si può progredire verso la santità. Ci sono molti altri modi: servire gli altri, lottare per la giustizia…

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
omosessualitàsinodo famiglia
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