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Conosciamo da vicino una Sentinella in piedi

© Sentinelle in Piedi
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58enne, sposato da 20, padre di una 14enne. Una persona normale

Chi sono le Sentinelle in piedi? Persone che si riuniscono e manifestano, leggendo un libro in silenzio in piedi per un’ora circa, contro il ddl Scalfarotto anti-omofobia e contro “matrimoni” e adozioni gay. Ma perché questo timore di un disegno di legge contro l’omofobia? La “mia” sentinella ha il volto e la voce pacati di Andrea, professionista di 58 anni, sposato da venti, con una figlia quattordicenne. Ha partecipato all’iniziativa, a Pisa, con un altro centinaio di Sentinelle, domenica 5 ottobre. Le Sentinelle in Piedi, di solito, non rilasciano interviste e non parlano con i giornalisti, evitano di esprimere posizioni personali e hanno dei portavoce territoriali.

Non ho avuto nessun problema, però, a contattare alcune di loro e incontrare Andrea a Viareggio.
Ci sediamo al bar e ordiniamo due caffè.

Voi Sentinelle non siete “a favore dell’omofobia”…
Tutt’altro. Ma se una legge permette a qualcuno di interpretare la difesa della famiglia naturale – formata da uomo e donna – come omofobia, allora è giusto protestare.

È una lotta per la libertà d’espressione?
Esatto. Dicono che abbiamo la costituzione più bella del mondo, e lo penso anche io. Non si parla di offese, si parla di affermare un’opinione.

Ok, è una lotta per la vostra libertà d’espressione…
Ma i diritti e le tutele devono essere garantiti a tutti. Qualcosa che si avvicina al reato d’opinione, invece, non è giusto.

Non temete che la vostra esposizione mediatica dia, paradossalmente, più visibilità e risalto a quello contro cui vi battete?
Sì. Ma la visibilità non significa automaticamente condivisione. Vogliamo far riflettere sui rischi che si corrono.

Riassumendo, niente matrimonio tra persone dello stesso sesso, e niente adozioni. E niente rischi nel difendere la famiglia “naturale”.
Sì. Idee che tutte noi Sentinelle condividiamo ed esprimiamo in modo pacifico. Ci opponiamo – credo in modo legittimo – a queste cose. Che poi, oggi questo, domani l’utero in affitto, poi chissà.

QUI L'ORIGINALE

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