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Le tre sfere d'oro di San Francesco

© Guillermo Vasquez / Flickr / CC

padre Carlos Padilla - pubblicato il 13/10/14

Dobbiamo spogliarci di tante cose perché Egli possa arrivare a noi e abitarci!

Non so molto bene se sia possibile vivere senza preoccupazioni, senza angosce, senza paure. San Paolo ci chiede di non farci preoccupare da niente. E guardo la mia anima malata, ferita e angosciata. E penso che non sia possibile. Tante angosce e tante preoccupazioni!

Com’è possibile quando il cuore cerca ciò che non ha, anela a ciò che sogna, aspetta ciò che non arriva e soffre? Come guardare all’infinito bevendo la finitezza di un giorno e non rimanere insoddisfatti constatando i limiti?

E ora ascolto: “La pace di Dio custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù”. E il cuore si calma. La pace di Dio ci calmerà.

Vorrei non preoccuparmi tanto. Ma mi preoccupo. Organizzo, analizzo, mi preparo, controllo. E tutto sfugge al mio controllo. Lo so. So con certezza che spesso mi preoccupo invano. Che non vale la pena. Che la vita è molto più delle mie paure, delle mie insicurezze, dei miei accoramenti.

Pensiamo a ciò che accadrebbe se perdessimo tutto ciò che possediamo, se non avessimo quello che ci dà sicurezza, se smettessimo di ottenere quello che sembra essere un successo continuato. Rimarremmo vuoti in mezzo al cammino. Alzeremmo le braccia al cielo. Ci sentiremmo davvero poveri di Dio. Senza nulla da difendere, senza nulla da custodire.

Penso a San Francesco. Alla fine della sua vita aveva perso tutto. Aveva solo il suo povero abito francescano. Si trovava sul monte della Verna consegnato a Dio. Pensava di aver già donato tutto, ma custodiva ancora tre sfere d’oro nel cuore. L’oro per essere stato fedele nella povertà, nella castità e nell’obbedienza.

Questi meriti ancora gli pesavano nell’anima. Ha dovuto spogliarsi anche di quelli, e dei suoi sogni e progetti rispetto alla sua opera. Quella comunità francescana che non seguiva tutti i suoi desideri. Allora si è trovato vuoto davanti a Dio.

Pregava: «Chi sei Tu, Signore di infinita bontà, saggezza e onnipotenza, che ti degni di visitare me, che sono un essere vile e abominevole? Signore mio, io sono tutto tuo. Tu sai bene che non ho altro che l’abito, la corda e le brache, e anche queste tre cose sono tue; cosa posso offrire o dare dunque alla tua maestà? Allora Dio mi ha detto: Cerca dentro di te e offrimi ciò che trovi. Ho cercato e ho trovato una sfera d’oro, e l’ho offerta a Dio; ho fatto lo stesso per tre volte, perché Dio me lo ha ordinato per tre volte; e poi mi sono inginocchiato tre volte, benedicendo e rendendo grazie a Dio, che mi aveva dato qualcosa da offrirgli».

Già vuoto, il Signore lascia impresse nel suo corpo le proprie ferite. Dobbiamo spogliarci di tante cose perché Egli possa arrivare a noi e abitarci. A volte dovremo consegnargli cose molto buone, ma che diventano sfere d’oro che ci pesano. Perché siamo orgogliosi. Perché ci sentiamo buoni, degni, salvati.

E per questo dobbiamo consegnargli tutto. Per vivere liberi, privi di preoccupazioni, nella sua pace. Perché ci preoccupiamo temendo di smettere di possedere, di non ricevere, di non raggiungere. Temiamo eventi terribili che forse neanche si verificheranno.

Abbiamo troppe sfere d’oro nel cuore. Sfere che pesano e ci fanno smettere di guardare al cielo, all’alto.

Ci muoviamo timorosi tra la vita e la morte. La salute e la malattia. La povertà e la ricchezza. L’amore e il disamore. Il ricordo e l’oblio. Esistiamo in quel margine incerto tra la pienezza e il vuoto. Ci muoviamo tra ieri e domani con l’atteggiamento di uomini aggrappati a questa vita. Diventiamo custodi, cercatori, navigatori. Serviamo, usiamo, ci muoviamo cercando di far sì che la vita abbia senso.

A volte, però, guardando noi stessi rimaniamo offuscati da ciò che vediamo. Vogliamo di più, vogliamo tutto, non vogliamo perdere nulla. Guardare senza alzare gli occhi è come camminare alla cieca. È guardare senza ideali, senza sogni, senza speranza. È camminare senza cercare Colui che dà luce alla nostra oscurità e direzione al nostro disorientamento quotidiano.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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santi e beati
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