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Chiesa

Abusi sessuali, il metodo O'Malley

George Martell

La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 09/10/14

L'arcivescovo di Boston in visita a Milano racconta la sua esperienza di pastore in una diocesi molto secolarizzata

di Stefano Magni

Trent’anni fa, nelle isole Vergini, il giovane arcivescovo Sean Patrick O’Malley si spaventò quando vide il piccolo e scassato idrovolante su cui doveva imbarcarsi. Davanti a lui c’era una donna molto grassa. Il pilota scese, con un taccuino in mano, per prendere nota del peso dei suoi passeggeri, prima del decollo. Quando lo chiese alla donna, lei rispose, con un certo vezzo: “40 chili”. Poi si rivolse al giovane monsignore. “Io peso 150 chili” rispose imperturbabile O’Malley. «Così, dal primo giorno da arcivescovo, imparai a caricarmi del peso del mio gregge». Patrick O’Malley adesso di anni ne ha 70, è arcivescovo di Boston e ha uno senso dell’umorismo spontaneo e surreale, con gran gioia del pubblico accorso a vederlo, in gran numero, al Duomo di Milano. Martedì era ospite del cardinal Scola (assente, perché attualmente impegnato al Sinodo straordinario per la famiglia) per il ciclo di incontri sull’Evangelizzazione nel Terzo Millennio.

Il gregge dei bostoniani che O’Malley deve guidare, non è dei più leggeri. Con una popolazione cattolica maggioritaria, ma estremamente secolarizzata, giunte progressiste, un alto tasso di immigrazione dall’America latina (solo i brasiliani sono 200mila), Boston è un campo di battaglia per la fede. «Più difficile ancora di un popolo che non ha mai conosciuto la fede, c’è il popolo di chi l’ha conosciuta e si ritiene vaccinato alla Parola», commenta l’arcivescovo. O’Malley, dal paradiso delle Isole Vergini fu trasferito nel Massachusetts nel 1992, a Fall River, diocesi piagata dallo scandalo degli abusi sui minori. Forte di questa esperienza è stato nominato arcivescovo metropolita di Boston nel 2003, da San Giovanni Paolo II, dopo appena un anno nella diocesi di Palm Beach (Florida). A contatto con una delle società più laiciste d’America, O’Malley non è mai sceso a compromessi, a costo di alienarsi importanti relazioni pubbliche. Ha definito apertamente l’aborto un “crimine contro l’umanità” e, l’anno scorso, si è rifiutato di ricevere il premier irlandese Enda Kenny, che lo stava legalizzando, quando era in visita al Boston College, ospite dei gesuiti. L’arcivescovo, facendo ampio uso dei social media, nel 2012 ha condotto anche una battaglia vincente contro la legalizzazione dell’eutanasia, in un referendum in cui il fronte pro-“morte dolce” era in testa fino a un paio di mesi prima. La sua è un’intransigente difesa della vita e della sua dignità, fin dal concepimento. E proprio per questo ha adottato una strategia di tolleranza zero nei confronti degli abusi sui minori, che ha combattuto in prima linea nella sua diocesi. Ed è questa, da un punto di vista storico, la parte più interessante della sua testimonianza di evangelizzazione.

Il momento fu uno dei più difficili e duri per tutta la Chiesa, non solo per la diocesi di Boston, da cui partì lo scandalo: «Il dolore delle persone e dei preti, in tutta la diocesi, era palpabile. Sapevo che il mio primo compito fosse quello di ricostruire la Chiesa a Boston». Nel 2003 si trattava, prima di tutto, di ripristinare la fiducia dei fedeli. «Nel gennaio del 2002, sul Boston Globe apparve la prima delle terribili storie, da prima pagina, sui sacerdoti che abusavano dei bambini affidati alla loro responsabilità spirituale. I cattolici di Boston, così come gli appartenenti a tutte le altre religioni, rimasero sconvolti dal numero dei preti sotto accusa e dal fatto che potessero continuare a esercitare il loro ministero. Le persone si aspettavano che i preti e la gerarchia della Chiesa facessero sempre la cosa giusta. E vennero così deluse dalla Chiesa. Divenne difficile, per molti, fidarsi delle persone a capo della Chiesa e seguire i loro insegnamenti, dato che, molti, in passato, avevano abusato soprattutto della loro fiducia. Questo divenne motivo di non-evangelizzazione: molti cristiani hanno messo in dubbio la loro fede, o hanno smesso di praticarla del tutto. Molti si sentivano in imbarazzo, a causa della loro mera appartenenza alla Chiesa e semplicemente non sapevano più che cosa rispondere ai loro amici non credenti. La Chiesa e i suoi membri vennero derisi da gran parte della cultura contemporanea».

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