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Famiglia: le sfide per la Chiesa

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© Dean Drobot

Anna Pelleri - Aleteia - pubblicato il 08/10/14

Intervista a Don Vittorio Fortini, autore di "Prima insieme e poi all'altare".

Convivenza, divorzio, matrimonio, figli..molti sono gli aspetti della famiglia su cui il Sinodo è chiamato a discutere. E sono gli stessi che molti sacerdoti affrontano quotidianamente nella loro attività Pastorale. 

Abbiamo chiesto a don Vittorio Fortini, sacerdote della chiesa di Bologna in  servizio presso il santuario di S. Luca, con particolare attenzione alla problematiche della formazione familiare e aiuto alle famiglie in difficoltà. Ha pubblicato due libri tramite la S. Paolo: "L’amore è vita, la vita nell’amore" e "Prima insieme poi all’altare".


Convivenze. Chi convive desidera l’esperienza del “per sempre” insita nel matrimonio? C’è nella convivenza un fattore di paura di questa dimensione del per sempre e una crisi nella capacità di prendersi impegni e responsabilità, fare sacrifici? 

Il “per sempre” non è una legge del matrimonio, ma dell’amore! Nel matrimonio diventa “per sempre” in forza dell’amore, considerato vita e natura stessa di Dio in noi. Il sacramento è opera di Dio che porta l’amore dell’uomo dentro l’eternità, che è la vita stessa di Dio.

La convivenza, decisione di vivere l’amore senza il sacramento, essenzialmente non è una povertà di amore, ma di fede! Vive l’amore come realtà terrena e umana, perciò priva di eternità. Spesso è anche un segno di crisi, frutto della paura, perché chi sceglie questa via considera di più la capacità  e la volontà umana che non i doni della grazia. Se poi pensano e temono i sacrifici si può dire che questa scelta è anche segno di poco amore, perché per  chi ama, i sacrifici non pesano.

Come la Chiesa è chiamata ad accompagnare le persone che scelgono questa strada anche qualora non decidessero per il matrimonio?

In quanto battezzati anche i conviventi appartengono alla Chiesa pur non partecipando pienamente alla comunione nella fede. La Chiesa non li giudica, semplicemente annuncia anche a loro la bellezza del matrimonio cristiano. Un annuncio ben fatto, con un linguaggio corrente e comprensibile, può aiutarli a capire cosa manca al loro amore. La Chiesa non può tacere o nascondere la bellezza di un amore che è riflesso di Dio e via di santità in quanto, essendo dono totale e fecondo, porta Dio all’uomo e l’uomo a Dio.

Divorziati. Forse per troppo tempo si è descritto il mondo come bianco e nero: da una parte i diritti civili dall’altra la chiesa “contro” il divorzio. Ascoltando il Papa si potrebbe dire che bisogna forse differenziare la posizione della chiesa rispetto al divorzio e quella rispetto ai divorziati. Qual è la sfida del sinodo rispetto a questo tema?

Per quanto riguarda i divorziati è importante precisare che la Chiesa  parla di “divorzio” quando c’è stata la rottura di una relazione coniugale e si è avviato un altro legame. La rottura del legame nuziale senza nuovo legame è chiamata “separazione”.

Per la Chiesa chi è separato non è escluso dai sacramenti della confessione e della comunione perché considera tale stato di vita “provvisorio” e vede questi sacramenti come aiuto di Dio per una riconciliazione o revisione di vita perché riprendano ad amarsi ancora nel Signore.

Il divorziato invece è una persona che ha rotto la precedente relazione e ne ha costituito un’altra con una nuova persona, alla quale non può replicare la promessa solenne fatta precedentemente. Perciò il divorzio è una scelta libera e cosciente, fatta responsabilmente fuori dal patto stabilito davanti a Dio col sacramento del matrimonio.

La Chiesa non è padrona dei sacramenti, ma serva fedele del suo Signore, perciò non potrà mai accettare il divorzio, che a livello religioso non può esistere.

Ma anche il divorziato è un battezzato, perciò continua a far parte della Chiesa, anche se con la sua scelta rompe la comunione basata sul battesimo. Pur condannando il divorzio la Chiesa non condanna i divorziati perché li considera come figli che si sono allontanati; hanno bisogno ancor più degli altri di aiuto, di sostegno spirituale con la preghiera di tutta la Chiesa, perché ricordino che il loro amore è certamente ricco di sentimenti, ma povero di Dio. Non hanno ascoltato la sua voce e si sono allontanati. Ma  nel Vangelo il figlio che torna al Padre è sempre accolto con gioia e festa! Perciò non devono mai perdere la speranza perché la misericordia di Dio è infinita.

Certo rimangono problemi aperti che chiedono una prudente riflessione da parte di tutti:  ad esempio come accompagnare ed educare nella fede chi compie questa scelta? Che non sia il caso di rivedere i procedimenti nelle cause di nullità matrimoniale? Esiste un coniuge che sia veramente “innocente”, oppure in radice ci sono da ambo le parti delle povertà di amore, che motivano una rottura di coppia?

Siamo in attesa di indicazioni da parte del Sinodo, ricordando che ai problemi familiari saranno dedicate ben due sedute, una sarà negli stessi giorni del prossimo anno.

Figli. Oggi spesso si parla dei figli come problema, con paura, e anche come invasione di una sfera di “coppia” che sembra prevalere. Cosa trasmette la fede rispetto all’accoglienza dei figli?

I figli sono un problema quando li si guarda secondo la cultura di oggi attenta ai costi, al lavoro, ai diritti, alla libertà: li considera “sacrificio” perché non permettono di dedicarsi pienamente a questi spazi. Inoltre la cosa è peggiorata dal fatto che si considera l’amore una relazione chiusa fra due persone, un uomo e una donna, che si bastano da soli e non hanno bisogno di altri…Per loro i figli sono un limite alla totalità dell’amore e un ostacolo. E ancora perché non leggere in questa scelta anche la paura di fronte all’educazione come una responsabilità troppo grande da assumere?

Nel passato i figli sono sempre stati considerati una benedizione e la loro nascita una festa. Erano visti come il frutto dell’amore che è tale quando si diffonde, rendendo un’altra persona partecipe della gioia della propria vita e dell’amore. Infatti il figlio porta in sé uno stupendo messaggio di vita e di amore perché rappresenta visibilmente la piena unità raggiunta, che la Bibbia definisce “una sola carne”. Inoltre la fede permette di vedere nella generazione di un figlio una manifestazione dell’amore di Dio. L’uomo e la donna nel loro amore prolungano lo stile dell’amore di Dio. Infatti Dio ama creando (crea sempre e non solo all’inizio!) e ha impresso in loro il “marchio trinitario”, cioè li ha resi “uno” pur nella pluralità delle persone. Così anche i genitori, nel loro amore, generando, imprimono nel figlio il loro segno, il “marchio generazionale”. Infatti nel figlio cercano il loro voltosomiglianza; porta il DNA di tutti e due (=stessa carne); plasmano gusti e abitudini che caratterizzeranno per sempre la persone. Per esempio è vero che dalla mamma si mangia meglio? No, ma alla tavola della mamma si ritrovano i gusti che hanno segnato la vita! La famiglia plasma i figli! Sono meccanismi “umani, che la fede ci permette di leggere come segno della continuità dell’amore creativo che manifesta nel tempo l’eterno generare di Dio.

Il matrimonio come sacramento in che senso aiuta a creare famiglia?

Il sacramento fonda la famiglia nell’amore di Dio; chi nella fede cammina secondo Dio riconosce nella propria famiglia la Sua presenza e vive l’esperienza della casa come luogo in cui lo Spirito Santo agisce affinché tutti operino per una profonda comunione di intenti, collaborazione e solidarietà. I sacramenti dell’eucaristia e della penitenza li sostengono sempre nel proposito e nell’impegno di bene per tutti, rendendo la casa stabile e sicura, perché fondata sulla roccia cioè Cristo.

Come accompagnare le persone single?

Occorre anzitutto precisare che ci possono essere varie tipologie di single: ci sono quelli che lo sono per scelta. Per costoro non credo esista un percorso formativo particolare. Non hanno certo accolto la parola di Dio che dice “non è bene che l’uomo sia solo (gen. 2)”. Spesso sono chiusi nel loro mondo limitato, colmandolo di esigenze effimere o impegni indotti per nascondere il vuoto opprimente di un cuore solo!

Ci sono invece quelli che hanno avuto esperienze di coppia non maturate in una famiglia. Costoro sono in costante ricerca di arrivare al traguardo di una vita di amore, ma il più delle volte sono segnati dal loro passato e delusi. La speranza non è una loro virtù speciale. C’è però chi lo desidera veramente, ma spesso la partenza è falsa perché orientata più sulla ricerca della “persona giusta” che sul desiderio di conoscere e seguire la chiamata di Dio all’amore. Necessitano perciò di un profondo aiuto sia sul piano della fede che su quello antropologico, per non ripetere gli errori del passato.

Il sinodo sulla famiglia: rivoluzione delle posizioni della Chiesa o la sfida è ad un altro livello?

Non ci saranno rivoluzioni, ma approfondimenti che permettano di comprendere meglio il Vangelo del Matrimonio e della famiglia nel contesto attuale. E’ lo Spirito Santo che guida la Chiesa e certamente la Sua è un’opera di bene e di salvezza per tutti gli uomini.

Voi sacerdoti che cosa vi aspettate da questo sinodo? Di quali indicazioni sentite la necessità?

Un aiuto per leggere con maggiore fondamento le esigenze delle famiglie di oggi e in particolare lo stimolo ad una maggiore visione di fede circa il matrimonio e la famiglia, per interpretare le dinamiche antropologiche e sociali alla luce della fede e del Vangelo.

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