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Skorka rivela i colloqui con il Papa

© ALESSIA GIULIANI/CPP
May 26, 2014: Pope Francis touches the Western Wall, Judaism's holiest prayer site, in Jerusalem's Old City.
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Il rabbino argentino rivela le corrispondenze intercorse con Bergoglio dopo il conflitto tra israeliani e palestinesi

Il rabbino argentino Abraham Skorka l’aveva già detto commentando con Terre d’America la ripresa delle ostilità tra Israele e Hamas all’indomani dell’incontro per la Pace nei giardini vaticani: “Quello che sta succedendo in nessun modo certifica il fallimento dell’iniziativa di Papa Francesco a cui anch’io ho partecipato. Al contrario, conferma drammaticamente che bisogna continuare a generare ancor più gesti di incontro perché il coraggio prevalga sull’odio irrazionale” (Il Papa non ha fallito). Il rettore del Seminario rabbinico latinoamericano l’ha ripetuto nuovamente rivelando all’Agencia Judía de Noticias (AJN) le conversazioni personali che ha mantenuto con Francesco durante e dopo il conflitto tra israeliani e palestinesi: “Per la guerra (a Gaza) c’è stato molto dolore, ma come mi ha scritto in una mail, il polverone passerà e l’atto (la sua visita in Israele) brillerà con tutte le forze per illuminare azioni nel futuro”.

I cinquanta giorni dell’operazione “Margine di protezione” e le oltre 2000 vittime che ha lasciato sul terreno non ha gettato sconforto nel Papa. “In nessun momento si è sentito frustrato per la guerra” pur essendo esplosa poco dopo la sua visita di maggio in Medio Oriente “perché l’ha vista come qualcosa di congiunturale, un conflitto che doveva terminare, come di fatto è terminato e credo consideri la riunione nei giardini del Vaticano come un momento che urge quello che si deve continuare a fare nella costruzione di un mondo più maturo di quello strappato in cui ci troviamo oggi”.

Abraham Skorka è tra gli ispiratori del viaggio di Papa Francesco in Terra Santa prima, dell’incontro di preghiera per la pace in Vaticano poi. Il rabbino ha dichiarato all’agenzia ebraica argentina che il Papa continua a “pensare costantemente come proseguire e che cosa si deve fare”. “Quando parliamo e ci scriviamo, cerchiamo la strada per rafforzare e andare avanti con il dialogo, con l’avvicinamento, con tutto quello che può aiutare la pace, non solamente in Israele con i suoi vicini, ma ovunque ce ne sia bisogno”. Skorka si è detto anche convinto che le parole e i gesti compiuti in Israele “sono rimasti incisi solidamente e fortemente nella retina e nella memoria di tutti”.

In una delle mail ricevute il rabbino rivela che Francesco “è convinto di aver piantato un seme molto profondo”; ricorda quindi una frase che è solito dire: “Si può”, è possibile. Il dolore della guerra ci ha colpiti e abbiamo analizzato tutto quello che abbiamo fatto, con la ferma convinzione che in un futuro germinerà”.

Il rabbino argentino si è anche riferito alla minaccia che rappresenta in questo momento lo Stato islamico in Siria e in Irak. “La violenza terribile in nome di D’s è un’altra manifestazione che caratterizza il livello di demenza e cecità spirituale che stiamo vivendo. Anziché sedersi e cercare un dialogo profondo attraverso cui risolvere le differenze che ci sono tra popoli, nazioni, etnie, quello che vediamo sono massacri in Africa e Medio Oriente”.

“Stiamo vivendo un momento molto speciale e con chi ha la responsabilità della Chiesa cattolica Apostolica Romana ci preoccupa come realizzare un apporto, perché l’ISIS sta distruggendo la presenza cattolica in Oriente. La questione non riguarda esclusivamente l’ostilità verso gli ebrei, ma soprattutto i cattolici”.

Skorka, che prese parte al viaggio del Papa in Terra Santa, Cisgiordania e Giordania assieme al connazionale Omar Abbaud, ex segretario generale del centro islamico della repubblica argentina, non ha escluso un proprio ruolo nel futuro: “Se lo posso aiutare ben venga, altrimenti il suo cammino è quello di andare avanti”.

QUI L'ORIGINALE

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