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Sinodo: gli sposi salgono in cattedra

Australian Catholic Council
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I coniugi Ron e Mavis Pirola, presenti al Sinodo come uditori, hanno preso la parola davanti ai vescovi

Cinquantacinque anni fa, attraversavo una stanza e vidi una ragazza bellissima. Cominciammo a conoscerci a vicenda e alla fine arrivammo al passo di prometterci vicendevolmente l’un l’altra nel matrimonio. Ci accorgemmo subito che vivere la nostra nuova vita insieme sarebbe stato straordinariamente complesso. Come in tutti i matrimoni abbiamo vissuto momenti meravigliosi insieme, ma anche momenti di rabbia, di frustrazione e lacrime e anche la paura assillante di un matrimonio fallito. Eppure eccoci qui, sposati da 55 anni e ancora innamorati. Si tratta certamente di un mistero.

Quell’attrazione che abbiamo provato la prima volta e la forza che ha continuato a tenerci abbracciati era essenzialmente di natura sessuale. Le piccole cose che ciascuno ha fatto per l’altro, le telefonate e i bigliettini, il modo in cui abbiamo programmato le nostre giornate e le cose che abbiamo condiviso sono state espressioni esteriori del nostro desiderio di intimità reciproca.

E ogni volta che è arrivato uno dei nostri quattro figli, è stata una gioia incontenibile per la quale ogni giorno ringraziamo ancora il Signore. Certamente, l’essere genitori comprende grandi soddisfazioni ma anche sfide. Ci sono state notti nelle quali siamo rimasti svegli chiedendoci dove avessimo sbagliato.

La fede in Gesù è stata importante per noi. Siamo sempre andati a Messa insieme e abbiamo guardato alla Chiesa come a una guida. Di tanto in tanto abbiamo preso in mano i documenti della Chiesa, ma ci è sembrato venissero da un altro pianeta per il loro linguaggio difficile e così poco vicino alla nostra esperienza personale.

Nel nostro cammino quotidiano insieme, siamo stati influenzati principalmente dall’impegno insieme ad altre coppie e alcuni sacerdoti, principalmente in movimenti di spiritualità laicale come l’Equipes Notre DameWorldwide Marriage Encounter. Il metodo era quello di un ascolto orante delle storie di ciascuno, per accettarle e confermarle nel contesto dell’insegnamento della Chiesa. Non c’erano grandi discussioni sulla legge naturale, ma per noi erano esempi di quello che più tardi papa Giovanni Paolo II avrebbe definito una delle maggiori risorse a disposizione della Chiesa per l’evangelizzazione.

A poco a poco ci siamo resi conto che l’unico tratto che distingue la nostra relazione sacramentale da qualsiasi altra buona relazione che ha il suo il centro in Cristo è l’intimità sessuale e che il matrimonio è un sacramento della sessualità che trova la sua più piena espressione nel rapporto sessuale. Siamo convinti che fino a quando le coppie sposate non riusciranno a vedere nell’unione sessuale una parte essenziale della propria spiritualità sarà molto difficile apprezzare la bellezza di insegnamenti come quelli dell’Humanae Vitae. Abbiamo bisogno di nuove strade e linguaggi credibili per toccare il cuore delle persone.

Come suggerisce l’Instrumentum Laboris, la Chiesa domestica ha molto da offrire alla Chiesa più estesa riguardo al compito di evangelizzare. Per esempio, la Chiesa sperimenta costantemente la tensione tra affermare la verità ed esprimere allo stesso tempo compassione e misericordia. Ma è proprio il tipo di tensione che una famiglia vive in ogni momento.

Prendiamo il caso dell’omosessualità. Alcuni nostri amici stavano organizzando il loro raduno natalizio di famiglia quando il loro figlio gay ha detto che voleva portare anche il suo partner. Queste persone credevano pienamente nell’insegnamento della Chiesa ed erano consapevoli che i loro nipoti li avrebbero visti accogliere il figlio e il suo partner in famiglia. La loro risposta si può riassumere in tre parole: «È nostro figlio».

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