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Daniele Liotti: “Sant’Antonio mi ha cambiato”

© Lux Vide
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L'attore parla della sfida di interpretare uno dei santi da sempre più amati della cristianità

Ci sono ruoli capaci di caratterizzare per sempre la carriera di un attore. E’ quello che è successo a Daniele Liotti quando, una decina di anni fa, ha interpretato in un film per la tv Sant’Antonio da Padova: “Un uomo di Dio – ha raccontato ad A Sua Immagine (4 ottobre) – che è stato capace di mettermi in discussione facendomi scoprire una profondità nascosta”.

L’attore romano, che è testimonial della onlus Parent Project, una associazione attiva nella lotta alla distrofia muscolare, si è misurato nel 2008 anche con il ruolo del Beato don Carlo Gnocchi, sacerdote straordinario che è riuscito, nell’Italia del dopoguerra, a costruire un’opera di carità ancora oggi molto attiva.

“Sono state storie che mi hanno aiutato tanto – ha detto Liotti –. Sicuramente hanno contributo ad accrescere e intensificare una fede che è sempre stata un baluardo e un punto di riferimento della mia vita. Una crescita che è stata sia conoscenza attraverso la lettura di libri e testi per prepararmi al meglio all’interpretazione di ruoli così intensi sotto il profilo spirituale, ma soprattuto come ‘stile di vita’. Ho lasciato, così, Daniele nella sua quotidianità per tentare di costruire dentro di me una spiritualità, una profondità basata sull’auto verso il prossimo. E’ nata in me una voglia di pormi quesiti non soltanto egoistici ma anche rivolti verso gli altri”.

Ma come si è preparato per portare sul set una figura così complessa? “Anzitutto – spiega ancora l’attore – decisi di farmi la tonsura esattamente come l’aveva Antonio. Premetto che mi chiamarono piuttosto tardi per interpretare questo ruolo e siccome sono un tipo piuttosto zelante, severo e critico nel mio lavoro, non mi sentivo abbastanza pronto e volevo rinunciarvi”.

“Condivisi questi sentimenti con il regista che mi invitò a prendermi una piccola pausa prima della decisione definitiva – ricorda –. Eravamo in Portogallo ed entro poche ore dovevo decidere se lasciare il set. Salii in camera, mi affacciai alla finestra e lessi che stranamente la strada dove era ubicato l’albergo si chiamava Calle San Antonio. In quel momento ebbi un forte brivido accompagnato da un violento capogiro. Appoggiai la testa sul letto e avevo 37,5 di febbre. Chiusi gli occhi per qualche minuto e in quell’attimo provai la sensazione come se qualche cosa di fronte a me si aprisse, si rischiarasse un nuovo orizzonte. Mi alzai fortemente convinto di continuare le riprese. E lì è cominciato il mio cammino fatto essenzialmente di ricerca e di ‘stile di vita’”.

Parlando del suo legame con la preghiera, Liotti afferma di avere un rapporto intimo con Dio: “Mi piace farmi lunghe chiacchierate con il Signore, parlarci mi fa bene soprattutto a fine giornata. Mi regala la sensazione di pienezza, come se le ore che ho vissuto non siano state vane ma pregne di un senso maggiore, diverso”. 
 

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