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Chiesa

La Chiesa è una “casa paterna”

©MASSIMILIANO MIGLIORATO/CPP

Il Sismografo - pubblicato il 06/10/14

La Relazione del card. Erdö al Sinodo invita a guardare alla famiglia con speranza e misericordia

Premessa:
La “Relazione prima della discussione” presentata dal card. Peter Erdö, Relatore generale, introduce i lavori del Sinodo, evidenziando i punti principali su cui dovrà svilupparsi la discussione in Aula. In questo senso, è importante evidenziare un elemento di novità: la Relazione di questa Assemblea sinodale include già gli interventi scritti dei Padri Sinodali, inviati alla Segreteria generale del Sinodo prima dell’inizio dei lavori. Il tutto allo scopo di rispondere meglio al senso collegiale dell’Assise.

Sintesi:
Innanzitutto, la Relazione del card. Erdö invita a guardare alla famiglia con speranza e misericordia, annunciandone il valore e la bellezza perché, nonostante le molte difficoltà, essa non è “un modello fuori corso”: viviamo in un mondo di sole emozioni, dice il porporato, in cui la vita non è “un progetto, ma una serie di momenti” e “l’impegno stabile sembra temibile” per l’uomo reso fragile dall’individualismo. Ma è proprio qui, di fronte a questi “segni dei tempi”, che il Vangelo della famiglia si presenta come “un rimedio”, una “verità medicinale” che va proposta “ponendosi nell’angolazione di coloro che fanno più fatica a riconoscerla ed a viverla”. No, dunque, al “catastrofismo o all’abdicazione” all’interno della Chiesa: esiste “un patrimonio di fede ampio e condiviso”. Ad esempio: forme ideologiche come la teoria del gender o l’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio tra uomo e donna non hanno consenso nella stragrande maggioranza dei cattolici, mentre il matrimonio e famiglia sono ancora largamente intesi come “un patrimonio” dell’umanità, da custodire,promuovere e difendere.

Certo: tra i fedeli, la dottrina è spesso poco conosciuta o poco praticata, ma “questo non significa che sia messa in discussione”: Ciò vale in particolare per quanto riguarda l’indissolubilità del matrimonio e la sua sacramentalità tra battezzati. Non viene messa in questione la dottrina dell’indissolubilità del matrimonio in quanto tale, essa è anzi incontestata e nella maggior parte osservata anche nella prassi pastorale della Chiesa con le persone che hanno fallito nel loro matrimonio e che cercano un nuovo inizio. Quindi, non le questioni dottrinali, ma le questioni pratiche – inseparabili d’altro canto dalle verità della fede – sono in discussione in questo Sinodo, di natura squisitamente pastorale. Di qui, la necessità di una maggiore formazione, soprattutto per i fidanzati, affinché siano chiaramente consapevoli sia della dignità sacramentale del matrimonio, basato su “unicità, fedeltà e fecondità”, sia del suo essere “un’istituzione della società”. Pur minacciata da “fattori disgreganti”, come il divorzio, l’aborto, le violenze, la povertà, gli abusi, “l’incubo” del precariato, lo squilibrio causato dalle migrazioni – spiega ancora il card. Erdö – la famiglia resta sempre una “scuola di umanità”: La famiglia è quasi l’ultima realtà umana accogliente in un mondo determinato pressoché esclusivamente dalla finanza e dalla tecnologia. Una nuova cultura della famiglia può essere il punto di partenza per una rinnovata civiltà umana. Per questo, continua il porporato, la Chiesa sostiene concretamente la famiglia, anche se tale aiuto “non può prescindere da un fattivo impegno degli Stati” nella tutela e promozione del bene comune, attraverso politiche adeguate. Guardando, poi, a coloro che vivono in situazioni matrimoniali difficili, il card. Erdö sottolinea che la Chiesa è una “casa paterna”: nei loro confronti, è necessaria una “rinnovata ed adeguata azione di pastorale familiare”, soprattutto per farli sentire amati da Dio e dalla comunità ecclesiale, in un’ottica misericordiosa che non cancelli, però, “verità e giustizia”: La misericordia non toglie quindi neppure gli impegni che nascono dalle esigenze del vincolo matrimoniale. Questi continuano a sussistere anche quando l’amore umano si è affievolito o è cessato. Ciò significa che, nel caso di un matrimonio sacramentale (consumato), dopo un divorzio, mentre il primo coniuge è ancora in vita, non è possibile un secondo matrimonio riconosciuto dalla Chiesa. Inoltre, data la diversità delle situazioni – divorzi, matrimoni civili, convivenze – il card. Erdö evidenzia la necessità di “linee direttrici chiare” affinché i pastori delle comunità locali possano concretamente aiutare le coppie in difficoltà, “evitando le improvvisazioni di una pastorale ‘fai da te’ ”. Quanto ai divorziati risposati civilmente, il porporato sottolinea che “sarebbe fuorviante concentrarsi solo sulla questione della recezione dei sacramenti”: occorre, invece, guardare ad un contesto più ampio, di preparazione al matrimonio e di sostegno- non burocratico, ma pastorale- ai coniugi, per aiutarli a comprendere i motivi del fallimento della prima unione ed individuare eventuali elementi di nullità: Bisogna tener conto della differenza tra chi colpevolmente ha rotto un matrimonio e chi è stato abbandonato. La pastorale della Chiesa dovrebbe prendersi cura di loro in modo particolare. I divorziati risposati civilmente appartengono alla Chiesa. Hanno bisogno e hanno il diritto di essere accompagnati dai loro pastori.

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