Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
mercoledì 16 Giugno |
Santi Quirico e Giulitta
home iconStile di vita
line break icon

Ma i figli non sono al centro del mondo

© Public Domain

Saverio Sgroi - La sfida educativa - pubblicato il 03/10/14

Preparare i figli alle prove della vita significa innanzi tutto non crescerli sotto una campana di vetro

Il problema non è suo; sono gli altri che non lo comprendono. Quel professore non sa valorizzare mio figlio. Se avesse un allenatore più intelligente allora sì che giocherebbe sempre da titolare…

Gli esempi potrebbero essere infiniti e tutti ci direbbero che, se davanti alle difficoltà di nostro figlio la colpa è sempre degli altri, forse qualche dubbio sulla nostra impostazione educativa è lecito averlo.

In uno dei libri che ho letto recentemente, lo psicologo Pietropolli Charmet sostiene una tesi molto interessante e cioè che negli ultimi anni sembra essere cambiato il modo in cui gli adulti si rappresentano i propri figli, sin da quando essi sono bambini molto piccoli. In particolare, i genitori sembrano essere sempre più convinti che il bambino sia una creatura buona, innocente, che non solo vada rispettata ma anche capita e interpretata. Il bambino non è più solo una persona da formare, educare, crescere, orientare con regole che lo aiutino a “diventare ciò che è“, come ci direbbe il poeta greco Pindaro. Il figlio, sostiene Charmet, è visto come un “interlocutore attivo e propositivo di una relazione che lui per primo stimola continuamente. In pura contemplazione del bambino idolatrato e ammirato, padri e madri restano affascinati dai suoi alti livelli di competenza relazionale e affettiva. Gli sguardi dei genitori verso il proprio bambino nella culla si rivolgono non a un piccolo selvaggio da civilizzare, a cui imporre le leggi, i valori dell’etica, ma ad un cucciolo già naturalmente orientato verso la relazione.”

Quella di Charmet è una tesi interessante e potrete approfondirla accuratamente leggendo i suoi testi. In questa sede mi limiterò a tirarla in ballo come una possibile causa del “figliocentrismo” di cui a volte si ammala il genitore postmoderno.
Diverse sono le origini di questo fenomeno, ma una mi sembra essere più influente rispetto a tutte le altre. Oggi molti studiosi della famiglia sostengono che le dinamiche relazionali al suo interno sono basate su una struttura affettiva, piuttosto che su quella etico-normativa, tipica di qualche decennio fa e che è entrata in crisi a partire dagli anni sessanta. Fino ad allora era diffuso un modello basato sulla trasmissione delle regole, soprattutto da parte della figura paterna. L’obiettivo era quello di preparare i figli affinchè fossero capaci di entrare nella società e seguirne le norme sociali. Negli anni – soprattutto quelli della contestazione – questo modello è via via entrato in crisi per lasciare spazio ad un modello che si basa soprattutto sugli affetti. La famiglia affettiva mette al centro le relazioni tra i suoi membri, ed ha spesso come obiettivo la loro gratificazione affettiva.

Questi cambiamenti hanno avuto delle ripercussioni importanti sul piano educativo. Rispetto alla famiglia delle regole, quella affettiva può contare su relazioni più ricche dal punto di vista umano, e su una comunicazione più sentita tra i diversi membri della famiglia e questo è un dato senz’altro positivo. Il rovescio della medaglia è però l’indebolimento della dimensione educativa e la difficoltà a dotare i figli di quella autonomia necessaria per tagliare il cordone ombelicale con la famiglia ed entrare nella società; in questo modello di famiglia è facile osservare un forte atteggiamento protettivo dei genitori e un’impostazione dei rapporti più di tipo orizzontale, per cui i genitori spesso finiscono per fare gli amici dei figli, ponendosi al loro livello e tradendo così la loro funzione educativa.

Questa metamorfosi nelle relazioni tra i membri di una famiglia, ha probabilmente favorito il fenomeno di cui parla Charmet: un bambino che agli occhi dei genitori finisce per essere valorizzato ben al di là delle sue effettive competenze e capacità. Si tratta di un problema che, se non affrontato in tempo, finisce per esplodere in tutta la sua drammaticità nell’adolescenza. Un adolescente che negli anni della sua infanzia ha nutrito – o meglio, è stato incoraggiato a nutrire – delle aspettative troppo elevate nei propri confronti, finirà per crollare di fronte ai primi fallimenti che inevitabilmente arrivano a questa età. E la sua reazione potrebbe essere non solo di scoraggiamento e di chiusura nei confronti di un mondo che non lo capisce, che non lo sa valorizzare, che non lo accetta; ma potrebbe anche sfociare in comportamenti violenti e rabbiosi verso chi, a suo modo di vedere – ma molto spesso a modo di vedere dei suoi genitori – , lo mortifica e lo umilia ingiustamente.

  • 1
  • 2
Tags:
educazionegenitori
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
1
Landen Hoffman
Sarah Robsdotter
“Gli angeli mi hanno preso e Gesù mi vuole bene”: un bimbo di 5 a...
2
don Marcello Stanzione
Le confessioni di Mamma Natuzza: “Ho visto i morti, ecco co...
3
nun
Larry Peterson
Gesù ha donato a questa suora una preghiera di 8 parole per esser...
4
Lucía Chamat
La curiosa fotografia di “Gesù” che sta commuovendo la Colombia
5
ANDREA BOCELLI FATIMA
Paola Belletti
Andrea Bocelli a Fatima: “Maria è il percorso obbligatorio ...
6
POWELL BROTHERS
Sarah Robsdotter
Il video di un bambino che canta al fratellino Down diventa viral...
7
Aleteia
Chi sorride così al momento della morte?
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni