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I cattolici aprono realmente alle unioni gay?

© AFP & SHUTTERSTOCK
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Fa discutere il seminario della senatrice Pd Fattorini. Gli attivisti LGBT già esultano. In realtà strumentalizzano uno spiraglio di confronto sui diritti, che esclude nozze e adozioni

E’ giusto affermare che negli ambienti cattolici si registrano segnali di apertura su unioni civili e convivenze? La risposta è che si registra qualche piccolo segnale di apertura, ma esclusivamente relegato alla sfera dei diritti, senza sfiorare adozioni e matrimoni che invece rappresentano il vero fulcro della campagna pro-LGBT.

LA FORZATURA DI MANCUSO
Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia e già leader di Arcigay, nonché componente della commissione nazionale di garanzia del Partito Democratico, sembra darlo per scontato. L’epoca renziana porta delle evidenti novità rispetto al passato, scrive su L’Huffington Post (2 ottobre), «che per una strana coincidenza si collegano a quelle contenute dall’imminente apertura del Sinodo straordinario sulla famiglia».

I CATTOLICI E LA SOCIETA’
Mancuso sostiene che sono approdate dalla Camera leggi come il divorzio breve, omofobia, scelta del cognome, ed è ferma in commissione giustizia la proposta di testo unico sulle unioni civili e le convivenze di fatto. «I cattolici la prendono sempre un po’ alla larga, ma interrogarsi su che cos’è oggi la famiglia è quanto più necessario se i rappresentanti del popolo vogliono licenziare provvedimenti adatti al mutamento sociale».

LA PROPOSTA DI FATTORINI
E cita un seminario del gruppo Pd del Senato, promosso dai parlamentari cattolici Emma Fattorini e Giampiero Dalla Zuanna, in cui, secondo Mancuso, si sarebbe spalancate porte interessanti per l’universo LGBT. In effetti, come spiega Avvenire (26 settembre), nel corso di questo incontro la Fattorini ha ribadito la sua proposta di legge che prevede il riconoscimento delle sole unioni omosessuali. Ma con un’avvertenza ben precisa: evitare ogni equiparazione con il matrimonio tradizionale, né tanto meno si è aperto uno spiraglio sul fronte delle adozioni.

APERTURA "MINIMAL"
Un provvedimento, che secondo la senatrice democratica ha l’obiettivo di «favorire relazioni affettive stabili, responsabili e solidali». Dunque, siamo di fronte ad una sorta di apertura "minimal" verso le unioni di fatto, che sarebbe strumentale etichettare come atto di cedimento dei cattolici sul tema dei diritti gay, perché sul matrimonio e le adozioni non c’è alcun presupposto di trattativa.

NESSUN PATTO SU NOZZE E ADOZIONI
D’altro canto l’annuncio di Matteo Renzi, «a settembre le civil partnership» ispirate al modello tedesco (L’Espresso, 17 giugno), è rimasto per ora tale, ma inevitabilmente sarà all’ordine del giorno nelle prossime settimane di dibattito parlamentare. La strategia dei cattolici è ormai chiara: sarà difficilissimo fermare le unioni civili, ma nessuno spazio all’ "estensione" del provvedimento.

IL CONCLAVE DI FIORONI E IL GELO SULLA PASCALE
Sotto questo punto di vista c’è una uniformità di pensiero, dagli alfaniani del Nuovo Centro Destra, ai fioroniani del Pd, che si sono riuniti a Viterbo, il 19 e 20 settembre per ribadire la netta contrarietà «a qualsiasi ipotesi di adozione di bambini da parte di persone dello stesso sesso» (Intelligo News, 18 settembre). E non è un caso neppure che in Forza Italia alle esternazioni della first lady Francesca Pascale – «Sì alle unioni civili e ai matrimoni omosex» (Corriere della Sera, 29 settembre), nessun parlamentare forzista di area cattolica ne abbia avallato il pensiero.

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