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Lavoro, cultura, relazioni: questi i percorsi per uscire dalla crisi

© violetkaipa/SHUTTERSTOCK
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Tra pochi giorni il quinto LoppianoLab per ridare impulso al Paese

C’è già il tutto esaurito. Grande è il desiderio di essere parte della moderna agorà che si riunirà nel prossimo fine settimana a Loppiano, la località toscana dove cinquanta anni fa Chiara Lubich costituì il primo centro internazionale dei Focolari. L’occasione della quinta edizione del LoppianoLab per questo sarà anche occasione per celebrare la ricorrenza, ripercorrendo insieme alla presidente del Movimento Maria Voce e ai tanti ospiti la strada fatta fin qui nei grandi campi dell’accoglienza e dell’integrazione e per individuare le direzioni di quella ancora da fare. Ma gli incontri del LoppianoLab, che avrà il titolo più che significativo “Una mappa per il Paese”, dureranno tre giorni, dal 3 a 5 ottobre, e prevedono focus importanti sui temi più caldi che riguardano la vita civile degli individui e della nostra società. “Lavoro”, “cultura” e “relazioni” saranno i tre grandi ambiti di discussione: nello spirito del Loppiano Lab, che è sempre quello di “mettere in rete” le forze dell’Italia civile, il grande sforzo sarà quello di ricostruire i fili per un’integrazione di quelle tre macroaree che attualmente appaiono scollate, se non opposte, tra loro. Tantissimi gli ospiti che si confronteranno, da economisti come Gabriele Mandolesi a filosofi come Umberto Garimberti. Michele Zanzucchi, direttore di Città Nuova, ci ha parlato dei temi principali del prossimo evento.

Qual è lo spirito con cui vi apprestate ad inaugurare il prossimo LoppianoLab?

Zanzucchi: Siamo alla quinta edizione. Abbiamo cominciato questo percorso con l’inizio di una crisi economica dalla quale non riusciamo ancora ad uscire. Però osserviamo che c’è un interesse crescente per i temi in cui la partecipazione e la condivisione sono al centro della riflessione. Questo è evidente, perché ad esempio abbiamo dovuto interrompere quest’anno le iscrizioni e non siamo riusciti ad accontentare tutti. Questo ci dà un segno crescente, di gente che vuole sempre di più partecipare e condividere. LoppianoLab è un momento in cui si affrontano tematiche importanti, si raccontano fatti e vicende e buone pratiche in atto e si riparte per migliorare queste buone pratiche. È proprio un “laboratorio”, questo vuole essere, e credo che l’Italia in questo momento abbia bisogno di avviare tanti di questi laboratori. La crisi è grave; soprattutto, prima ancora di essere economica e istituzionale, è una crisi etica, di motivazioni ed ideali. È su questo che bisogna lavorare, e noi cerchiamo di farlo.

Questa edizione mette al centro i rapporti e le relazioni. Perché?

Zanzucchi: La crisi è duplice, se l’affrontiamo dal punto di vista delle relazioni: è crisi del rapporto uomo-donna ed è crisi delle relazioni intergenerazionali. Non per niente abbiamo previsto un laboratorio sul “gender” che sarà molto partecipato, ed è un tema che va al cuore antropologico dell’essere uomo e dell’essere donna. Il secondo aspetto è quello della crisi intergenerazionale: in questo senso l’economia di comunione ci sembra un laboratorio molto importante, perché nel campo economico vediamo che c’è la rinascita di uno spirito imprenditoriale tra i giovani. Questi non hanno risorse, non hanno banche che offrono loro i fondi iniziali per partire, non godono di molta fiducia da parte di chi vede il proprio posto di lavoro messo a repentaglio, e magari ha 40-50 anni. Non ci sono le condizioni migliori per i giovani, dunque, ma c’è una forte volontà di farlo. Anche nel laboratorio di politica che organizziamo parteciperanno almeno 25 scuole di partecipazione politica in Italia: si vede che anche lì che c’è una grande voglia di partecipazione. Partecipazione condivisa, non solo diretta a fare carriera personalmente. Sta rinascendo, mi sembra, il senso del bene comune.

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