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Lavoro, cultura, relazioni: questi i percorsi per uscire dalla crisi

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© violetkaipa/SHUTTERSTOCK

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Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 30/09/14

Tra pochi giorni il quinto LoppianoLab per ridare impulso al Paese

C’è già il tutto esaurito. Grande è il desiderio di essere parte della moderna agorà che si riunirà nel prossimo fine settimana a Loppiano, la località toscana dove cinquanta anni fa Chiara Lubich costituì il primo centro internazionale dei Focolari. L’occasione della quinta edizione del LoppianoLab per questo sarà anche occasione per celebrare la ricorrenza, ripercorrendo insieme alla presidente del Movimento Maria Voce e ai tanti ospiti la strada fatta fin qui nei grandi campi dell’accoglienza e dell’integrazione e per individuare le direzioni di quella ancora da fare. Ma gli incontri del LoppianoLab, che avrà il titolo più che significativo “Una mappa per il Paese”, dureranno tre giorni, dal 3 a 5 ottobre, e prevedono focus importanti sui temi più caldi che riguardano la vita civile degli individui e della nostra società. “Lavoro”, “cultura” e “relazioni” saranno i tre grandi ambiti di discussione: nello spirito del Loppiano Lab, che è sempre quello di “mettere in rete” le forze dell’Italia civile, il grande sforzo sarà quello di ricostruire i fili per un’integrazione di quelle tre macroaree che attualmente appaiono scollate, se non opposte, tra loro. Tantissimi gli ospiti che si confronteranno, da economisti come Gabriele Mandolesi a filosofi come Umberto Garimberti. Michele Zanzucchi, direttore di Città Nuova, ci ha parlato dei temi principali del prossimo evento.

Qual è lo spirito con cui vi apprestate ad inaugurare il prossimo LoppianoLab?

Zanzucchi: Siamo alla quinta edizione. Abbiamo cominciato questo percorso con l’inizio di una crisi economica dalla quale non riusciamo ancora ad uscire. Però osserviamo che c’è un interesse crescente per i temi in cui la partecipazione e la condivisione sono al centro della riflessione. Questo è evidente, perché ad esempio abbiamo dovuto interrompere quest’anno le iscrizioni e non siamo riusciti ad accontentare tutti. Questo ci dà un segno crescente, di gente che vuole sempre di più partecipare e condividere. LoppianoLab è un momento in cui si affrontano tematiche importanti, si raccontano fatti e vicende e buone pratiche in atto e si riparte per migliorare queste buone pratiche. È proprio un “laboratorio”, questo vuole essere, e credo che l’Italia in questo momento abbia bisogno di avviare tanti di questi laboratori. La crisi è grave; soprattutto, prima ancora di essere economica e istituzionale, è una crisi etica, di motivazioni ed ideali. È su questo che bisogna lavorare, e noi cerchiamo di farlo.

Questa edizione mette al centro i rapporti e le relazioni. Perché?

Zanzucchi: La crisi è duplice, se l’affrontiamo dal punto di vista delle relazioni: è crisi del rapporto uomo-donna ed è crisi delle relazioni intergenerazionali. Non per niente abbiamo previsto un laboratorio sul “gender” che sarà molto partecipato, ed è un tema che va al cuore antropologico dell’essere uomo e dell’essere donna. Il secondo aspetto è quello della crisi intergenerazionale: in questo senso l’economia di comunione ci sembra un laboratorio molto importante, perché nel campo economico vediamo che c’è la rinascita di uno spirito imprenditoriale tra i giovani. Questi non hanno risorse, non hanno banche che offrono loro i fondi iniziali per partire, non godono di molta fiducia da parte di chi vede il proprio posto di lavoro messo a repentaglio, e magari ha 40-50 anni. Non ci sono le condizioni migliori per i giovani, dunque, ma c’è una forte volontà di farlo. Anche nel laboratorio di politica che organizziamo parteciperanno almeno 25 scuole di partecipazione politica in Italia: si vede che anche lì che c’è una grande voglia di partecipazione. Partecipazione condivisa, non solo diretta a fare carriera personalmente. Sta rinascendo, mi sembra, il senso del bene comune.

Cosa unisce le “relazioni” al “lavoro” e alla “cultura”?

Zanzucchi: Il lavoro rimane la prima emergenza che abbiamo di fronte, e bisogna lavorare su di essa. “Cultura” perché ci sembra che ci sia una crisi di valori, e la cultura della fraternità, dell’altro, è quella che può supportare questo tentativo di uscire dalla crisi economica. Senza cultura non si va da nessuna parte, o non si può pensare di uscirne. Ma in quei due aspetti, “lavoro” e “cultura”, l’aspetto delle relazioni è fondamentale, e qui l’Italia è in grave difficoltà. Senza le relazioni in entrambi gli ambiti ci sarebbe un tracollo simile a quello che è successo in Grecia, che è stato generato proprio da una crisi delle relazioni all’interno del paese. La Grecia sta cercando di uscire da questo momento proprio ricostruendo le relazioni: quelle sociali, quindi i rapporti sindacali, i rapporti tra categorie sociali, ma anche all’interno delle famiglie e tra le famiglie.

Ci sarà anche una discussione sul gioco d’azzardo e i suoi rischi, vero?

Zanzucchi: Noi siamo media partner di Slot Mob, l’iniziativa nata un po’ spontaneamente su spunto degli economisti Luigino Bruni e Leonardo Becchetti non tanto per colpire il gioco d’azzardo quanto per favorire coloro che non lo praticano nelle loro ricevitorie e nei loro locali. Siamo rimasti molto sorpresi dalla diffusione di questa iniziativa, che ormai ha avuto 100 appuntamenti e ha goduto di una straordinaria partecipazione giovanile. Curiosamente, in un momento in cui la crisi del rapporto tra governati e governanti è assoluta – l’ultima vicenda del parlamento paralizzato per alcune nomine della Consulta è il un grande esempio del rapporto tra governanti e governati, insieme forse al flop delle primarie del PD – vediamo che i giovani sono desiderosi di partecipare, anche in prima persona, anche in piccolo, ma vogliono costruire il bene comune partendo dal piccolo. Questa ci sembra forse la maggiore speranza che abbiamo in Italia.

Cosa possono fare di più le forze economiche di questo Paese?

Zanzucchi: A parte tutte le manovre economiche, aziendali e fiscali in cui non entro, mi sembra che il lavoro e l’economia abbiano bisogno di trovare una cultura del lavoro e una relazionalità nuove. Sono questi gli elementi che potrebbero ridare all’economia un po’ di slancio, è inutile pensare di riuscirci solamente attraverso delle manovre tecniche o di bilancio. Non basta. Bisogna che rinasca una cultura della partecipazione, una voglia di ricostruire dopo questa crisi che attualmente non c’è. In questo senso Renzi, al di là delle polemiche in atto, sta mettendo il dito su una piaga notevole che è quella della perdita di idealità. Non è possibile uscire da questa crisi se non si ha una forza interiore che permetta di farlo, e questa la si raggiunge con una cultura della condivisione nuova.

Ci sarà anche un incontro sulla figura di Agostino. Perché è una risorsa in questo momento?

Zanzucchi: Abbiamo organizzato questa serata su Agostino, a cui parteciperanno Piero Coda e Umberto Galimberti. Agostino è una persona di un’attualità estrema, mi sembra lo sia in tutti e tre gli ambiti che affrontiamo. È un personaggio che viene prima dell’inizio dell’idea di Europa, ma in lui c’è già l’idea della sovranazionalità, l’impegno nel trovare una comune visione del mondo. E questo come lo fa? Attraverso l’impegno personale, condiviso, nella cultura, nei grandi spazi, nella grande apertura e nelle relazioni con Dio e tra gli uomini. Il più intimo nell’intimo dell’uomo, che è Dio, è anche Colui che permette di avere lavoro, di avere cultura e di ampliare il proprio orizzonte al livello dell’umanità.

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