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Diritti della famiglia, cercasi interlocutori responsabili

John Corvera

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 30/09/14

Quali sono i punti su cui il Sinodo dovrà lavorare di più?

Belletti: Devo dire che l’agenda del Sinodo è stata costruita sul Questionario, che non è stato strutturato sulla traccia della Carta dei diritti della famiglia e che ha dato maggiore attenzione all’emergenza antropologica e pastorale di questi ultimi anni. Quindi c’è una grande attenzione alla gestione delle situazioni di fragilità familiare, c’è una forte attenzione alle valenze educative; la Carta dava invece molta attenzione alle questioni di politica familiare. Era un documento molto moderno perché parlava per esempio della tutela dei migranti, dei carcerati, del bisogno della casa. È impressionante: sulla Carta dei diritti della famiglia si poteva fare un piano nazionale delle politiche familiari di un paese. Invece ora il Sinodo ha messo in agenda più una dimensione identitaria della famiglia, in rapporto con la comunità ecclesiale. Eppure l’altro tema è ritornato, molte conferenze episcopali nazionali hanno portato nella mappa dell’agenda del Sinodo la dimensione sociale, riappropriandosi di un compito di costruzione della società. Credo che dal Sinodo straordinario di quest’anno al Sinodo ordinario del 2015 ci sarà tempo di recuperare, di dare una descrizione della famiglia un po’ più a tutto tondo. Per dirla con un esempio, nel Questionario non era inserita nessuna attenzione particolare al rapporto tra famiglia e lavoro, che vuol dire ragionare non solo in termini economici, ma anche sul senso del tempo, il tempo della Festa, la possibilità di conciliare famiglia e lavoro per garantire la serenità della vita familiare; questo in particolare è stato il grande tema dell’incontro mondiale delle famiglie del 2012 di Milano. Dal Sinodo mi aspetto che apra l’orizzonte inserendo quello che la Carta aveva scritto con grande chiarezza.

L’intervento recente dei vescovi indica una volontà nuova di tornare ad incidere nella politica in tema anche di famiglia?

Belletti: Il Sinodo ha il grande valore aggiunto che è l’avere il punto di vista globale della Chiesa universale, quindi è un po’ meno esposto alle criticità di singoli contesti nazionali. Noi invece in Italia abbiamo questa specificità: siamo schiacciati da una dimenticanza totale della politica verso la famiglia. La famiglia è stata sfruttata, ma mai messa al centro delle attenzioni; si parla tanto di famiglia ma non si fa niente “per” lei. Ci si riempie la bocca di una retorica della famiglia come ammortizzatore sociale, ma questo non è per niente il compito della famiglia. Dal Sinodo io mi aspetto una grande apertura di orizzonte sul mandato evangelizzatore della famiglia. In Italia si sta discutendo sulla questione antropologica legata all’identità della famiglia che troverà senz’altro grande riscontro nel Sinodo: tra i temi qui sono il “per sempre”, la differenza sessuale, l’uomo e della donna, l’idea della famiglia come società naturale, l’idea del rapporto tra le generazioni, la solidarietà, la genitorialità, la procreazione eterologa, l'eutanasia, i rapporti tra lo stesso sesso, tutte questioni poste dalla contemporaneità su cui la Carta dei diritti della famiglia aveva le idee chiarissime. L’altra questione riguarda le infrastrutture sociali: abbiamo bisogno di cambiare l’organizzazione del Paese, perché oggi in Italia la famiglia è quasi un inciampo alle forze economiche, alla politica, al fisco, e viene ostacolata. Oggi in Italia c’è bisogno di costruire politiche concrete e non solo discorsi generali.  

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famigliasinodo famiglia
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