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Famiglia: i due tratti distintivi sono l’intergenerazionalità e l’eterosessualità

Pope Francis (R) speaks with a young couple – it

AFP PHOTO / GABRIEL BOUYS

CITE DU VATICAN, Vatican City : Pope Francis (R) speaks with a young couple after his general audience in the Paul VI hall at the Vatican on August 20, 2014. AFP PHOTO / GABRIEL BOUYS

Anna Pelleri - Aleteia - pubblicato il 29/09/14

Intervista al sociologo Mauro Magatti, ordinario presso l'Università Cattolica di Milano

La famiglia e soprattutto le sue “forme” sono spesso oggetto di discussione. Sembra che la liberalizzazione delle forme di convivenza sia la chiave per creare “più famiglia” nella società. Stiamo però assitendo ad una profonda crisi della scelta stessa di creare famiglia e, all’interno di queste, dell’impegno reciproco, delle responsabilità e della definizione dei ruoli. 

Abbiamo chiesto al sociologo Mauro Magatti*, di spiegarci i tratti distintivi di questo fondamentale attore sociale, la sua evoluzione nel tempo e l’impatto di alcuni fattori culturali su di essa. 

Ci può fare una sintesi delle tappe dei cambiamenti della famiglia in Europa?

La famiglia è stata un soggetto fondamentale della vicenda occidentale, e contraddistingue la sua storia: esistevano forme familiari prima del cristianesimo; quelle forme come la famiglia romana o le oikos greche sono poi diventate la famiglia, che è stata un soggetto plastico, cioè si è modificata pur mantenendo i due caratteri fondamentali ossia la intergenerazionalità e la eterosessualità. Fino a quando c’erano le città agricole le famiglie erano coloniche, poi con l’avvento della città si è creata la famiglia appunto cittadina sempre più nuclearizzata, fino al XXI secolo quando è cominicata la crisi che è ancora in corso.

Nei vari contesti culturali troviamo modelli di famiglia differenti. Esistono elementi comuni tra questi che permettono di delineare un modello?

I due aspetti fondamentali sono l’ intergenerazionalità – il legame tra generazioni ossia la capacità generativa e il legame figli-genitori – e  l’eterosessualità, costituita nel suo nucleo centrale da un  uomo e una donna. Nel contesto culturale di oggi ci sono contributi sicuramente diversi. La mia interpretazione è che per parlare di famiglia bisogna avere questi due assi.

Si dice che a favore delle differenze bisogna riconoscere tutti i tipi di famiglie e di convivenze.  Questo crea davvero più famiglia? Se fosse così, come mai questa tendenza coincide con la crisi di cui accennava prima?

Da una parte la famiglia è in crisi perché si è nuclearizzata, quindi isolata da ciò che veniva prima, da ciò che viene dopo e da ciò che le sta intorno. Questo l'ha danneggiato e il nucleo si è spezzato. Bisogna riflettere su questo processo e capire che la famiglia è un contesto relazionale ed ha bisogno di stare essa stessa dentro ad un più ampio contesto relazionale. D’altra parte, a partire dalla combinazione di cambiamenti culturali come l’individualismo e la tecnologia – a partire dalla pillola, si è reso possibile creare forme di relazioni affettive e sessuali di diversa natura e genere. Credo che per un’esigenza prima di tutto di ecologia sia necessario definire la famiglia con le due caratteristiche che dicevo prima (intergenerazionalità ed eterosessualità). 

Accennava all’avvento della tecnologia come un fattore decisivo…

Quello che è successo negli ultimi decenni altro non è che la conseguenza dell’introduzione della pillola e dei metodi anticoncezionali che hanno cambiato la sfera sessuale e affettiva. Sono oggi in atto processi egualmente potenti legati alle pratiche di fecondazione slegate dalla sfera sessuale e sono processi che la cultura contemporanea affronta con una leggerezza eccessiva. 

Il "rito" , in questo caso del matrimonio, è solo una tradizione o ha un preciso ruolo nella società?

I riti esistono in tutte le società anche se cambiano di natura e di ruolo. Il rito è importante per la sua dimensione pubblica e collettiva, cioè coinvolge non solo la sfera privata ma anche del gruppo. Inoltre ha sempre a che fare con il mito, cioè una dimensione che non è solo razionale. In tutte le società i riti sono un elemento centrale della vita stessa. Il matrimonio mantiene qualche aspetto di ritualità, perché che sia quello civile che quello religioso ne hanno.  Il problema della convivenza è proprio questo: è un atto privato quasi nascosto che perde la dimensione pubblica della relazione e le sue potenzialità. E’ un impoverimento che segnala la radicale invidualizzaizone che la nostra società sta vivendo. 

La famiglia è un attore di welfare cruciale. La possibilità che svolga tale ruolo è legata alla sua forma?

La famiglia storicamente essendo una rete relazionale, affettiva e intergenerazionale ha sempre avuto un ruolo di protezione dei propri membri. Questo l’ha sempre esposta all’obiezione sensata che evidenzia le differenze tra le famiglie: ci sono alcuni nuclei che funzionano altri no. Il sistema di welfare ha introdotto elementi di protezione che avevano lo scopo di essere complementari alla famiglia, non si sostituirla. Dopo un’estensione di tale sistema, il suo attuale indebolimento scarica sulla famiglia responsabilità e compiti che le famiglie non riescono più a sostenere proprio perché le reti relazionali al loro interno sono molto più sfilacciate se non rotte. Il nodo complesso ovviamente è il fatto che laddove la famiglia è salda assume un ruolo decisivo e insostituibile, laddove però sia caratterizzata da elementi di debilezza non può attuare questo ruolo. 

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