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Mi sono convertito da poco e mi chiedo se il desiderio di confessarmi spesso sia un’ossessione

© luxorphoto/SHUTTERST OCK
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Per mantenere l’anima pura dai peccati veniali non c’è solo la confessione sacramentale, ma anche la preghiera e gli atti di carità

Quesito
Caro Padre Angelo,
mi sono avvicinato alla fede da un quasi tre anni ormai, e credo di aver ottenuto diverse grazie, tra le quali una serenità che prima non avevo. Ultimamente mi sta accadendo di sentire l’esigenza di confessarmi e fare la comunione ogni giorno, o quasi, in quanto sento il bisogno di essere il più puro possibile ed vicino ed in pace con Dio.

Che significa?  Sono "ossessionato" oppure dovrei assecondare questo mio desiderio?

Mi frena anche il fatto di dover spiegare ai vari sacerdoti che nella parrocchia si alternano ogni giorno nel confessionali (c’è ne sono almeno 4, ogni giorno uno diverso,  ad eccezione del mercoledì dove non c’è nessuno), quando mi chiederanno da quanto tempo non mi confesso, dovergli rispondere "da ieri" o al massimo "da quattro giorni". Che dovrei rispondere?
La saluto e la ringrazio per il servizio che svolge attraverso questo sito.
Alessandro

Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. sono molto contento che ti sia riavvicinato alla fede, o meglio che tu abbia sentito il Signore che bussava alle porte del tuo cuore e ti abbia dato la forza di aprirgli. Non mi meraviglio affatto che riavvicinandoti al Signore abbia fatto l’esperienza di aver ricevuto molte grazie e anche grande serenità. Il Signore stesso ha detto attraverso il profeta Osea: “Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare”(Os 11,4). Ha fatto così con gli antichi israeliti e fa così con tutti. D’altra parte riavvicinarsi a Dio è la stessa cosa che riavvicinarsi alla sorgente di ogni bene.

2. Non mi stupisce neanche che tu senta il bisogno di andare a Messa tutti i giorni. Anzi mi sembra la cosa più logica dal momento che questa grazia la chiedi, forse senza saperlo, tutti i giorni. Di fatto tu reciti il Padre nostro, la preghiera insegnata da Gesù che senza dubbio è la preghiera più perfetta e più gradita a Dio. Ebbene, proprio nel Padre nostro, Gesù ci ha insegnato a domandare il nostro pane quotidiano. Nel testo greco (e il Vangelo è stato scritto in greco) si trova questa espressione: “Dacci oggi il nostro pane “epiusion”. Un aggettivo che nel vocabolario greco non esisteva. San Girolamo, che ha tradotto i Vangeli in latino, ha tradotto epiusion alla lettera, e cioè con l’aggettivo “soprasostanziale”.
Ora il pane soprasostanziale è Cristo, che ha definito se stesso così: “Io sono il Pane della vita, perché chi ne mangia non muoia, ma abbia la vita eterna” e cioè il possesso di Dio di qua e di là.

3. Nel Vangelo abbiamo due versioni del Padre nostro. Una presentata da Matteo e l’altra da Luca. Nella traduzione di Matteo San Girolamo scrive: “Panem nostrum supersubstantialem da nobis hodie” (dacci oggi il nostro pane soprasostanziale). Nella versione di Luca scrive: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Nella formulazione che noi recitiamo c’è l’aggettivo “quotidiano”.

4. In questo aggettivo “quotidiano” c’è tutto, ma anzitutto il Pane soprastanziale, Cristo stesso. Dunque non mi meraviglio che Colui che ha iniziato a mettere dentro di te il desiderio dell’Eucaristia quotidiana, lo stia portando a compimento.

5. Venendo alla Confessione: capisco il tuo desiderio di aver sempre un’anima pura. Tuttavia per mantenere l’anima pura e liberata dai peccati veniali non c’è solo la confessione sacramentale, ma anche la preghiera (tra cui la Messa) e gli atti di carità.

Pertanto per quanto riguarda la confessione attieniti alla norma di confessarti ogni settimana. A meno che vi sia una necessità particolare. Questa era  la norma che don Bosco dava ai suoi ragazzi ed è una norma saggia, che evita i due estremi dello scrupolo e della negligenza. Continua dunque così.
Ti ricordo nella preghiera e ti benedico.

Padre Angelo

QUI L’ORIGINALE

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