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Pedofilia, la tolleranza zero viene da Benedetto XVI

Hugues

Massimo Introvigne - La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 26/09/14

Il cammino di Papa Francesco prosegue sulle orme del suo predecessore

Sul caso dell’arcivescovo polacco Józef Wesolowski, già nunzio apostolico a Santo Domingo, arrestato dalla gendarmeria vaticana in quanto accusato di atti di pedofilia compiuti quando era diplomatico, abbiamo letto sui giornali italiani una serie di stranezze che dimostrano una scarsa conoscenza sia del diritto della Santa Sede sia della questione dei sacerdoti pedofili. Molti per applaudirla, e qualche «ateo devoto» per deplorarla, hanno parlato di una svolta radicale nella lotta alla pedofilia voluta da Papa Francesco, sostenendo anche che la Chiesa, dopo averlo a lungo combattuto nelle sedi internazionali e nei tribunali, ora accetterebbe il punto di vista dell’Onu per cui la Santa Sede è responsabile degli atti di pedofilia compiuti da sacerdoti non solo entro le mura del Vaticano, ma in tutto il mondo. Si tratta di due grosse bufale: cerchiamo di capire perché.

Bufala numero uno: arrestando Wesolowski la Santa Sede avrebbe accettato il principio per cui deve assumersi la responsabilità degli abusi compiuti da sacerdoti – o peggio vescovi – cattolici dovunque nel mondo. Un canonista di fama, l’avvocato Giancarlo Cerrelli, ha già spiegato ieri sul nostro giornale che non è così. Gli studi di carattere giuridico sono raramente una lettura leggera, ma chi fa la fatica di leggere Cerrelli capisce che le malefatte di un nunzio apostolico durante l’esercizio del suo mandato diplomatico, dovunque commesse, cadono sotto il codice penale della Santa Sede, mentre quelle di un normale prete o parroco no. Dunque no, la gendarmeria vaticana non verrà ad arrestare il vostro parroco se si comporta male – speriamo che sia un santo – ed è inutile stracciarsi le vesti perché il Papa non ha mandato i gendarmi ad arrestare altri preti pedofili che hanno occupato le cronache, i quali non erano però nunzi apostolici e neppure funzionari di qualche congregazione della Santa Sede.

Quest’ultima ha vigorosamente difeso il principio per cui non è responsabile dei reati commessi da sacerdoti e vescovi che, a differenza dei nunzi apostolici, non rappresentano direttamente la Santa Sede. Lo ha difeso contro l’Onu e contro certi studi legali miliardari americani ancora negli ultimi mesi, e su istruzioni di Papa Francesco. Il riferimento agli avvocati americani è importante: non si tratta di teoria, ci sono studi legali in America che promuovono questo principio per chiedere i danni alla Santa Sede in ogni caso di vera o presunta pedofilia, sperando di arricchirsi ulteriormente a spese del Vaticano dopo avere mandato in bancarotta diverse diocesi. Perseguendo secondo il suo diritto penale chi lavora in Vaticano – e un nunzio apostolico lavora per definizione in Vaticano anche se si trova a Santo Domingo, né c’è da stupirsi perché lo stesso principio vale per un ambasciatore italiano all’estero – la Santa Sede non accetta affatto di essere responsabile degli abusi eventualmente compiuti da parroci o anche da vescovi sparsi per l’orbe terracqueo.

Bufala numero due: finalmente è arrivato Papa Francesco che persegue i preti pedofili, mentre prima quel cattivone di Benedetto XVI li proteggeva. Se preferite un’altra versione: purtroppo per disgrazia è arrivato Papa Francesco, che non tutela e perdona le pecorelle smarrite ma le mette in prigione (in verità, agli arresti domiciliari), mentre prima Benedetto XVI, resistendo impavidamente all’Onu e a Repubblica, le ammoniva ma le teneva fuori di galera. Tutte e due le versioni sono false. È vero che all’arresto la giustizia penale vaticana ricorre molto raramente, ma la nuova severità verso i preti responsabili di abusi su minori non è un’invenzione di Papa Francesco. Le norme in vigore sono state volute e, per il novanta per cento – Francesco ha aggiunto qualche ulteriore elemento –, promulgate da Benedetto XVI.

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lotta alla pedofilia
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