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Caso Wesolowski: ecco cosa accadrà adesso

© ERIKA SANTELICES / AFP

DOMINICAN REPUBLIC, Santo Domingo : (L to R) Dominican Foreign Minister Carlos Morales Troncoso, Papal Nuncio Jozef Wesolowski and Colombian ambassador to the Dominican Republic, General (ret) Mario Montoya during a ceremony in Santo Somingo, on August 12, 2011. AFP PHOTO / ERIKA SANTELICES

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 25/09/14

Che cosa significa nei fatti l’espressione “dimissione dallo stato clericale”?

Marigliano: Con l'espressione dimissione dallo stato clericale si intende la perdita da parte del chierico (ovviamente, e a maggior ragione, anche da parte del Vescovo NdT) di tutti i diritti peculiari dello stato clericale e non si è più tenuti ai relativi obblighi. La pena della dimissione dallo stato clericale, però, non annulla la sacra ordinazione che, se validamente ricevuta non è mai annullabile. In maniera erronea ancora oggi si usa l'espressione "riduzione allo stato laicale" prevista nel codice di Diritto Canonico del 1917, oggi abrogato e non più in vigore dal 1983, anno di promulgazione dell'attuale Codice. Al chierico che ha perso lo stato clericale è proibito esercitare il potere di ordine e pertanto è privato di tutti gli uffici, di tutte le funzioni e di qualsiasi potere delegato. (Non può esercitare, cioè, il sacro ministero, non può avere compiti in ambito pastorale, non può insegnare nei seminari etc.. Si perdono anche i titoli, nel caso quello di Vescovo). L'unico obbligo che rimane è quello del celibato, che non si perde: la dispensa da questo può essere concessa soltanto dal Romano Pontefice.

Cosa prevede la procedura giuridica vaticana in caso di delitti di pedofilia?

Marigliano: I delitti contro il sesto precetto del Decalogo commessi da chierici a danno di minori e più in generale i delicta graviora contro la morale, contro i sacramenti e contro la fede (delicta reservata) sono, infatti riservati alla competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) che tutela la dottrina sulla fede ed i costumi in tutto l’orbe cattolico attraverso l’esercizio della funzione giurisdizionale in materia penale. I chierici accusati di abusi diretti contro i minori di anni 18 e di abusi indiretti (pedopornografia) contro minori di anni 14 una volta denunciati dalla vittima, e dopo una verifica da parte dell'Autorità Ecclesiale sulla verosimilità della notitia criminis, subiscono un processo penale che può essere amministrativo o giudiziario caratterizzato da una fase istruttoria ed una dibattimentale tramite la redazione di memorie scritte. Possono farsi assistere da un avvocato rotale competente nella materia ed approvato dalla CDF. Alla fine del processo, dopo la fase istruttoria e dibattimentale, verrà emesso il Decreto o la Sentenza che, in caso, possono essere appellati in secondo grado: con la seconda pronuncia si ha il giudicato e l'esecutività della sentenza. La pene sono varie e, pur non esaurendosi in queste, possono andare dal divieto di esercitare il Sacro Ministero, al divieto di amministrare il Sacramento della Confessione fino alla dimissione dallo stato clericale. Non si dimentichi però che nell’ordinamento ecclesiale l’instaurazione di un procedimento penale costituisce pur sempre l’extrema ratio, dovendosi verificare dapprima la possibilità di fare ricorso ad espedienti pastorali. In una comunità come la Chiesa, infatti, il processo non è la situazione ideale dei conflitti.

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Tags:
diritto canonicopreti pedofili
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