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Papa Francesco: “le due condizioni per seguire Gesù: ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica”

© Mazur/catholicnews.org.uk

Radio Vaticana - pubblicato il 23/09/14

Il pontefice durante l'omelia a Santa Marta si è concentrato sulla vita cristiana e il rapporto col Vangelo

di Alessandro De Carolis

Le parole che diceva suonavano nuove, come “nuova” appariva l’autorità di chi le pronunciava. Parole che toccavano il cuore e nelle quali in tanti percepivano “la forza della salvezza” che annunciavano. Per questo, osserva Papa Francesco, le folle seguivano Gesù. Ma c’erano pure coloro che lo seguivano “per convenienza”, senza troppa purezza di cuore, magari solo per la “voglia di essere più buoni”. In duemila anni, riconosce il Papa, non è che questo scenario sia molto cambiato. Anche oggi molti ascoltano Gesù come quei nove lebbrosi del Vangelo che, “felici” con la loro ritrovata salute, “si dimenticarono di Gesù” che gliela aveva restituita:

“Ma Gesù continuava a parlare alla gente e amava la gente e amava la folla, a tal punto che dice ‘questi che mi seguono, quella folla immensa, sono la mia madre e i miei fratelli, sono questi’. E spiega: 'coloro che ascoltano la Parola di Dio, la mettono in pratica’. Queste sono le due condizioni per seguire Gesù: ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica. Questa è la vita cristiana, niente di più. Semplice, semplice. Forse noi l’abbiamo fatta un po’ difficile, con tante spiegazioni che nessuno capisce, ma la vita cristiana è così: ascoltare la Parola di Dio e praticarla”.

Ecco perché – come descritto dal brano del Vangelo di Luca – Gesù replica a chi gli riferiva che i suoi parenti lo stavano cercando: “Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”. E per ascoltare la Parola di Dio, la Parola di Gesù – dice il Papa – basta aprire la Bibbia, il Vangelo. Ma queste pagine, afferma, non vanno lette, vanno ascoltate. “Ascoltare la Parola di Dio – indica Papa Francesco – è leggere quello e dire: ‘Ma a me questo che dice, al mio cuore? Dio cosa sta dicendo a me, con questa parola?”. E la nostra vita cambia”:

“Ogni volta che noi facciamo questo – apriamo il Vangelo e leggiamo un passo e ci domandiamo: ‘Con questo Dio mi parla, dice qualcosa a me? E se dice qualcosa, cosa mi dice?’ – questo è ascoltare la Parola di Dio, ascoltarla con le orecchie e ascoltarla con il cuore. Aprire il cuore alla Parola di Dio. I nemici di Gesù ascoltavano la Parola di Gesù, ma gli erano vicini per cercare di trovare uno sbaglio, per farlo scivolare, e che perdesse autorità. Ma mai si domandavano: ‘Cosa dice Dio per me in questa Parola?’ E Dio non parla solo a tutti: sì, parla a tutti, ma parla ad ognuno di noi. Il Vangelo è stato scritto perognuno di noi”.

Certo, prosegue Papa Francesco, mettere poi in pratica ciò che si è ascoltato “non è facile”, perché “è più facile vivere tranquillamente senza preoccuparsi delle esigenze della Parola di Dio”. Piste concrete per farlo, ricorda, sono i Comandamenti, le Beatitudini. Contando sempre, soggiunge, sull’aiuto di Gesù, anche quando il nostro cuore ascolta ma fa finta di non capire. Lui, conclude il Papa, “è misericordioso e perdona tutti”, “aspetta tutti, perché è paziente”:

“Gesù riceve tutti, anche quelli che vanno a sentire la Parola di Dio e poi lo tradiscono. Pensiamo a Giuda. ‘Amico’ gli dice, in quel momento dove Giuda lo tradisce. Il Signore sempre semina la sua Parola, soltanto chiede un cuore aperto per ascoltarla e buona volontà per metterla in pratica. Per questo allora la preghiera di oggi, che sia quella del Salmo: ‘Guidami Signore sul sentiero dei tuoi comandi’, cioè sul sentiero della tua Parola, e perché io impari con la tua guida a metterla in pratica”.

Qui l'originale

Tags:
omelia santa martapapa francesco
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