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Architetto, direttrice d'impresa, dottoressa... e ti fai suora?

© Gabriel

Aleteia | Tue Sep 23 2014

Ora ti racconterò la mia storia. Sono Erika, e sono religiosa. La verità è che non avrei mai immaginato che avrei fatto questa scelta nella vita, né da bambina, né da adolescente o giovane, ma Dio mi ha invitata e io ho accettato. Non è stato facile, per niente. La prima parte di quanto ho scritto racconta la mia vita, ovvero la situzione di “benessere” in cui mi trovavo. E quando ho sentito la chiamata, quasi quasi volevo nascondermi e dire al Signore “No, per favore, non io”, ma c’era qualcosa di più grande nel mio cuore, un desiderio di servizio, di dedizione ai fratelli, di fare qualcosa di diverso da ciò che fanno tutti, ovvero sposarsi, avere un ottimo lavoro (spesso vivendo per il lavoro e non avendo una vita propria), figli… Chiaramente mi faceva paura lasciare tutto, “tutto”.

Mi ci sono voluti tre anni, e nessuno di coloro che mi stavano vicino sapeva che stavo compiendo questo percorso. Le cose diventavano sempre più complicate per realizzare la mia scelta. Al lavoro mi davano promozioni, facevo corsi, viaggi, insomma, nulla mi aiutava a compiere il grande salto. Ad ogni modo l’ho fatto, lanciandomi nell’avventura e seguendo i miei sogni, quello che mi vibrava nel cuore. La mia famiglia si chiedeva cosa succedesse nella mia vita se andava tutto bene. A volte mi chiedevano se era per colpa di qualche delusione amorosa (è quello che pensa la maggior parte della gente ed è quello che mostra la televisione). No, ovviamente! Era un fuoco che mi bruciava il cuore. È stato un periodo di lotte, pianto e allegria.

Sono arrivata alla vita religiosa e ho resistito solo nove mesi. La lotta interiore era così grande che ho deciso di tornare a casa. Pensavo che ogni giorno che passava perdevo opportunità di lavoro, che non sarebbe più stato lo stesso. E quindi solo andata via, ma solo per dieci mesi. In questo periodo sono tornata al lavoro, ho recuperato molto di ciò che avevo lasciato, o forse ho ottenuto ancor di più. Il lavoro che avevo era fantastico. Dio mi lasciava libera di decidere e non mi chiudeva porte. Nulla, però, era ormai uguale, la mia vita in un certo senso era “vuota” perché “avere” e “fare” erano coperti, ma l’“essere” no. Per questo ho deciso di tornare alla vita religiosa, ma stavolta con le mani e il cuore vuoti di tutto ciò che mi impediva di camminare.

Ora posso dire che Dio è così bello che ti dà davvero più di ciò che lasci. Attualmente vivo con gioia la mia vocazione, seguo l’Essere che amo e metto i doni che mi ha dato da tutta la vita al servizio del suo Regno. Ho studiato Contabilità pubblica, e anche se sembra incredibile continuo ad esercitarla. Ovviamente non ricevo uno stipendio in termini monetari, ma a livello di gioia e dedizione sì. È lavorare per gli altri, vedere e scoprire che far bene il mio servizio ha effetto su molte persone. Tutto ciò che ho imparato al lavoro mi serve molto al momento di trattare con le persone, nello sviluppo personale e istituzionale eccetera, e mi è stata data l’opportunità di studiare per conseguire una seconda laurea.

A volte pensiamo che nella vita religiosa o sacerdotale una persona sia ignorante o abbia poche possibilità di sviluppo, ma è un errore: al contrario, ci si arricchisce con persone alle quali Dio ha permesso di crescere e svilupparsi professionalmente, e se non è così viene data l’opportunità di farlo.

Questo dal punto di vista della crescita professionale, senza parlare di tanti altri aspetti della vita sacerdotale o religiosa, anch’essi assai interessanti.

Alla fine, come al giovane ricco, Gesù dice anche a te: “Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi”, e non te ne pentirai.

Suor Erika Jacinto Muñoz
Religiosa del Verbo Incarnato

[1] «Sicurezza» nell’accezione intesa dalla società, che non è del tutto sicurezza e certezza nella vita personale

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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