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«Il sangue dei martiri, una guida contro nuove dittature»

Massimo Introvigne - La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 22/09/14

Sviluppando uno spunto già presentato da Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate, nel discorso alle autorità il Pontefice ha fatto notare che quando la libertà religiosa è negata non ne soffre solo il tessuto morale della società ma anche l’economia. In Albania «l’inverno dell’isolamento e delle persecuzioni» ha reso il Paese insieme culturalmente desolato e poverissimo. Al contrario, «il rispetto dei diritti umani tra cui spicca la libertà religiosa e di espressione del pensiero, è […] condizione preliminare per lo stesso sviluppo sociale ed economico di un Paese».

La libertà politica non risolve tutti i problemi, e all’Angelus il Papa ha criticato una «falsa libertà individualista». Nel discorso preparato per i vespri, ha affermato senza mezzi termini che oggi la Chiesa è chiamata a opporsi a «nuove forme di “dittatura” che rischiano di tenere schiave le persone e le comunità. Se il regime ateo cercava di soffocare la fede, queste dittature, più subdole, possono soffocare la carità».

Parlando alle autorità ha affermato che in Albania, dopo la caduta del comunismo, «molti, specialmente all’inizio, mossi dalla ricerca di lavoro e di migliori condizioni di vita, hanno preso la via dell’emigrazione e contribuiscono a loro modo al progresso della società albanese. Molti altri hanno riscoperto le ragioni per rimanere in patria e costruirla dall’interno». Se la libertà ha favorito la prosperità, non sono certo scomparsi i poveri. Come sapeva una grande albanese, la beata Madre Teresa di Calcutta (1910-1997) – ha detto il Papa –, «alla globalizzazione dei mercati è necessario che corrisponda una globalizzazione della solidarietà» e «insieme ai diritti individuali vanno tutelati quelli delle realtà intermedie tra l’individuo e lo Stato, prima fra tutte la famiglia».

La religione è essenziale per questo cammino, e qui il Papa è passato al secondo motivo del suo viaggio: valorizzare «una felice caratteristica dell’Albania, che va preservata con ogni cura e attenzione: mi riferisco alla pacifica convivenza e alla collaborazione tra gli appartenenti a diverse religioni. Il clima di rispetto e fiducia reciproca tra cattolici, ortodossi e musulmani è un bene prezioso per il Paese». È anche un bene fragile, «in questo nostro tempo nel quale, da parte di gruppi estremisti, viene travisato l’autentico senso religioso e vengono distorte e strumentalizzate le differenze tra le diverse confessioni, facendone però un pericoloso fattore di scontro e di violenza, anziché occasione di dialogo aperto e rispettoso e di riflessione comune su ciò che significa credere in Dio e seguire la sua legge». Anche il fondamentalismo è una delle nuove «dittature» ideologiche che minacciano le persone e le società dopo la caduta del comunismo. «Nessuno – ha ammonito il Pontefice – pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione! Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie azioni contr
arie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo quello alla vita ed alla libertà religiosa di tutti!».

«Pace nelle vostre case, pace nei vostri cuori, pace nella vostra Nazione! Pace!», ha invocato il Papa nell’omelia citando ancora Madre Teresa. E ha ricordato che il simbolo dell’Albania, «la terra delle aquile», è appunto l’aquila. «Non dimenticatevi l’aquila. L’aquila non dimentica il nido, ma vola alto. Volate alto! Andate su! Sono venuto a coinvolgere le nuove generazioni; a nutrirvi assiduamente della Parola di Dio aprendo i vostri cuori a Cristo, a Dio, al Vangelo».

Qui l’originale

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Tags:
albaniadialogo interreligiosomartiripapa francesco
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