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“Pre-persone”

© troita_<

Aleteia - pubblicato il 20/09/14

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Il camion degli aborti, durante i suoi giri, trasmetteva un ritornello del Signor Buon Umore: Jack e Jill / andarono in collina / per riempire un secchio di brina. Un nastro nell’impianto stereo del camion, costruito specificamente per la General Motors dalla Ampex, ripeteva di continuo quel motivetto squillante, a meno che il veicolo non si stesse avvicinando a una preda. In quel caso l’autista spegneva l’impianto e veleggiava silenzioso fino a raggiungere la casa giusta. In ogni caso, una volta rinchiuso il figlio indesiderato nel retro, col camion sulla via del ritorno per la County Facility o diretto a un altro prelievo di pre-persona, il guidatore lo riaccendeva. Jack e Jill / andarono in collina / per riempire un secchio di brina. Cantando per se stesso, Oscar Ferris, autista del camion numero Tre, continuò: “Jack cadde e la corona si spaccò, e Jill dietro di lui per terra si trovò.” Che diavolo sarà mai questa corona? si chiese Oscar. Magari una parte intima. L’uomo sogghignò. Forse Jack ci stava giochicchiando, o era Jill… tutti e due insieme magari. Brina un paio di palle, pensò. Lo so io perché sono andati tra i cespugli. Solo che Jack è caduto, e si è sfasciato il coso. “Ti ha detto male, Jill”, quasi urlò mentre guidava il camion, che aveva appena quattro anni, per le curve ventose della California Highway One. I ragazzini sono così, si disse Oscar. Degli sporcaccioni che fanno giochi più sconci di loro.
Era ancora in aperta campagna, e spesso i bambini randagi andavano rotolandosi nei canyon e tra i campi; bastava tenere gli occhi aperti, e prima o poi… proprio alla sua destra ne vide uno, sui sei anni, che cercava di nascondersi. In un istante Ferris schiacciò il pulsante che attivava la sirena. Il ragazzino si immobilizzò, congelato dalla paura, e aspettò mentre il camion, che ancora trasmetteva Jack e Jill, gli si accostava accanto prima di spegnersi. “Fammi vedere la tua patente di Desiderabilità” ordinò Ferris, senza scendere; sporse un braccio dal finestrino, mostrando l’uniforme e la fascia marroni, simboli della sua autorità. Il piccolo era pelle e ossa, come molti randagi, ma, d’altra parte, aveva un paio di occhiali. I capelli di un biondo slavato, in jeans e maglietta, guardava verso Ferris con occhi pieni di timore, senza accennare a tirar fuori i documenti di identificazione. “Ce l’hai una patente D o no?” chiese lui. “C-c-cos’è una ‘patente D’?” Nel suo tono ufficiale, Oscar Ferris spiegò al bambino i suoi diritti secondo la legge: “I tuoi genitori, o almeno uno dei due o chi ne fa le veci, compilano il modulo 36-W, che è una dichiarazione formale di desiderabilità. Vuol dire che ti considerano persona gradita. Non ne sei munito? Legalmente, questo fa di te un randagio, anche se i tuoi genitori desiderano tenerti con sé; sono passibili di una multa di cinquecento dollari.” “Oh” fece il ragazzino. “Be’, l’ho persa.” “Allora ce ne sarà una copia in archivio. Ormai tutti i documenti e le registrazioni sono su microfilm. Ti porterò…” “Alla County Facility?”. Le gambe del bambino, sottili come manici di scopa, parvero sul punto di cedere per la paura. “I tuoi genitori avranno trenta giorni per reclamarti, compilando il modulo 36-W. Se non lo faranno…” “I miei genitori non vanno d’accordo. Adesso io sto con papà.” “E lui non ti ha dato una patente D per identificarti.” Montato di traverso sul soffitto della cabina di guida, c’era un fucile. Era sempre possibile che sorgessero dei problemi, quando si trattava di prendere un randagio. D’istinto, Ferris lanciò un’occhiata all’arma. Era al suo posto, tutto okay: aveva un fucile a pompa. Lo aveva usato solo cinque volte nel corso della sua carriera nelle forze dell’ordine. Poteva ridurre un uomo in brandelli. “Devo portarti con me” disse, aprendo lo sportello del camion e tirando fuori le chiavi. “Ci sono altri due ragazzini nel retro; potete farvi compagnia.” “No” rispose il piccolo. “Non vengo.” Battendo le palpebre, si piazzò di fronte a Ferris, cocciuto e rigido come una roccia. “Oh, probabilmente hai sentito un sacco di storie sulla County Facility. Solo gli storpi, i deformi vengono messi a dormire; tutti i bambini normali e di bell’aspetto sono adottati… ti taglieremo i capelli e ti daremo una sistemata, e sarai pulito e ordinato. Vogliamo solo trovarti una casa. Tutto qua. Sono pochi – lo sai no? i malati mentalmente e fisicamente – quelli che nessuno vuole. Sarai subito scelto da una persona per bene, vedrai. E così non te ne andrai più in giro da queste parti senza la guida dei tuoi genitori. Avrai una madre e un padre nuovi e, ascolta, pagheranno dei bei bigliettoni per te; diamine, ti registreranno. Capisci? In realtà il posto dove ti terremo è più che altro un alloggio temporaneo, per renderti disponibile ai tuoi prossimi genitori.” “Ma se nessuno mi adotta entro un mese…” “Diamine, potresti cadere giù da una scogliera qui a Big Sur e morire. Non ti preoccupare. Gli impiegati alla Facility contatteranno i tuoi genitori attuali e di sicuro loro verranno con il Modulo di Desiderabilità (il 15 A) prima o poi, magari oggi stesso. E nel frattempo tu ti sarai fatto un bel viaggio, avrai conosciuto un sacco di altri bambini. Quando…” “No”, ripeté il ragazzino. “Devo informarti” disse Ferris cambiando tono “che sono un Ufficiale di Contea.” Spalancò lo sportello, saltò giù dal camion e mostrò al piccolo il suo lucente distintivo di metallo. “Sono l’Ufficiale di Pace Oscar Ferris e adesso ti ordino di entrare nel retro di questo veicolo.”
Un uomo alto si avvicinò, camminando con circospezione; come il bambino, indossava dei jeans e una maglietta, ma non aveva occhiali. “Lei è il padre?” chiese Ferris. Con voce roca, l’uomo ribatté: “Hai intenzione di portare il piccolo al canile?” “Noi lo consideriamo un centro di protezione per i bambini” rispose Ferris. “L’uso del termine ‘canile’ è un’offesa da hippie comunista, e distorce – volutamente – il senso complessivo di ciò che facciamo.” Indicando il camion, l’altro disse: “Chiudete i bambini in gabbie, o no?” “Mi favorisca i suoi documenti, prego” domandò l’ufficiale. “E vorrei anche sapere se è mai stato arrestato.” “Arrestato e poi giudicato innocente? O arrestato e trovato colpevole?” “Risponda alle mie domande, signore” gli intimò Ferris, mostrandogli il tesserino nero che usava con gli adulti per identificarsi come Ufficiale di Pace della Contea. “Chi è lei? Forza, vediamo i documenti.” L’uomo rispose: “Mi chiamo Ed Gantro, e ho un precedente. Avevo diciotto anni. Ho rubato quattro casse di Coca-Cola da un camion parcheggiato.” “E’ stato colto in flagrante?” “No, quando ho riportato i vuoti per il rimborso. E’ stato allora che mi hanno preso. Ho scontato una pena di sei mesi.” “Ha con sé una patente di Desiderabilità per il suo ragazzo?” chiese Ferris. “Non possiamo permetterci i novanta dollari del prezzo.” “Bene, adesso ve ne costerà cinquecento. Avreste dovuto provvedere prima. Le suggerisco di consultare un avvocato.” Oscar si mosse verso il bambino, dichiarando ufficialmente: “La prego di unirsi agli altri minori nella sezione posteriore del veicolo.” All’adulto chiese: “Gli dica di seguire le mie istruzioni.” L’uomo esitò, prima di dire: “Tim, entra in quel maledetto camion. Troveremo un avvocato; ci procureremo la patente D. E’ inutile creare dei problemi… tecnicamente sei un r
andagio.” “Un randagio” ripeté il piccolo, osservando suo padre. “Esattamente” commentò Ferris. “Lei ha trenta giorni per – lo sa, no? – avviare le…” “Prendete anche i gatti?” lo interruppe il bambino. “Ci sono anche dei gatti lì dentro? Mi piacciono molto, sono a posto.” “Mi occupo solo dei casi da postparto” rispose l’ufficiale. “Di quelli come te, vale a dire.” Con una chiave aprì il portellone posteriore del camion. “Cerca di non liberarti la vescica mentre sei a bordo; pulire le macchie e far andare via l’odore è dura da morire.” Il piccolo parve non capire; spostò lo sguardo da Ferris a suo padre, perplesso. “Non fare i tuoi bisogni nel camion”, gli spiegò il genitore. “Vogliono mantenere l’igiene per tagliare i costi di manutenzione.” La sua voce era feroce e severa. “Per quanto riguarda cani e gatti randagi,” disse l’altro uomo “gli sparano a vista, o piazzano delle esche avvelenate.” “Ah, sì, conosco quella roba, il Warfarin” commentò il padre di Tim. “L’animale ne mangia per circa una settimana, dopodiché ha un’emorragia interna e muore.” “Senza soffrire”, puntualizzò Ferris. “Non è meglio che succhiargli via l’aria dai polmoni?” chiese Ed Gantro. “Meglio che soffocarli in massa?” “Be’, con gli animali le autorità di contea…” “Mi riferisco ai bambini. Come Tim”.

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