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Primo caso di eterologa incrociata in Italia

© DR
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Due coppie all'ospedale di Cattolica si scambiano i gameti

"Mio marito regalerà il suo seme, l’altra signora donerà un ovocita. E gli embrioni che si formeranno cresceranno nella mia pancia e in quella della donna che non conosco né conoscerò mai, ma di cui so dolori e paure, angoscia e forza di volontà. Siamo due coppie in cui un partner è sterile, scambiandoci i gameti riusciremo finalmente a diventare genitori. I nostri figli saranno gemelli geneticamente, anche se forse non si vedranno mai".

LA DONAZIONE DEGLI OVOCITI
Paola, riminese di 37 anni, racconta a La Repubblica (18 settembre) la strada che conduce al primo caso di fecondazione eterologa incrociata, che dovrebbe aver luogo tra poco più di un mese all’ospedale di Cattolica. Nel reparto di fisiologia riproduttiva diretto dal professor Carlo Bulletti dove ogni anno si fanno 900 cicli di fecondazione assistita. «Ho scoperto di essere sterile – spiega la donna – in menopausa anticipata mentre per mio marito gli esami erano praticamente perfetti. La donazione di ovociti, la fecondazione eterologa insomma, per noi era l’unica strada».

GEMELLI "SCONOSCIUTI"
«Alla ricerca di effetti speciali sempre più spettacolari per attirare clienti al supermarket della genesi umana – ironizza il giornalista e opinionista cattolico Mario Adinolfi sul suo blog (17 settembre) – all’ospedale di Cattolica hanno trovato una nuova attrazione per il circo (anche mediatico): l’eterologa incrociata. Cos’è? Di fatto è come trasformare le sale asettiche di un centro di fecondazione assistita in un club per scambi di coppia. Ci si scambia i gameti come ci si scambierebbe i partner. Lui non "funziona"? L’altro marito ci mette lo sperma. Per non esser da meno lei regala un suo ovocita all’altra e così si fa conto pari. Nasceranno due bimbi che saranno geneticamente gemelli. Ma non si conosceranno mai».

IL GEMELLI DICE "NO" ALL’ETEROLOGA
La notizia della fecondazione incrociata arriva 24 ore dopo che il policlinico Gemelli di Roma ha annunciato che non praticherà l’eterologa. L’ospedale fa parte dei 21 centri di procreazione medicalmente assistita del Lazio ed era stato autorizzato dalla Regione ad effettuare la procedura(Il Messaggero, 17 settembre).

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