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Don Alvaro, fedele e affabile servitore del Signore

© DR
Monseñor Alvaro del Portillo, segundo prelado del Opus Dei, a los altares
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Presentata a Roma la biografia del primo successore di san Josemaria Escriva' alla guida dell'Opus Dei, che sara' proclamato beato il 27 settembre

Un uomo che ha fatto dell’umanità, della fiducia e sopratutto della fedeltà una ragione di vita. La biografia di monsignor Alvaro del Portillo, il primo successore di san Josemaría alla guida dell’Opus Dei, rivela un lato intimo, mite di questo uomo che per dodici anni ha guidato la prelatura. A tracciare la vita di don Alvaro è stato il suo più stretto collaboratore Javier Medina Bayo. Il volume è stato presentato oggi a Roma, nell’aula magna della Pontificia Università della Santa Croce a dieci giorni dalla Beatificazione di monsignor del Portillo, in programma a Madrid il 27 settembre.

LA CONOSCENZA DI ESCRIVA’
La biografia racconta il volto di un giovane riservato e sempre sorridente con la passione per i numeri e l’ingegneria. La sua vita fu felicemente «sconvolta» dall’incontro con Escrivá. Restò folgorato dalla sua predicazione, dalle nuove prospettiva di impegno cristiano a cui stava chiamando persone di ogni età e condizione sociale.

ADDIO ALLA CARRIERA DI INGEGNERE
Álvaro decise di far proprio quell’impegno e la sua via di Damasco fu un ritiro spirituale nel luglio del ’35. Da quel momento e fino alla fine dei suoi giorni (celebrò la sua ultima Messa nel Cenacolo di Gerusalemme durante un pellegrinaggio per i suoi 80 anni), mise in secondo piano i suoi sogni professionali, anche la propria personalità, per assecondare i disegni di Dio.

LA GUERRA E IL SACERDOZIO
Non ebbe vita facile. Rischiò più volte la morte durante la guerra civile spagnola e, una volta terminato il conflitto, dovette riordinare la propria vita secondo le esigenze dell’espansione apostolica dell’Opus Dei: viaggi frequentissimi in ogni dove della Spagna, ore e ore passate a formare i giovani e a completare i propri studi. Certamente lo spartiacque della sua vita fu l’ordinazione sacerdote sacerdotale ricevuta, dopo tre anni di intensa preparazione, il 25 giugno 1944.

IL RAPPORTO CON WOJTYLA
La testimonianza del suo amore per la Chiesa si può ricordare la sua solidarietà con Paolo VI nelle turbolenze del Postconcilio e l’intensa amicizia con Giovanni Paolo II, che istituì la Prelatura dell’Opus Dei (28 novembre 1982) e che volle rendere omaggio alla sua salma a Villa Tevere (Roma).

BUONO E AFFABILE
«Un gigante nel firmamento celeste», lo definisce monsignor Javier Echevarría, attuale Prelato dell’Opus Dei, nel breve saluto in cui omaggia la platea durante la presentazione del volume. Appassionato l’intervento di don Bayo, autore del libro. «Ho avuto l’opportunità di vivere 24 anni insieme a questo grande uomo, dal 1970 al 1994 – spiega – sapevo che fosse santo, ma non immaginavo che la sua santità fosse così grande. Un uomo di profonda bontà e affabilità, mai una parola di critica e di protesta. Aveva imparato dal Signore a pregare, ad aprire le braccia a tutti con sorriso e comprensione»

I FAVORI GRAZIE ALLA SUA INTERCESSIONE
Anche nei momenti più difficili della sua vita, segnata in anzianità dagli acciacchi fisici, don Alvaro, sottolinea Bayo, «non perdeva mai la sua serenità». «Grazie al suo aiuto e al suo esempio – aggiunge – ci sentivamo sollevati. Aveva un cuore pieno d’amore». Più volte il collaboratore lo chiama «santo». Dopo la sua morte si sono registrati 13mila casi di favori ricevuti grazie alla sua intercessione. Anche Papa Francesco ha parlato di don Alvaro come un esempio da seguire.

UN UOMO SEMPRE SERENO
Il cardinale Francesco Monterisi, arciprete emerito della Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura, ha aperto la presentazione del volume sottolineando l’atteggiamento perenne di calma e fiducia di don Alvaro. «Non si lamentò neppure del dolore per le ferite riportate dopo un’aggressione di anti-clericali», ricorda il cardinale. Quella «serenità», fulcro dell’esistenza di don Alvaro, messa in evidenza anche da Maria Vittoria Marini Clarelli, Soprintendente alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea.

FEDELTA’ E SENSO DEL DOVERE
L’altra dote che segna la vita di don Alvaro, spiega padre Antonio Maria Sicari, scrittore e saggista «è il carisma particolare, secondo cui la sua strada di identificazione con Gesù passava solo vivendo come Escriva». Una fedeltà che non era «sudditanza psicologica», ma «copia viva», dinamica del fondatore dell’Opus Dei. «Fedeltà al Signore, ad Escrivà, al lavoro ma nel segno della leggerezza – aggiunge Emma Fattorini, ordinario di Storia contemporanea all’Università La Sapienza, senatrice della Repubblica – senza mai esibire lamenti», grazie alla sua «immensa forza di volontà», il suo «profondo senso del dovere».  

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