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Una madre di famiglia potrebbe guidare il Pontificio Consiglio per la Famiglia?

Woman cooking dinner in the kitchen

© Riccardo Piccinini/SHUTTERSTOCK

Ary Waldir Ramos Díaz - Aleteia - pubblicato il 18/09/14

Intervista a monsignor Vincenzo Paglia, che propone un ruolo più attivo dei laici nella Chiesa per arrivare a una nuova “primavera della famiglia” senza “clericalismo” e “familiarismo”

Papa Francesco e il gruppo di 9 cardinali che lo assistono nella riforma della Curia stanno considerando seriamente il tema dei laici e della famiglia. Ciò vuol dire che la riflessione abbraccia, tra gli altri aspetti, la questione della donna nella società e nella Chiesa, la gioventù e i movimenti laicali.

In occasione della presentazione di questo martedì in Vaticano dell’Incontro Mondiale delle Famiglie a Philadephia (22-27 settembre 2015), abbiamo parlato con monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, del ruolo dei laici nella Chiesa o nella gestione di un grande organismo della Curia romana.

In che modo la Chiesa cattolica può appoggiare i laici perché abbiano un ruolo attivo nella riflessione attuale sulle sfide della famiglia?
È indispensabile dire alle famiglie di entrare maggiormente nella vita della Chiesa. In questo senso, bisogna dire: i giovani sentano con più audacia il proprio impegno! I genitori non abbandonino il loro ruolo educativo! I genitori non pensino di essere felici con un atteggiamento chiuso! I nonni non vengano messi da parte, ma scoperti nella loro importanza di trasmettere la cultura! Così si potrà parlare di una primavera delle famiglie. Partendo da un nuovo impegno nella Chiesa.

Esistono ostacoli a questo impegno?
Vorrei che le famiglie si liberassero del “familiarismo” e le comunità cristiane del “clericalismo”. Bisogna quindi realizzare un’osmosi. Rendere molto più dinamici gli incontri nelle parrocchie, nelle diocesi, perché i membri delle famiglie siano più aperti al mondo e alla Chiesa.

Qual è il ruolo delle donne?
Dobbiamo aprire gli occhi a un ruolo più attivo delle donne. Spesso il ruolo della donna viene accantonato. Si isola la sua saggezza. Parlo considerando la realtà di vari Paesi. È indubbio che il ruolo della donna debba trovare maggior forza in tutti gli ambiti della vita umana: nella politica, nella Chiesa, nell’amministrazione, nella gestione. È per questo che è indispensabile una rinascita delle famiglie.

La Chiesa cattolica è pronta ad accettare che un padre o una madre di famiglia guidi un dicastero, ad esempio il Pontificio Consiglio per la Famiglia?
È chiaro che ce n’è bisogno. La mia preoccupazione sarà che nel Pontificio Consiglio per la Famiglia ci sia una maggiore presenza di famiglie rispetto a quella che c’è oggi. Non c’è dubbio. Credo che in un dicastero come quello della famiglia sia necessario che i laici abbiano più ruoli direttivi.

Possiamo quindi attenderci qualche nomina?
Certamente, negli incarichi superiori, ma la struttura della Chiesa non è immediatamente applicabile alle strutture sociali ordinarie. Gregorio Magno, Sant’Ambrogio, San Cipriano, quando hanno capito che volevano farli vescovi, sono fuggiti. Tutta questa corsa per essere capi… io darei una decelerazione.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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