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La jihad nell’epoca del reclutamento 2.0

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RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / HO / WELAYAT RAQA" - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS FROM ALTERNATIVE SOURCES, AFP IS NOT RESPONSIBLE FOR ANY DIGITAL ALTERATIONS TO THE PICTURE'S EDITO SYRIA, RAQQA : An image made available by Jihadist media outlet Welayat Raqa on June 30, 2014, allegedly shows a member of the IS (Islamic state) militant group parading in a street in the northern rebel-held Syrian city of Raqa. AFP PHOTO / HO / WELAYAT RAQA === RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / HO / WELAYAT RAQA" - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS FROM ALTERNATIVE SOURCES, AFP IS NOT RESPONSIBLE FOR ANY DIGITAL ALTERATIONS TO THE PICTURE'S EDITORIAL CONTENT, DATE AND LOCATION WHICH CANNOT BE INDEPENDENTLY VERIFIED ===

Aleteia - pubblicato il 18/09/14

Visto che l'organizzazione ha bisogno di combattenti, il coinvolgimento avviene attraverso l'uso dello stile dei videogiochi e si ispira al famoso “Call of Duty”

Agências de Notícias

Gli jihadisti europei usano Internet per presentare la Siria e l’Iraq come paradisi in terra, e mostrano la guerra come un videogioco, un tipo di propaganda che le autorità ritengono preoccupante.

I combattenti, armati di kalashnikov, inviano fotografie in cui appaiono sorridenti, mentre mangiano una pizza e si godono il lusso delle residenze confiscate dallo Stato Islamico.

Le foto mostrano un’immagine idealizzata del jihad, in cui l’ideologia resta relegata in secondo piano.

Questi giovani europei descrivono la propria quotidianità utilizzando i codici della loro generazione, superconnessa nelle reti sociali, e usano la propria lingua madre per reclutare per lo Stato Islamico, “che è qui per sacrificare il suo denaro e i suoi soldati”.

Così diceva il francese Abu Abdallah G., un jihadista passato per il Regno Unito e la Spagna. In Siria, circondato da bambini, diceva di voler aiutare i poveri – un aspetto umanitario che non ha nulla a che vedere con le fotografie di teste decapitate che pubblicava sul suo account di Facebook. Quando è morto, a luglio, sul suo profilo aveva 4.000 amici.

“La radicalizzazione deriva dall’incontro tra un giovane molto sensibile che si interroga sulle ingiustizie e un discorso che lo trasforma nel salvatore dell’umanità. L’indottrinamento inizia in modo quasi sistematico via Internet”, ha spiegato Dunia Buzar, direttrice del Centro di Prevenzione contro le derive settarie collegate all’islam in Francia.

In questo Paese, “due terzi delle persone che si autoradicalizzano attraverso Internet non erano schedati dai servizi di intelligence, e i casi si diffondono rapidamente, coinvolgendo sempre più le donne”, ha spiegato una fonte di polizia.

“L’istruzione religiosa non è più necessaria. È dimostrato da messaggi del tipo ‘non mi importa l’islam, faccio il mio jihad’. I radicali preferiscono vendere lo Stato Islamico come un nuovo paradiso, in cui il denaro circola liberamente”, ha aggiunto un’altra fonte di polizia.

Visto che l’organizzazione ha bisogno di combattenti, il coinvolgimento avviene attraverso l’uso dello stile dei videogiochi e si ispira al famoso “Call of Duty”, moltiplicando i video di combattenti e di esecuzioni sommarie.

Le reti sociali diventano uno strumento di proselitismo che permette di dare consigli pratici per viaggiare senza suscitare sospetti in familiari e autorità.

Il primo contatto fisico della maggior parte degli europei con un jihadista avviene dopo aver passato la frontiera turca con la Siria. Il coinvolgimento virtuale, molto discreto, complica il lavoro dei servizi di intelligence.

L’istituzione in Francia della nuova Direzione generale di Sicurezza Interna ha per obiettivo soprattutto il reclutamento di ingegneri per migliorare l’individuazione in Internet di reclutatori e candidati.

Le grandi reti sociali non vigilano, ma chiudono gli account che non rispettano le condizioni di utilizzo, soprattutto nel caso di incitamento alla violenza. Comincia allora il gioco del gatto e del topo, che consiste nel riaprire l’account con un’altra identità, subendo poi una nuova cancellazione.

Il 24 settembre, una riunione dei vertici del Consiglio di Sicurezza dell’ONU si concentrerà sulla minaccia degli jihadisti stranieri che operano in Siria e in Iraq.

Gli Stati Uniti sperano che l’incontro porti a una risoluzione vincolante che stabilisca un contesto legale per evitare gli arruolamenti.

La Germania si è già dotata di armi giuridiche che proibiscono la comunicazione per testo, immagini o suoni di tutto ciò che è collegato allo Stato islamico, soprattutto nelle reti sociali.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
jihadsocial media
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