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In memoria del Cardinale Van Thuan

© DR
El cardenal Nguyen van thuan
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Un uomo dalla fede adamantina che ha saputo rispondere col sorriso alla persecuzione

di Omar Ebrahime

La Chiesa del XX secolo è stata – parola di San Giovanni Paolo II – in gran parte una Chiesa di martiri: dai regimi nazionalisti al nazismo al comunismo mai come nel Novecento il sangue dei cristiani è stato sparso in modo così massiccio sugli altari dei nuovi idoli pagani. Questo dato di fatto tanto incontrovertibile quanto politicamente scorretto – fino a ieri noto ai soli storici di professione – comincia finalmente a essere diffuso a livello popolare. Nei giorni in cui di martiri si torna a parlare anche sui grandi mezzi di comunicazione laici per la barbarie islamista, si corre però il rischio di dimenticare che sono esistiti anche dei ‘martiri viventi’, dei cristiani – cioè – che sono stati a un passo dalla morte più atroce, fin quasi a guardarla in faccia, e ciononostante sono riusciti miracolosamente a salvarsi, uscendo dall’esperienza terrificante della più dura delle persecuzioni, con una fede adamantina.

Tra questi, il Cardinale vietnamita François Xavier Nguyen Van Thuân (1928-2002), di cui attualmente è in corso il processo di beatificazione, merita senz’altro una menzione speciale: pastore instancabile, autentico missionario della gioia evangelica, amico e collaboratore di due Pontefici, il porporato che passò tredici anni della sua vita in carcere (di cui nove in completo isolamento) colpevole di professare senza compromessi la sua fede, vittima del regime comunista, vanta un primato piuttosto raro. Si tratta infatti di uno dei rarissimi casi di persone non canonizzate che vengono indicate al popolo di Dio quali modelli di fede in discorsi o scritti pubblici di più Pontefici (così Giovanni Paolo II in Alzatevi, andiamo! – mentre Van Thuân era ancora in vita – e ugualmente Benedetto XVI in Spe Salvi). Il 16 settembre ricorre il dodicesimo anniversario della sua morte. Ne parliamo con l’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi, che è stato suo collaboratore in Vaticano, presso il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, per diversi anni.

La prima cosa che colpisce, quando si guarda dall’esterno alla vita sofferta di questo Servo di Dio, è la sua incredibile serenità. Nelle foto e nei filmati lo vediamo sempre sereno, continuamente allegro, comunicatore di una gioia contagiosa. A nessuno verrebbe mai in mente di pensare che quella stessa persona ha dovuto sopportare il dolore straziante di vedere assassinati i parenti più stretti della sua famiglia, come lo zio Ngo Dinh Diem (presidente del Vietnam del Sud tra il 1955 e il 1963), o passare una parte consistente della propria vita in carcere. Come è stato possibile?     
Il Cardinale era un uomo di Dio e un Vangelo vivente. Ma, naturalmente, non è nato così: lo è diventato con il tempo. Innanzitutto perché aveva avuto degli esempi di autentica vita cristiana a casa. Quando si parla di ‘Chiesa domestica’ a volte si pensa a cose un po’ strane. Ecco, possiamo dire invece che la casa dei genitori di Van Thuân era una vera Chiesa domestica: si pregava insieme la sera, si leggeva la Bibbia, si affidava la propria giornata a Dio cercando di comprendere e realizzare la sua volontà. Per questo fin da piccolo il Cardinale imparò a leggere la presenza di Dio negli avvenimenti ordinari del quotidiano. Poi c’è anche da dire che ebbe delle figure di sacerdoti e di consacrati, sia in famiglia che in seminario, di notevole livello. Il resto, però, come accade nei Santi, è stata corrispondenza volontaria all’operato della Grazia divina e questo non è mai senza sofferenze.

Nelle nostre comunità si parla spesso della misericordia, a volte giustamente, altre volte un po’ a sproposito, dimenticando che più che una teoria astratta la misericordia cristiana è un atteggiamento da vivere quotidianamente e da trasmettere. A tal proposito viene in mente che il Cardinale poco prima di morire – divorato da un cancro fulminante, ultima tappa della sua Via Crucis terrena – con il sorriso sulle labbra disse “non ho mai cessato di amare tuttiNella mia vitanon ho escluso nessuno dal mio cuore”. Che cosa ci può dire di questo aspetto toccante del Servo di Dio? 

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