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Dichiarazioni sensazionali su un papiro scoperto di recente con il passo evangelico dell’Ultima Cena

© HO / Karen L. King / AFP

Aleteia - pubblicato il 18/09/14

L'obiettivo dell'autore era il ricordo devoto o tenere lontano magicamente il male?

di Monsignor Michael Heintz, Ph.D.

Circa 1.500 anni fa, un cristiano egiziano scrisse su un papiro certi passi del racconto del Vangelo di Matteo relativo all’Ultima Cena e del Salmo 78. La scoperta di questo preziosissimo oggetto, trovato tra le migliaia di papiri ospitati nella John Rylands Library dell’Università di Manchester (Gran Bretagna), è stata riferita di recente ottenendo dai media una pubblicità ben più grande di quella che ci si sarebbe aspettati.

Esistono altri frammenti di questo tipo, e molti di loro sono più antichi. Perché dunque questo sensazionalismo? La risposta si può rinvenire in questo titolo: “Il papiro sull’Ultima Cena potrebbe essere uno dei più antichi amuleti cristiani”.

Roberta Mazza, che ha scoperto questo frammento di papiro, lo ha descritto come “uno dei primi documenti registrati a usare la magia nel contesto cristiano e il primo amuleto mai trovato che si riferisca all’Eucaristia… come la manna dell’Antico Testamento”. Il frammento di papiro era un amuleto magico usato come mezzo primitivo per allontanare il male? Vorrei suggerire una spiegazione storica e ben più plausibile del suo significato e del suo utilizzo, che non riduce la fede e la pratica cristiane al livello di “magia”.

Il libro del Deuteronomio (11,18), supportato da Esodo 13,9-16, riferisce il comando divino al Popolo di Israele: “Porrete dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e le terrete come un pendaglio tra gli occhi”. I passi della Torah, la Legge – nella fattispecie lo Shemà, la preghiera più profonda dell’ebraismo e una confessione di fede nel Signore –, erano collocati in piccole scatole, poi note come tefillin, e poste sulla fronte e sul braccio. Alcuni ebrei osservanti le usano ancora oggi. Non sono ritenute un “amuleto”. Servono, come dichiara chiaramente il testo biblico, come promemoria tangibile della fedeltà al Signore, della risposta alla sua Parola.

Dai battibecchi che coinvolgono lo gnosticismo nel II e nel III secolo alle controversie iconoclaste nel VII e nell’VIII, i cristiani hanno speso molta energia alle prese con l’ordine materiale creato. Lungi dal rifiutare il mondo materiale come il prodotto dell’abuso o dell’incompetenza di una divinità minore, come un regno oscuro in cui l’anima (spesso associata alla “luce”) era intrappolata e anelava alla libertà, i cristiani hanno riconosciuto l’ordine creato come fondamentalmente buono, anche se danneggiato dal peccato e dal male provocati dalla ribellione contro Dio. Il cristianesimo è nato in un mondo dominato dal fatalismo. Forse il motivo principale del fascino evangelico in un mondo di questo tipo è il fatto che offriva una storia di liberazione dagli anonimi poteri cosmici che sembravano appostarsi minacciosamente nell’ombra. La pratica cristiana di “benedire” oggetti e persone, derivata dall’ebraismo, era assai collegata alla convinzione che Gesù, Dio, aveva strappato la creazione alla sua forza inesorabile solipsistica verso la distruzione e aveva iniziato a guarire e a ripristinare il cosmo nel suo obiettivo originale nel progetto divino. “Benedire” qualcosa era reclamarlo per l’obiettivo per il quale era stato creato nel progetto divino, in cui tutte le cose – materiali e spirituali – lodano in qualche modo il loro unico Creatore.

I cristiani benedicevano ogni tipo di oggetti, e alcuni di questi sono arrivati ad avere un ruolo o un obiettivo speciale, indici nella vita quotidiana della vita e dell’amore di Dio offerti loro in Gesù. Molto dopo sono diventati noti come “sacramentali”, con il nome che indica la libertà inerente al cristianesimo: le cose create possono e devono diventare trasparenti e rivelare il loro Creatore, il Dio il cui amore e la cui misericordia Gesù ha reso noti in modo definitivo.

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vangelo
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