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Libano: un’oasi sicura per i Cristiani d’Oriente (e le altre minoranze religiose)?

MAHMUD HAMS / AFP

<span style="font-family:arial, sans, sans-serif;font-size:13px;">Plight of Christians in Middle East</span>

Francesco Nicoli - pubblicato il 17/09/14

Un esodo di massa dei cristiani di Siria e Iraq è tuttora in corso: popolazioni sempre più estese hanno lasciato le proprie case nei due paesi per rifugiarsi in Libano, in Giordania, in Turchia e nei territori controllati dalle milizie Curde. Libano e Giordania in particolare rappresentano, ad oggi, oasi di rifugio per le popolazioni perseguitate, mentre il Medio Oriente, nel suo complesso, vive una grande guerra di religione- qualcosa di simile a quelle che l’Europa visse tra il 1530 e il 1648. L’Esperienza Europea della guerra Cattolico-luterana prima (conclusasi con la Pace di Augusta nel 1555) e della Guerra dei Trent’Anni poi – la più sanguinosa guerra di religione che la storia scritta ricordi, conclusasi nel 1648 – costituisce un punto indelebile della nostra coscienza collettiva occidentale e può fornire lezioni importanti sull’attuale tragedia mediorientale. Nell’Europa del diciassettesimo secolo, come nel Medio Oriente attuale, coalizioni di stati e principati, unite in parte da comunanza religiosa e in parte da interessi allineati, si sono scontrati trasformando l’Europa centrale dalla Francia ai confini dell’Ucraina occidentale in un interminabile campo di battaglia.

I conflitti religiosi e la loro soluzione
La Guerra Cattolico-Luterana conclusasi nel 1555, a causa della sua sostanziale (sebbene non esclusiva) matrice religiosa chiese un altissimo tributo alle popolazioni civili degli stati coinvolti. Di matrice simile, sebbene dagli effetti ben più devastanti e comunque comparabili, in termini relativi, a quello delle guerre mondiali del novecento, fu la Guerra dei Trent’anni. Il Medio Oriente è ancora lontano da uno sterminio di queste proporzioni ma rischia di avvicinarvisi. La lezione (o meglio, le lezioni) che fornite dalla risoluzione della Guerra dei Trent’Anni costituiscono quindi un patrimonio impagabile su cui le elites mediorientali dovrebbero costruire quando decideranno di far tacere le armi, fermare i giochi incrociati di proxy-wars e alleanze e costruire una pace duratura. Potrebbe richiedere anni ovviamente: molti dei principali attori nelle vicende mediorientali hanno mantenuto, negli ultimi tre anni, un basso profilo, qualora intervenendo direttamente (come gli Emirati Arabi Uniti in Libia a inizio agosto) ma generalmente scegliendo questo o quel gruppo fondamentalista di riferimento da inondare con petroldollari per portare avanti la lotta armata per proprio conto. Alcuni di questi stati, come l’Arabia Saudita (principale finanziatore dell’ISIS fino a qualche semestre fa) e il Qatar (padrino del Fronte Al-Nusra in Siria) temono ora di veder perso il controllo di questi strumenti e di vedere quindi lo spettro della guerra religiosa bussare ai confini nazionali. Un tale scenario, sebbene non imminente, non è comunque improbabile.

Riorganizzare il Medio Oriente
Come riorganizzare il Medio Oriente una volta che le armi avranno smesso di tuonare? È in questo campo che la lezione delle guerre religiose Europee può essere vitale. L’Europa risolse i propri conflitti religiosi (e solo quelli) attraverso il rafforzamento dello Stato Nazione. La Pace d’Augusta, firmata nel 1555 e la Pace di Westfalia, firmata nel 1648, diedero progressivamente il via al sistema moderno di Stati Nazionali – da cui il nome “Sistema Westfaliano”. A discapito di quanto alcuni sembrano credere, né la pace d’Augusta né la creazione del sistema Westfaliano rappresentano, di per sé, la fine del ruolo dell’identità religiosa come componente strutturale del conflitto politico – sebbene ne rappresentino, in qualche modo, la precondizione.

Tre criter
i costituiscono l’architrave risolutorio delle guerre religiose e della Guerra dei Trent’Anni. In primo luogo, la convocazione, in entrambi i casi, di una grande conferenza di pace cui presero parte tutti gli stati e le entità coinvolte nel conflitto. Nel caso Westfaliano le conferenze di pace durarono circa 7 mesi e videro la partecipazione, oltre che dei grandi potentati Europei, anche delle città stato tedesche e delle provincie dei Paesi Bassi. Ancor più che la pace d’Augusta, La pace di Westfalia, fu la prima di una serie di grandi conferenze Europee convocate per evitare i conflitti e in seguito, più spesso, per porvi termine.

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Tags:
pace medio orientepersecuzione cristiani
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