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Francia, atti di cristianofobia: impegno del Governo, ma…

© Marie ACCOMIATO/CIRIC

Giuseppe Rusconi - Rossoporpora - pubblicato il 16/09/14

E’ un gran bell’esempio per tutti gli altri Paesi”. La sentenza del 10 settembre può costituire un incitamento a compiere altri atti del genere: in ogni caso sarebbe un precedente incoraggiante per ogni sorta di fanatici, uno stimolo potente per la nota lobby a moltiplicare gli atti di irrisione del cattolicesimo. Tra le reazioni citiamo quella del sindacato francese dei lavoratori cristiani, che giudica “incomprensibile la condanna di tre sorveglianti della Cattedrale di Parigi da parte del tribunale correzionale”, poiché “tali salariati, nell’esercizio delle loro funzioni e conformemente al loro contratto di lavoro, sono stati costretti ad intervenire dentro un edificio religioso per porre termine a un happening selvaggio, violento, grossolano e insultante per i credenti”.

Ma in altri casi…
Non può non far pensare il fatto che ben diverso è stato il trattamento riservato dalla giustizia transalpina e dalla maggioranza parlamentare agli oppositori della legge del mariage pour tous, imposta al popolo francese ignorandone il parere contrario e le continue manifestazioni imponenti di piazza. Un breve elenco.

Primo. Alcuni studenti universitari (membri del gruppo “Hommen”, creato come parodia delle “Femen”) perturbano brevemente nel giugno 2013 la finale di tennis del Roland Garros (due fumogeni tenuti in mano e subito spenti, alcuni cartelli che chiedevano le dimissioni di Hollande e rivendicavano il diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre): annullato per vizi giuridici il processo del luglio seguente, il 24 giugno di quest’anno il pubblico ministero ha chiesto per quattro di loro pene di 12 mesi con la condizionale e, per uno, anche sei mesi di reclusione, fondandosi soprattutto sulla considerazione che il fumogeno è un’arma (ma allora i bastoni delle “Femen”?). Sentenza il prossimo 23 settembre.

Secondo. Il 23 aprile 2013, durante la discussione finale della legge sul ‘mariage pour tous’, il presidente dell’Assemblea nazionale Claude Bartolone, individuato tra il pubblico delle tribune di Palazzo Borbone un piccolo cartello con la scritta “Referendum”, colto da un accesso d’ira ordina: “Cacciate i nemici della democrazia! Fuori i nemici della Repubblica! Non c’è posto per i nemici della democrazia!”.

Terzo. All’inizio di aprile del 2013 Franck Talleu, direttore di scuola cattolica parigina, si incontra con la famiglia ed alcuni amici nei giardini del Lussemburgo. Indossa la maglietta con il logo della Manif pour tous, papà, mamma, figlio, figlia. Un solerte gendarme gli ordina di toglierla. Al suo rifiuto Talleu viene portato in commissariato, interrogato per un’ora e accusato… di quale atto nefando? Dapprima lo si imputa di “porto di una tenuta contraria ai buoni costumi”, poi – accorgendosi che tale motivazione avrebbe potuto suonare troppo grottesca anche per i più fanatici fautori del ‘mariage pour tous’ – il capoposto l’ha corretta in “organizzazione di una manifestazione ludica senza autorizzazione”. E’ seguita un’ammenda di alcune centinaia di euro.

Quarto. Casi come quelli di Talleu ce ne sono stati altri. nell’aprile 2013 nei giardini del Lussemburgo
, non lontani dal Senato. Una studentessa che stava facendo jogging e portava la maglietta con il logo è stata accusata del fatto (secondo gli zelanti ‘tutori’ dell’ordine pubblico) che “disturbava la tranquillità dei passanti portando ostentatamente elementi relativi a una manifestazione vietata”. Interrogatorio, controllo dell’identità e multa anche per un giovane industriale con la stessa maglietta. Pure un controllore di gestione è incappato nella solerzia di un gendarme: essendosi rifiutato di togliersi la maglietta con il logo e avendo gridato “Hollande, non vogliamo la tua legge!” è stato accusato di “disturbo della quiete pubblica con grida e vociferazioni”. E se avessi urlato “Hollande, la tua legge passerà”? ha chiesto il malcapitato al gendarme. La candida risposta: “Non avresti avuto nessun problema!”. Ci fermiamo nell’elenco, poiché la ‘candida risposta’ è tale da far comprendere tutto o quasi anche a un marziano atterrato magari nel mezzo del Jardin du Luxembourg

E il 5 ottobre la ‘Manif pour tous’ torna in piazza, dopo la nomina di Najat Vallaud-Belkacem a ministro dell’Educazione nazionale
Intanto il 5 ottobre la Manif pour tous tornerà in piazza, stimolando il dibattito pubblico – oltre che sulla questione della famiglia – su argomenti come l’utero in affitto (“La persona non è una merce”), la fecondazione artificiale e l’educazione scolastica. Attualissimo quest’ultimo, anche per la ‘promozione’ nel secondo governo Valls (26 agosto scorso) di Najat Vallaud-Belkacem da ministro dei Diritti delle donne, della città, della gioventù e degli sport a ministro dell’Educazione nazionale, dell’insegnamento superiore e della ricerca. Insieme con la Guardasigilli Christiane Taubira (legge sul mariage pour tous), la quasi trentasettenne politica socialista è la bestia nera degli oppositori della rivoluzione antropologica inaugurata dalla presidenza Hollande. Non a caso la sua nomina del 26 agosto è stata definita da Ludovine de la Rochère (presidente della Manif pour tous) come “una provocazione per un gran numero di francesi” e da decine di migliaia di militanti come il segno di “una guerra contro la famiglia” e una “vittoria per la lobby LGBT” in un settore così importante come l’educazione nazionale. Per Laurent Wauquiez (già ministro incaricato      degli Affari europei, poi dell’Insegnamento superiore e della ricerca tra il 2010 e il 2012) Najat è “un’ultras dell’ideologia del gender”; per un altro ex-ministro, Christine Boutin(presidente onorario del partito democristiano) “è un’ideologa e la provocazione è intollerabile”, per il mensile cattolico conservatore ‘Valeurs actuelles’ è “un’ayatollah”.Di lei si evidenzia anche come sia stata all’origine della diffusione dell’ Abcd de l’égalité, strumento fondamentale della nota lobby perché attraverso la scuola si rivoluzioni la mentalità in materia di famiglia e identità della persona. L’ Abcd , di fronte alla forza inaspettata delle proteste di molti genitori e insegnanti (che si sono tradotte anche nelle giornate di ‘ritiro dalla scuola’ per decine di migliaia di studenti), è stato momentaneamente accantonato a giugno 2014 da Benoit Hamon, predecessore di Najat Vallaud-Belkacem e sostituito però con un corso obbligatorio sull’argomento per il personale insegnante.

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cristiani perseguitaticristianofobiafrancia
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