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È necessario pronunciare per intero la Professione di fede?

Novena.it - pubblicato il 16/09/14


Notiamo la chiara affermazione del nostro coinvolgimento nella vicenda umana e divina di Gesù. Le citazioni non finirebbero mai… terminiamo con la citazione di un simbolo battesimale che secondo la testimonianza di Eusebio di Cesarea, circolava in Oriente alla vigilia del concilio di Nicea ed è facile vedervi la base del futuro simbolo conciliare: «Noi crediamo in un solo Signore, Gesù Cristo, la Parola di Dio, Dio da Dio, luce da luce, vita da vita, Figlio unigenito, primogenito di tutta la creazione, generato prima di tutti i secoli dal padre, per mezzo di lui tutto fu fatto, si incarnò per la nostra salvezza e fu insieme agli uomini e patì e risuscitò il terzo giorno, e salì al padre e verrà di nuovo in gloria a giudicare i vivi e i morti». (DzS 40)

Il concilio niceno si inserisce in un cammino che nasce con il cristianesimo stesso e che tende a proclamare e interpretare Gesù di Nazareth e la sua vita. Semplificando molto possiamo così riassumere la vicenda teologica che porterà a Nicea e Costantinopoli. Si sviluppano nel cristianesimo primitivo varie tendenze, mentalità, strade con molte sfumature che nascono essenzialmente dall’usare schemi filosofico-religiosi precedenti al cristianesimo stesso. Semplificando un quadro molto complesso, possiamo cosi riassumerlo: coloro che ritengono Gesù di Nazareth un uomo scelto, eletto da Dio Padre e costituito Signore e Messia, ma sempre un uomo anche se del tutto eccezionale: è l’adozionismo. L’altra tendenza è quella che vede nel nazareno un essere divino, ma non Dio come il Padre, che scende nella carne umana per essere mediatore fra Dio e l’uomo: è il subordinazionismo. Per Nicea, sia l’adozionismo, sia il subordinazionismo sono strade impercorribili, vie senza uscita; Gesù di Nazareth non è un semplice inviato di Dio, nè un essere divino di natura diversa da quella del Padre.

Certamente i termini usati da Nicea («della stessa sostanza…») appartengono alla filosofia greca e sembrano culturalmente datati. Sarebbe possibile comporre una nuova confessione di fede in termini più moderni… certamente sì, e non mancano tentativi in merito, purché si parta dall’insegnamento di Nicea, ad di là delle sue storiche espressioni, secondo un principio teologico fondamentale così espresso dal Catechismo della Chiesa Cattolica: «Noi non crediamo in alcune formule, ma nella realtà che esse esprimono e che la fede ci permette di toccare: l’atto di fede del credente non si ferma all’enunciato, ma raggiunge la realtà enunciata. Tuttavia noi accostiamo questa realtà con l’aiuto delle formulazioni della fede. Esse ci permettono di esprimere la fede, di celebrarla in comunità, di assimilarla e di viverla sempre più intensamente».

Dopo Nicea-Costantinopoli, la discussione si prolungherà sulla divinità e umanità di Gesù e sul loro intimo rapporto: la parola passerà al concilio di Efeso (431) e di Calcedonia (451). Non devono meravigliare queste discussioni che conoscono pagine sublimi e pagine assai discutibili intrecciate nelle passioni umane: il cristianesimo è incarnazione, è ridire in parole umane la grande Parola di Dio.

In questo cammino vi sono dei punti chiave, di assoluto riferimento, dopo la Sacra Scrittura e a lei soggetti (Dei Verbum 10): Nicea è il primo di questi. La Fede dei trecentodiciotto Padri (il numero approssimativo-simbolico dei padri conciliari) è il punto di riferimento di tutti gli altri concili e questo costituisce un metodo teologico: si parte dalla Parola di Dio, letta dalla Tradizione e si va avanti e allora dottrina e pastorale diventano inseparabili.

È qui il punto fondamentale dell’uso di professare la fede con le parole di Nicea-Constantinopoli: inserirsi, nel momento più alto della vita della Chiesa, l’eucarestia, nella grande tradizione della Chiesa. Queste parole sono condivise anche da tutta la Chiesa Ortodossa e dalle grandi Confessioni Protestanti (Anglicani, Luterani, Calvinisti ecc..) ed è bello pensare che tutti questi cristiani esprimano con le stesse parole la fede «in un solo Signore Gesù Cristo… Dio vero da Dio vero… che si è incarnato nel seno della vergine Maria…»

Un’ultima osservazione: non mancano, anche all’interno della comunità cristiana, coloro che ritengono Gesù come un grande uomo, un maestro, un martire, un profeta… ma solo un uomo… e non mancano anche coloro che ritengono Gesù un dio minore, una specie di angelo, un ambasciatore che ovviamente non può avere la stessa dignità di colui che rappresenta… Allora non è fuori luogo proclamare la fede nel Dio Uno e Trino con le parole della grande tradizione della Chiesa condivise da tutti i credenti in Cristo.

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fedeparola di dio
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