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Cosa ho capito dopo due esperienze d’amore fallite

© Alexey Fursov/SHUTTERSTOCK
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L'intimità non è andare a cena o al cinema ma confrontarsi sulla propria fede

Quesito

Caro padre Angelo,
Le scrivo questo mail per ringraziarla della sua precedente risposta e raccontarle la mia esperienza e cambiamento, sperando che sia utile, nel caso pubblicasse la mia mail, alle persone che come me si sono trovate o si trovano nel vicolo cieco di una vita sessuale vissuta in maniera sbagliata. Non saprei da che parte iniziare, ma una cosa è certa….quanto è bravo il demonio a farci pensare che quello che si vive nei rapporti fuori dal matrimonio, sia vero e concreto! Non c’è peggiore menzogna, come sperimentato sulla mia pelle.

Ho avuto il primo fidanzato a 17 anni e con lui sono rimasta fino a questa primavera – ho 21 anni -, con una frequentazione della vita cattolica più di comodo che di fede, fiera della mia vita e intesa sessuale con l’uomo che pensavo avrei sposato. Subito dopo di lui, completamente disorientata dalla rottura, ho ripreso a frequentare la parrocchia dove ho trovato l’unico appiglio, sono capitata con un altro ragazzo, conosciuto proprio lì, con cui l’unico legame era di natura sessuale… e la mia presunzione mi portava a pensare che non stessimo peccando così gravemente perché ci eravamo conosciuti grazie alla nostra fede!!!   adesso, con la mente lucida e la consapevolezza di stare camminando nella direzione giusta, quella del Signore, riconosco che è stato proprio il sesso a farmi crollare e riconsiderare la mia esistenza.

Quei pochi istanti di piacere, la bellezza di una cosa così intima e profonda ti fanno credere di appartenere totalmente alla persona con cui compi quel gesto, ti fanno credere che quello sia amore vero e che qualsiasi difficoltà possa essere superata, togliendoti la lucidità di riflettere e pensare concretamente a ciò che ti accade intorno, come una droga. Nella società della sessualità, dell’orgasmo femminile come obiettivo primo per le donne "moderne" che vogliono "stare bene" diventa facile pensare che quel piacere possa risolvere i problemi quotidiani perché libera la mente e che l’intesa sessuale sia alla base della coppia. Ma si sa, tutti i nodi vengono al pettine: ad un certo punto i problemi veri vengono a galla e non si possono più nascondere.

E nella castità padre, ho scoperto che sta la vera libertà, specie quando si è una giovane come me: la libertà di decidere autonomamente senza sentirsi legati nell’intimo a qualcun altro (un legame falso e menzognero perché non sancito dalla chiesa!) e crescere nella direzione giusta nella grazia di Dio. Ho capito che nella coppia l’importante di trovarsi momenti da soli non è per andare a cena o al cinema ma per confrontarsi sulla propria fede, pregare insieme e capire ciò che si vuole veramente, cosa si è disposti a fare per l’altro. La ringrazio per avere letto le mie considerazioni alle quali sono arrivata non solo con queste esperienze ma anche  leggendo la sua rubrica perché solo recentemente ho trovato un confessore fisso.
Continui a fare del bene con la sua rubrica!
Grazie,
G.

Risposta del sacerdote
Carissima,

1. Sono contento di pubblicare la tua testimonianza dopo due cocenti disillusioni.
Ma queste disillusioni o fallimenti non sono cosa da poco conto. Feriscono nel più profondo.
In particolare una ragazza, perdendo la verginità, sa di aver perso qualcosa di grande e di prezioso, qualcosa che è il simbolo della purezza del suo affetto, della sua fedeltà – ante litteram – alla persona cui si donerà nel matrimonio.
Sì, al termine di due fallimenti come i tuoi, non puoi non sentirti defraudata.
Non voglio scaricare le colpe solo sui ragazzi. Perché anche tu, come onestamente riconosci, ci hai messo la tua buona parte.

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