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Problemi e novità di questo nuovo anno scolastico

© Public Domain

Città Nuova - pubblicato il 15/09/14

Nella maggior parte delle regioni italiane oggi ricomincia la scuola, tra problemi vecchi, emergenze irrisolte e (qualche) novità. Al di là delle polemiche, di cosa ha bisogno la scuola oggi?

di Patrizia Bertoncello

Nella maggioranza delle regioni italiane oggi torna a suonare la campanella del primo giorno di scuola. Già, la campanella … segno di richiamo per un nuovo inizio. Ma cosa ci si attende da questi prossimi nove mesi? Cosa succederà tra le pareti delle aule ed oltre esse, nei luoghi dove si incrociano le vite dei nostri bambini e ragazzi, delle loro famiglie, dei loro insegnanti ed educatori? Cosa potrà scaturire dalla combinazioni delle mille incognite e attese che gravitano attorno al mondo della scuola italiana?

È un anno scolastico che inizia segnato già dalle sue contraddizioni, divenute “storiche” nel nostro sistema formativo istituzionale, dalle carenze strutturali e dalle fatiche, dagli insuccessi e dalla mancanza di prospettive, che si fanno più acute e dolorose nei contesti più periferici. Edifici scolastici a fortissimo rischio sicurezza, aule e palestre inesistenti, mancanza di fondi e strumenti che rendono impossibile l’utilizzo delle nuove tecnologie e le innovazioni didattiche.
E come non pensare agli universitari, ai “non –investimenti” per il diritto allo studio, o alle migliaia di docenti precari che non riescono più a sperare nelle annunciate assunzioni, perché da troppi anni le loro vite personali e familiari sono “sospese” in attesa di “decreti” risolutivi? Si sono già visti i primi cortei in piazza e si attendono scioperi e proteste. In troppi istituti ancora non sono nominati i docenti necessari per coprire le esigenze di organico, motivo per cui molte cattedre sono ancora scoperte. Queste solo alcune delle zone d’ombra in cui si dipanerà il percorso della scuola di quest’anno e forse quelle di più immediata percezione.

Scriveva in questi giorni Alessandro D’Avenia: “La società della stanchezza. Così un filosofo ha definito il nostro tempo. (…) La stanchezza riguarda a pieno titolo la scuola. Vedo tanta stanchezza in tutte le componenti della relazione educativa: stanchi gli insegnanti, stanchi i genitori, stanchi gli studenti, ancora prima di cominciare. E a chi è stanco non rimane spesso che lamentarsi, recriminare, incolpare, abbandonare la tensione e la tenzone”.
Ma forse il suono d’inizio della campanella di quest’anno può segnare l’aprirsi di nuove prospettive. Che la "Buona Scuola" sia tornata concretamente nell’agenda dell’azione del Governo non è poca cosa, qualunque siano gli esiti del percorso parlamentare che si vuole intraprendere. E la fase di ampia “consultazione” che si è aperta in questi giorni ha riacceso interesse e speranze, ed anche desiderio di mettersi in gioco, di coinvolgersi a ripensare profondamente e collettivamente il sistema di educazione nel nostro Paese.

Tanti i capitoli da riscrivere o da correggere sostanzialmente sull’argomento scuola e formazione, anche perché molto spesso l’attenzione del legislatore e della società contemporanea si ferma a concepire la cultura costruita attorno alle prestazioni. Ma solo ciò che è profondamente e autenticamente umano è capace di rinnovare i sistemi, non la tecnologia. E questo è tanto più vero a scuola, dove tutto è generato da un intreccio di relazioni. “Fare scuola” trova il suo senso più vero nei legami, nei rapporti. Sono questi a rendere possibile dialogo, crescita personale e sociale. Sono percorsi e legami da costruire giorno dopo giorno, a partire dalle famiglie, dai docenti tra loro, per arrivare ad ogni studente, singolarmente e nell’insieme dei gruppi classe. E con le finestre e le porte sempre aperte sui territori e le comunità di appartenenza, sul mondo globale.

Cosa deve risvegliare allora il suono della campanella quest’anno? Forse la capacità di uno “sguardo”, uno sguardo nuovo capace di guardare ai bambini e ai ragazzi, in profondità, non solo per appassionare ad una materia o per valutare acquisizione di competenze, ma in modo da suscitare un vero incontro personale all’interno di una relazione educativa ricca e ampia.

C’è un bellissimo quadro di Magritte, “Chiaroveggenza”, icona del vero educatore. Mostra un pittore che osserva un uovo e dipinge un uccello che spicca il volo. Forse le nuove generazioni hanno bisogno di incrociare questo tipo di sguardo. Sguardo in cui si intrecciano i fili e i nodi di un tessuto di relazioni significative e autentiche. Sguardo che generi lo spazio in cui spiccare il volo, per una crescita integrale, a partire dalla libertà di prendere in mano la propria vita come un dono e progetto. Ma di essere “guardato” così ha bisogno ora anche il sistema scuola nel suo insieme, uno sguardo che sia collettivo e che ponga in essere tutte le sinergie di crescita possibili, perché il nostro Paese abbia futuro.

Qui l’originale

Tags:
educazionescuola
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