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La donna nel parto: icona della vita cristiana

Sean-Dreillinger

Catherine Ruth Pakaluk - pubblicato il 12/09/14

Ovviamente niente di tutto ciò è un accidente della nostra epoca. I primi cristiani si distinguevano fin dall’inizio per il fatto di rifiutare l’aborto e l’esposizione dei bambini, e questo in un’epoca in cui ogni gravidanza comportava un rischio reale di morte materna. Non eravamo ancora immunizzati contro i suoi pericoli, ma la Chiesa delle origini promuoveva un’amore di fertilità profondamente contrario alle culture prevalenti all’epoca.

La Chiesa la pensa ancora così: onora la gravidanza con tutte le sue difficoltà di fronte a una cultura che ostacola e dispone della gravidanza come nessun’altra nella storia umana. Loda perfino come esempi di virtù eroiche quelle donne (Santa Gianna Molla e altre) che ci mostrano come amare la maternità più della vita stessa. In questa prospettiva, possiamo vedere il punto fermo nella storia della Chiesa: “non si può avere un’adeguata ermeneutica dell’uomo, ossia di ciò che è ‘umano’, senza un adeguato ricorso a ciò che è ‘femminile’” (Mulieris Dignitatem, 22).

Il destino della Chiesa, e il destino dell’umanità, dipende dalla dignità accordata alle donne.

Catherine Ruth Pakalukè assistente di Economia presso l’Ave Maria University, Faculty Research Fellow presso lo Stein Center for Social Research e Senior Fellow in Economia presso l’Austin Institute for the Study of Family and Culture. La sua ricerca si concentra sui settori della demografia, del genere, degli studi sulla famiglia e dell’economia dell’educazione e della religione. Lavora anche sull’interpretazione e la storia del pensiero sociale cattolico. Ha conseguito un dottorato in Economia presso l’Università di Harvard (2010). Vive ad Ave Maria, in Florida, con il marito Michael e i loro sette figli.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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donnematernitàparto
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