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Iraq: cristiani imprigionati e processati dalle corti islamiche

AP

Erebmedioriente - pubblicato il 11/09/14

Due possibilità di scelta: conversione o espulsione dal territorio dello Stato islamico

di Simone Cantarini

I terroristi dello Stato islamico cacciano altri cristiani dalla provincia di Ninive per essersi rifiutati di abbandonare il cristianesimo. Secondo un comunicato dell’arcidiocesi di Kirkuk, 14 cristiani caldei residenti a Baghdida nella piana di Ninive sono giunti nella città la sera del 9 settembre chiedendo ospitalità in cattedrale. Gli sfollati hanno raccontato di essere stati prigionieri dell’Is per 36 giorni. In seguito al loro continuo rifiuto di convertirsi una corte islamica ha confiscato tutti i loro beni e costringendoli a lasciare il villaggio.

Secondo fonti locali gli uomini dello Stato islamico stanno cercando di scacciare tutti i cristiani dalla zona del nord dell’Iraq. La sharia vieta in teoria l’uccisione di cristiani ed ebrei. Per poter convivere con i membri della umma musulmana i cristiani devono convertirsi o pagare la jizia, la tassa per gli infedeli, che nel caso dello Stato islamico ammonta a circa 250 dollari al mese. Chi rifiuta entrambe le opzioni deve abbandonare l’area controllata dagli estremisti per avere salva la vita.

Nour Suleiman, un giovane di 24 anni originario di Qaraqosh racconta di essere stato prigioniero per 12 giorni dai terroristi dello Stato islamico. Per il giovane questa è una tattica degli islamisti per terrorizzare i cristiani e costringerli alla conversione all’Islam. “Due giorni dopo il rilascio – afferma Suleiman – mi hanno ricatturato e condotto insieme ad altri cristiani davanti a una corta islamica che ci ha dato due possibilità di scelta: conversione o espulsione dal territorio dello Stato islamico”.

Tags:
cristiani perseguitati in iraqiraq
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