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“Per sempre” è l’affare della vita

© Sabrina Fusco / ALETEIA
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Una storia d’amore funziona se si benedicono i momenti di difficoltà

C’era una volta in una landa verdeggiante una splendida e dolce fanciulla in attesa del Principe Azzurro dal profilo greco, del topico bacio del vero amore e del tradizionale vissero per sempre felici e contenti, possibilmente in questo esatto ordine, con un appassionato bacio da sveglia e con un enorme castello lussuoso come coronamento del giuramento. Per quanto siano fantasiosi i fratelli Grimm, è innegabile che Chi ha scritto la Realtà lo ha fatto in un modo decisamente più creativo e originale, un Autore che quando ha pensato la landa verdeggiante l’ha fatta immersa nell’odore del letame della bassa bresciana, quando ha impastato la principessa le ha messo gli occhiali con le lenti spesse e la paranoia facile, al Principe Azzurro ha dato un naso decisamente “importante” e un’insana passione per il calcio e tra il bacio del vero amore e il vissero per sempre felici e contenti ha inserito un percorso ad ostacoli con tanto di pertiche, cavalline e salti il lungo senza materasso.

A prima vista io, giovane principessa sovra descritta, potrei avere qualcosa da recriminare al famoso Autore di questa storia ma è pur vero che il mio Principe non porta quelle orrende calzamaglie e io non devo cantare con la faccia da ebete ad ogni piè sospinto, circondata da animali rumorosi e poco igienici. Non solo, posso dire con assoluta convinzione che tra tutte le fiabe non ce n’è una che possa eguagliare, anche solo per metà, la Bellezza e la pienezza di una reale storia d’amore, intrisa di quotidianità e concretezza, di occasioni e di piccole Grazie inaspettate che sorprendono per la loro tempestività (chiamatele, se volete, Dioincidenze) e danno il coraggio di sperare nel lieto fine, che è sempre comunque un nuovo inizio. Se è pur vero che la nostra infanzia è stata nutrita da favole troppo semplicisticamente eterne, è altrettanto vero che durante l’adolescenza abbiamo respirato a pieni polmoni l’aria schiettamente viziosa dei disinibiti telefilm americani, veri e propri guru virtuali che inneggiano all’amore libero, alla collezione irrefrenabile di partner, alle relazioni brevi ma intense che rappresentano in ogni caso un’esperienza.

– Breve parentesi: io non riesco a capire come la generazione che ci precede sia così accanitamente propugnatrice di esperienze, come se il fatto di accumulare indistintamente e senza criterio dei gesti, anche discutibili, o semplicemente stupidi, dia la possibilità al giovane di maturare. Non credo, infatti, che i miei nonni, che hanno visto poco più della loro provincia e hanno avuto un solo fidanzato, poi diventato l’unico coniuge, siano dei trogloditi ingenui e immaturi perché poveri di esperienze. Chiusa parentesi-

A causa di tali visioni distorte dell’amore ci siamo un po’ disabituati a parlare dell’amore eterno, eterno davvero e non solo finché dura, perché si crede che il “per sempre” sia una storia antiquata, adatta ai secoli bui del medio Evo, frutto del maschilismo patriarcale dominante che assoggettava le mogli e troppo limitante o repressiva per le donne emancipate del XXI secolo. Io sono piuttosto giovane ma se dovessi scegliere a quale immagine associare la didascalia “amore eterno” di certo penserei a quella con mio nonno, uomo tutto d’un pezzo con una robusta corazza di virilità che dovrebbe impedirgli di cedere al sentimento, che a settantanove anni si commuove mentre gli racconto di come il mio fidanzato mi abbia chiesto di sposarlo. Con gli occhi che hanno visto quasi un secolo, luminosi di lacrime e che forse in quell’istante stanno guardando un ricordo che è solo suo, mi racconta di quando anche lui si è inginocchiato davanti a mia nonna, chiedendole di diventare sua moglie, facendo “l’affare della sua vita”.

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